“Io rudere posso diventare una casa di pace e bellezza per altri” – 6a di Pasqua/C (Gv 14, 23-29)

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Spesso guardando alla nostra vita siamo come dei ruderi, rovine senza pace su cui non vale la pena investire per restaurare. Eppure Gesù dice che se “osserviamo la Sua Parola” Egli ci trasformerà in sua casa. Noi rovine diventiamo casa di Dio? Si, per essere anche luce per altri. La condizione? Osservare la Parola. Non è essere ligi a regole o cose morali, fare o non fare qualcosa. Osservare la Parola è custodirla in se, accettare che essa è l’Unica Bellezza, l’Unica Parola Viva, di Amore, sulla mia fragilità. Il resto viene di conseguenza. Cosi diventerò io casa di Dio e diventerò pace vera che è armonia in me e fuori di me.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,23-29.
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.  Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.  Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.  Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».  Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.  Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.  Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

RIFLESSIONE

Molto spesso se guardiamo intorno alla nostra vita, o se ne facciamo un bilancio dal passato, essa appare solamente con un vecchio rudere su cui forse non vale più la pena investire per restauri, meglio abbattere. Ci definiamo cosi spesso, come dei ruderi, come delle vecchie rovine…dove la parola e la dinamica “pace” è totalmente sparita. Eppure il Vangelo di oggi parla di “una bella dimora” e di “pace”.

Gesù dice “vi lascio la pace…non come quella del mondo”. Il concetto di pace non l’abbiamo svilito a sola assenza di guerra, ad assenza di problemi, pace da proclamare, fatta diventare un comizio, una bandiera. Mi ha lasciato sempre pensare come in alcuni eventi pacifisti, in cui si proclama la pace, ci sia gente che fa uso di alcool e sostanze stupefacenti. Una pace predicata, difesa, ma non in pace con se stesso, con il proprio corpo, con la propria armonia. La pace di cui parla il Vangelo è la vecchia e cara “Shalom” ebraica o quella che i greci chiamavano “eu zen”. E’ una pace che unifica non frammenta, è una dimensione non tanto di pace quanto di pacificazione. Una pace completa. Una pacificazione che parte dall’essere in armonia con me stesso, con il mio corpo, la mia storia, il mio essere, con chi mi circonda, le situazioni. E’ questa la pace che Gesù vuole restaurare in noi. Per Lui, che ci ama, siamo dei ruderi su cui ancora investire. Dice che se noi osserveremo la Sua Parola Egli verrà e prenderà dimora in noi, cioè abiterà in noi. In sostanza noi, proprio noi, con le rovine e ruderi della nostra vita possiamo diventare casa di Dio. Cioè noi diventiamo bellezza e luce per altri. Questo è un “miracolo”, un dono che solo Lui può fare. Qui è la pace: Egli mi abita perchè io diventi, a partire dai miei ruderi, luce per altri, Egli mi fa fare pace con il mio essere, con la mia storia, il mio passato, perchè da quelle ferite grondi speranza. Don Tonino Bello diceva che le ferite dei chiodi della Passione di Gesù erano le feritoie, le finestre strette, da cui poteva grondare la speranza per il mondo. La condizione è che io “osservo la Sua Parola”. Non è una questione esteriore, non è una questione morale, non facciamo questo errore. Osservare la Parola non è essere perfettini, non commettere questo o quel peccato, essere ligi a chissà quale regola. Osservare la Parola è custodirla dentro di se, accettando nel proprio intimo personale che quella è l’Unica Parola vera, viva, l’ultima Parola di speranza sul mio essere, l’Unica Luce, è dare importanza a quella Parola nonostante la mia fragilità. Quella Parola prenderà la mia fragilità e la trasforma in casa bella a cui altri poter attingere. Spesso lo viviamo, quando più siamo sommersi dalla sofferenza più qualcuno ci dice che siamo esempio. Lo viviamo, dobbiamo prenderne consapevolezza, accettare con umiltà e stupore che questa è opera di Dio in noi.

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