Ma un cristiano come deve votare?

urna-per-le-elezioni-comunaliE’ tempo di elezioni amministrative in molti Comuni e spesso, come in altri momenti, mi chiedo con quale criterio si va a votare. Qualcuno che forse starà leggendo mi darà subito dell’ingenuo, come dire “non lo sai?”….qualcun altro mi dirà che ora sto per fare la solita lettura disfattista della politica. Cosi chiarisco subito due idee: so bene cosa successe e per questo sono inquieto; io amo la politica.

Premetto anche che non voglio fare un intervento di carattere filosofico, riflessioni speculative, ma soffermarmi su atteggiamenti concreti.

Le domande un pò inquiete che mi porto dentro, a cui cerco di trovare risposta, sono due: come fa il cristiano a scegliere chi votare e come può capire chi lo sta usando?

La mia vuol essere una riflessione libera (nel mio Comune non si vota) e vissuta (un anno fa l’ho vissuta da candidato).

Vorrei non essere lungo, lanciare solo qualche riflessioni, sperando di farmi comprendere al meglio. Credo sia scontato dire che non esista più (ed è un bene) un partito cristiano/cattolico, quindi il cristiano si trova in una jungla da osservare e valutare. La domanda sorge immediata: quali li strumenti per valutare? Quale il mezzo di misura? La risposta forse viene altrettanto spontanea: Il Vangelo! Ma nel rispondere cosi forse abbiamo scoperto l’acqua calda. Che significa che il Vangelo diventa mezzo di misura per capire un programma politico o un programma elettorale? Rispondo innanzitutto precisando una cosa: non esistono programmi politici ed elettorali. Sicuramente qualcuno non sarà d’accordo, ma guardandosi un po’ alle spalle, guardandosi intorno, la storia e la realtà fanno da maestre. I programmi politici ed elettorali sono solo un contenitore inutile di parole, spesso di copia ed incolla (alcune volte testuali altre volte concettuali) tritando insieme frasi ad effetto, bisogni immediati del popolo e progetti irrealizzabili.

Quindi il Vangelo può aiutarci a capire che non si misura tanto il programma elettorale, il partito forse, quando le persone che fanno le idee, che vanno ad occupare dei posti. La società siamo noi, essa è la somma delle nostre idee e cosi lo è anche la politica. Se essa è sporca e per molti è un tabu da cui scappare lo è perchè ci sono le persone che la rendono tale, che con le loro idee ed i modi di fare hanno sporcato quella che era la più nobile delle arti.

Quindi il voto da dare alla persona (inserito in un contesto di partito e di idee) va dato guardando essa chi è, il suo impegno pregresso. Il Vangelo ci illumina dicendo che occorre andare verso il Bene Comune da costruire nella Società attraverso la Giustizia Sociale, la Partecipazione Sociale di tutti, il progresso di tutti, la possibilità di dare strumenti per lo sviluppo di tutti. La questione si fa morale, cioè qui si tira fuori chi sei, occorre giocare a carte scoperte. La passione al Bene Comune, alla Giustizia Sociale, alla Partecipazione Sociale non si improvvisa nel momento in cui decidi di candidarti, ma fa parte di te del tuo passato, della tua storia, del tuo essere, della tua formazione. L’aver deciso di candidarsi è solo un passaggio, un dire in quel momento “questo mio modo di essere, questa mia passione, questa mia formazione, che già vivo per gli altri, ora la rendo istituzionale”. Allora per votare occorre valutare  la persona, con il suo essere passato, il suo impegno, il suo modo di stare nella storia, nella città, da protagonista e non da spettatore, da propositore, da combattente, da uno che non sta in panchina, da uno che non sta nascosto solo per capire tutto ma da chi mette la faccia possibilmente sporcandosi le mani.

Illuminante in merito è la Dottrina Sociale della Chiesa ai numeri 240-241. Parla di responsabilità morale dei politici:

” Coloro che hanno responsabilità politiche non devono dimenticare o sottovalutare la dimensione morale della rappresentanza, che consiste nell’impegno di condividere le sorti del popolo e nel cercare la soluzione dei problemi sociali. In questa prospettiva, autorità responsabile significa anche autorità esercitata mediante il ricorso alle virtù che favoriscono la pratica del potere con spirito di servizio (pazienza, modestia, moderazione, carità, sforzo di condivisione); un’autorità esercitata da persone in grado di assumere autenticamente come finalità del proprio operare il bene comune e non il prestigio o l’acquisizione di vantaggi personali. Tra le deformazioni del sistema democratico, la corruzione politica è una delle più gravi, perché tradisce al tempo stesso i principi della morale e le norme della giustizia sociale”

Ci sono parole forti come virtù che si declinato in pazienza, modestia, moderazione, sforzo di condivisione. Sono i segni particolari della carta di identità di un buon politico e non in campagna elettorale, ma sempre, di chi vive di questo stile.

Dicevamo che non esistono in realtà programmi politici da presentare perchè essi si costruiscono con il popolo, non usando frasi ad effetto sui bisogni del popolo, ma ascoltando con pazienza con grande sforzo di condivisione. Papa Francesco dice che i preti devono “puzzare di gregge”. Nello stesso tempo c’è da stare alla larga dai politici che non “puzzano di popolo”, che non “puzzano di strada”. Politici abituati a dirsi i problemi sono nelle stanze dei partiti rischiano di generare soluzioni o pseudo-soluzioni a tavolino che metteranno in atto solo logiche di tornaconto e forse fumo negli occhi al popolo con qualche altra frase (o delibera)  ad effetto.

I partiti non sono più luogo di formazione e discussione, luogo di incontro del popolo da cui poi sorgono menti capaci di avere il coraggio di fare un passo in più. I partiti sono sempre più oggi “stanze chiuse”. La Politica (uso la P) è della polis che aveva come punto nevralgico l’Agorà, quella piazza dove tutti si inconravano, dove si vivevano gli affari, alla luce del sole. Se i partiti (che devono formare politici) non sono più agorà ma cabine di regia allora la perdita è in partenza.

Ma di cosa stavamo parlando? Ah si, di come devono fare i cristiani a capire chi votare.

Appunto non si tratta tanto di capire, di valutare, quando oserei dire di scovare e rischiare. Scovare quelle persone che non fanno politica, ma sono politica, cioè il loro essere è intriso di “bene pubblico” e di rischiare, cioè dare fiducia, mettersi in gioco con esse.

Troppo spesso come cattolici ci siamo detti che i criteri per scegliere un buon politico fosse il suo avere a cuori i famosi valori non negoziabili. Un’idea troppo generica che può dire tutto e non può dire nulla. Senza nulla togliere al valore della vita, della famiglia, dell’essere umano, ma chiediamoci se bastano le idee o occorre capacità di stare nella storia con passione, determinazione?

Ovviamente pare supefluo sottolinearlo, ma per eccesso di zelo non lo evito, che il voto non può essere dato per clientelismo, per amicizia, per scambio di favore, ben che meno di denaro. Occorre ammetterlo, con onestà intellettuale, che molti cadono in tranelli simili, costruiti in quelle cabine di regia che sono i partiti di cui prima parlavamo. Fumo negli occhi e nulla più. Si tratta di prostituire il nostro futuro, di soddisfare bisogni immediati ma senza futuro. Prima parlavo di slogan ad effetto che sfruttano i bisogni umani nei programmi politici. Dare un voto per clientelismo, per aver ottenuto qualcosa o peggio ancora per una promessa è frutto di ciò.

Facendo ancora un altro passo di onestà intelletuale siamo anche ipocriti, perchè condanniamo sempre politici ed altri di fare scambi, raccomandazioni, favoritismi, ma poi se questi possono toccare a noi allora ben venga. Pura ipocrisia su cui sarà impossibile costruire una buona politica.

Siamo noi cristiani, noi per primi, a dover combattere ciò, a dover mettere con le spalle al muro politici e candidati e richiedere che si discuta di progettalità, di condivisione di buone pratiche da attuare, di partecipazione sociale, di protagonisto di vari soggetti del territorio. Siamo noi cristiani che dobbiamo allontanarci e prendere le distanze da chi mette in circolo logiche di dipendenze e clientelismo, di parole trite e ritrite ed avere il coraggio di sostenere chi non fa della politica non un mestiere ma una passione.

Un’ultima riflessione. Ma esiste una spiritualità del voto? Si, esiste, dobbiamo farla esistere. Occorre avere il coraggio come cristiani di pregare lo Spirito perchè Egli ci apra gli occhi e il cuore per scorgere e scrutare. Ma dobbiamo anche pregare, come ci ricorda la Parola, l’Apostolo Paolo, per coloro che ci goveranano e per coloro che si accingono a farlo. Non sono da noi delegati, ma sono inviati. Delegati potrebbe signifare che li mandiamo li e ci tiriamo indietro. Inviati indica che noi ne siamo sempre responsabili.

Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.” (1 Tm 2 , 1-4)

 

dott. Massimiliano Arena

 

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