“Divieto di apatia in un mondo bisognoso di amore” (Pentecoste, Anno B)

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Fonte: “maranatha blogspot”

 

DOMENICA DI PENTECOSTE – B

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27; 16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

DIVIETO DI APATIA IN UN MONDO BISOGNOSO DI AMORE. Oggi è il giorno della Pentecoste, come per la Pasqua, l’Ascensione, si ricorda un momento della vita di Gesù con i suoi discepoli, della vita della Chiesa, quindi anche nostro, di noi credenti del 3° millennio.

Ma è Pentecoste anche per chi non ha molta fede, o meglio non ha avuto il dono e l’occasione di approfondirla, e non si sente Chiesa. Per parlare di Pentecoste uso una scena. Immaginiamo che sia sera, dopo aver trascorso una giornata con la persona che ami, aver sentito il suo profumo, condiviso le sue parole, essersi aperti il cuore, coccolati. A sera ci si divide, e mentre uno dei due torna a casa si attende con ansia l’sms dell’altro, che dia un commento alle emozioni del giorno, che dica una parola di conforto, di slancio per andare avanti. Arriva ed il cuore si sente sollevato.

La stessa sensazione forse avevano i discepoli di Gesù. Erano stati con Lui, l’avevano amato, avevano imparato a mangiare con Lui, camminare con Lui, piangere con Lui, abbracciarsi a Lui, discutere animatamente con Lui e con altri. . . ed ora gli manca, hanno bisogno di una parola di forza. Ricordiamo un gruppo di uomini, giovani e adulti (gli apostoli) che erano riuniti un po’ impauriti, svuotati…incapaci ormai di credere all’amore e forse ancor più incapaci di correre a donarlo e raccontarlo a qualcun altro.

Avevano vissuto l’esperienza più forte dell’Amore, era stati dietro il Maestro dell’Amore, dietro Gesù vivendo momenti emozionanti ed ora … tutto finito! Attendevamo segni. Ed ecco Lui,e tutto cambia, la loro disperazione, divenuta preghiera ha portato frutto, Cristo ha ascoltato ed ora è li, con il Suo Spirito. Perché? Forse il Cristo, aveva intuito la loro apatia, e così non poteva andare. Il mondo aveva bisogno di fuoco e di vento, di novità, di amore in azione, non di paure e ritardi. E noi cosa cerchiamo, cosa attendiamo, a quali doni aspiriamo? Dobbiamo ammettere che spesso pur essendo giovani, forti e atletici non siamo più capaci di correre, di dire che esiste l’ Amore. Orami delusioni e colpi bassi ci hanno fatto ritirato nel guscio come le tartarughe e ci fanno accontentare di vivere ( o sopravvivere) momenti si surrogato di amore fatti di piccoli flert e momenti di passione. Ci accontentiamo di amare gli amici solo uacendo insieme o di fare la carità con qualche ora di volontariato proposta a scuola. Piccole cose che ci gratificano e che non ci fanno uscire troppo da guscio. E’ vita questa? E’ un dono una vita cosi? Una vita per essere un dono di amore deve ricevere un dono di amore, l’amore è come una catena si riceve e si da. Una vita che deve esser antidoto all’apatia.

Quanti cuori pieni di apatia si aggirano per le nostre strade, o sulle pagine di facebook. Facciamo azioni ripetitive, pubblichiamo link e scriviamo frasi, creiamo contatti per reagire ad un apatia, quasi per non sentirci totalmente estraniati ed inutili. Cerchiamo fuori di noi qualcosa che già è in noi. È in noi la forza per decidere da soli cosa fare della mia vita. Per trovarla, per ritrovarla e riaccenderla occorre volerne una relazione, che si può instaurare solamente nel silenzio, nella ricerca di Lui come risposta ai mie dubbi, nella consapevolezza che Lui è la medicina alle mie ferite, che Lui è l’amore che può riaccendere in me la voglia di amare, di parlare e ascoltare accogliendo la storia di chi hai di fronte.

Lo Spirito si presenta sotto forma di vento e di fuoco, due immagini bellissime. Il vento: che spazza via, porta, conduce nel suo cammino terra, pollini, animaletti piccoli. Spesso porta vita, smuove le cose impossibili facendo crollare anche le grandi costruzioni di noi uomini. Che porta fecondità e smuove le cose immobili, apre respiri e orizzonti e ti fa pensare in grande. Mentre tu sei impegnato a trac¬ciare i confini di casa tua, lui spalanca finestre, dilata lo sguardo. Lo Spirito di Cristo ci spalanca le porte del cuore, a darci una mossa, uscire dal guscio, prender coraggio, prendere in mano l’esistenza.

Il fuoco: è bellissima come immagine. Il fuoco di Cristo ci accende, o riaccende ciò che la vita ci ha spento. Spesso nasciamo accesi, da bambini siamo accesi, ma le situazioni della vita di spengono. La potenza dello Spirito di Cristo ci spinge a rialzarci. Come sperimentare questo fuoco, questo vento, questa passione? Nella preghiera, nella comunità, nell’incontro personale con Cristo, giorno per giorno, nella Sua Parola, nel confronto con gli altri nella comunità cristiana, parrocchia, associazione che sia. Lo Spirito di Pentecoste si è manifestato ad un gruppo insieme che pregava, evitiamo personalismi, chiese e credenze personali. La Comunità ci garantisce la comunione, il sostegno, il camminare non da soli verso la metà dell’Amore, con alti e bassi, ma insieme. Le ali del nostro cuore siano inondate del vento dello Spirito per volare felici e sereni.

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