“Siamo comunità di Amore o comunità di provocazioni?” (5a di Pasqua/C – Gv 13, 31-35)

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Gesù ci da il “co-mandamento” dell’Amore. Non è un imporre, ma un “mandarci insieme”. Non un Amore di utopia, di favole e fiori, ma un Amore che ha il sapore del sangue, quello della Croce. Non deve spaventare. Dice che “ci riconosceranno dall’Amore”. Cosa si osserva oggi dalle nostre comunità, dalle nostre città? Amore o provocazioni? Interesse reciproco o giudizio reciproco? Impegno per il bene o menefreghismo? Rispetto e dolcezza per la fragilità altrui o solo uso per renderla pettegolezzo? Ne abbiamo di strada da fare. Una via per amare è sentirsi amati nella propria fragilità, ma per farlo dobbiamo ammettere davanti a Dio ciò e chiedere la sua carezza di amore in noi.

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,31-33a.34-35.
Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.  Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.  Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.  Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.  Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

RIFLESSIONE

Un testo del Vangelo molto breve ma che porta in se due riflessioni profonde su due parole/temi che ricorrono in questo testo: gloria e amore. Dice che Gesù glorificherà il Padre ed il Padre glorificherà Gesù. Ma cosa significa? Cosa è questa gloria? Gesù è morto per amore, per dimostrare a noi uomini quanto ci ama e per farci capire come si ama. Nel morire sulla Croce Egli si è spogliato del suo essere Dio, ma ci è apparso in tutta la sua umanità, anzi si è spogliato anche della dignità umana, gli è stata calpestata. Lo ha fatto per amore, per esserci vicino quando la nostra dignità è calpestata. Ora, perchè ha fatto tutto ciò per amore, necessita di “gloria”, cioè che il Padre, che Lui e il Padre, si facciano comprendere nuovamente l’uno con l’altro cosa sono, si prensentano nella loro grandezza divina. Questo perchè? Perchè noi necessitiamo di avere dinanzi Dio, di avere dinanzi Gesù come Dio forte. Si lo abbiamo vistro sulla Croce, il Suo Amore ci ha riempiti, il suo essere debole  e sofferente accanto a noi ci ha riempito…ma vogliamo il Dio, perchè abbiamo bisogno dell’ancora in cui gettare la nostra fragilità, a cui aggrapparci. Se non fosse Dio, se non splendesse di gloria, non avrebbe da insegnarci un amore vero, forte, possibile oltre la nostra fragilità umana. Senza la gloria non potrebbe dirci la seconda parte di questo Vangelo:l’Amore.

Ci da il “comandamento” dell’Amore. Mi piace pensare che non sia solo una derivazione del verbo “comandare”, ma sia un “co-mandare”, cioè non un imporci qualcosa, ma chiederci di fare qualcosa insieme, di “mandarci insieme”. A fare cosa? Ad amarci. Non di un amore che è utopico, di poesie e fiorillini, ma sempre di quell’Amore vero, duro, reale, profondo, che costa, lo stesso che ha vissuto lui sulla Croce. Dice che “ci riconosceranno dall’Amore”. Si, è il nostro segno distintivo di cristiani. Alcuni autori latini dei primi secoli lo scrivevano, dicevano che i gruppi dei cristiani erano differenti dagli altri proprio dalla loro grande capacità di amarsi. Ed oggi cosa lasciamo capire? Nelle nostre comunità cristiane, oppure nelle nostre città dove molti ci diciamo cristiani cosa traspare? Un clima di amore o un clima di provocazione continua? L’amore è al servizio dell’altro, lotta per far si che l’altro sia valorizzato, si rimbocca le maniche per lavorare con l’altro certi che il lavoro prezioso di entrambi unito sarà bello. L’amore consola, non giudica, sta accanto all’errore dell’altro prendendosene cura, riparando, sollevando. L’amore è capace di schierarsi, di alzare la voce, non per opprimere, ma per dar voce a chi non può urlare, non può difendersi. Invece viviamo molto di più in un clima di provocazione continua, dove ci accusiamo sempre, di continuo giudichiamo, sentendoci in dovere di reprimere la vita altrui, dove non rispettiamo norme di senso civico, dove la sofferenza ed il disagio dell’altro non diventa luogo in cui dare amore, ma motivo di pettegolezzo e critica. L’impegno per una città diventa invece menefreghismo totale.

Ne abbiamo di strada da fare per amarci, per sentirci “co-mandati” a fare ciò. E’ possibile cambiare. Per amare cosi dobbiamo lasciarci amare nel cuore da Dio, sentire il Suo Amore che si abbassa sulla nostra fragilità che davanti a Lui dobbiamo riconoscere. Questo passaggio di umiltà ci aprirà all’Amore maturo e profondo.

 

 

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