“CHE VALE PER TE QUESTO GESU’? – Lc 9, 18-24 (12ma Tempo Ordinario/C)

domande

Ma chi è questo Gesù per noi? E’ la domanda che deve animare sempre il cristiano…colui che è in ricerca. Diceva uno scrittore, Bruno Forte, “il credente è un ateo che ogni giorno cerca una nuova motivazione per credere”. E’ una idea per me? Allora la fede crollerà in mezzo ad altre idee. E’ un giudice? Allora sarò rigido con me ed altri. E’ presenza di Amore? Allora sarò Amore. E’ solo una brava persona che ha detto cose belle? Allora dirò cose belle ma forse senza eco sociale. Rispondendo al “chi è Gesù per me?” dico che cristiano sono.

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 9,18-24)
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: “Chi sono io secondo la gente?”. Essi risposero: “Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”. Pietro, prendendo la parola, rispose: “Il Cristo di Dio”. Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. “Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”. E a tutti diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà”.

RIFLESSIONE VIDEO

RIFLESSIONE SCRITTA

In periodo di esami e verifiche scolastiche ci mancava solo Gesù a fare domande difficili, a mettere una certa ansia addosso. Ma in fondo, diciamo la verità, alla stragrande maggioranza non può interessar nulla di questo Gesù. Immaginiamo di prendere una telecamera e un microfono e partire per delle interviste per strada, fermiamo un po’ di gente e chiediamo “ Chi è Gesù? Cosa si dice di Lui?”. Oppure fermiamoci un secondo e poniamo a noi questa domanda. Vedremo, anche su noi stessi, che le risposte le cercheremo in quello spazio dimenticato della memoria dove è rimasta qualche traccia di catechismo, giusto per dare una risposta che non ci faccia apparire troppo dissacratori, e che non ci impegni più di tanto.  Ma Gesù stringe la domanda, immaginiamo che sia Lui nel silenzio profondo, in uno spazio personale, intimo tra te e Lui a chiederti “ tesoro mio, chi sono io per te?”. Non lo vuole fare con un sms, tramite chat, ma di persona. Questa è la preghiera, questo momento personale in cui c’è solo la verità, tu e lui e la vostra verità. Cosa risponderesti? Pensiamoci. Le nostre definizioni sono antiche, da catechismo, roba da bambini, roba sentita in giro, magari pure le stesse critiche a Gesù che nonostante le dimostrazioni continuano a fare il giro, i luoghi comuni ignoranti. O magari qualcuna più dotta per qualche libro letto o conferenza ascoltata. Ci manca saperlo definire per bene perché ci manca la relazione con Lui, è troppo fredda, impersonale. Definire chi è Lui per me è dire quanta fede ho, e forse dire quanta fede ho mi aiuterebbe a misurare e valutare quanta capacità di amore, e di sacrificio per amore ho. Ci manca la “ com-prensione”, cioè capirlo “ prendendolo in noi”, accoglierlo cosi come è, con tutta la novità e la rivoluzione di cultura e amore del suo messaggio e della sua vita. un vecchio proverbio cinese diceva che per parlare di una persona devi prima mangiare un quintale di sale insieme, cioè passarci tantissimo tempo. La preghiera, la lettura e l’approfondimento della Bibbia, la celebrazione domenicale, il cammino di domande che ci portiamo dentro e la ricerca di chi ci aiuti a chiarirle in un cammino serio, tutto ciò è il tempo da trascorrere con Lui per conoscerlo Ma qualcuno potrebbe continuare a dire “ a me non mi interessa comunque nulla di questo personaggio”. È li il grande mistero dell’amore, della libertà. Lui ha operato, si è sacrificato per amore anche per coloro che non vogliono saperne di Lui. Questo ci aiuti almeno nel “ com-prenderlo”. Se decidiamo di accogliere Lui capiamo che esige qualcosa : prendere la croce di ogni giorno. Anche qui ci siamo definiti per secoli la religione dei frustrati, coloro che accettano la sofferenza senza reagire, della seria “ ognuno ha le sue croci”. Non era di certo intenzione di Gesù fare un popolo di falliti incapaci di reagire. La croce è scelta, è scelta di amore, è scelta di posizione. Vivere la croce significa vivere per amore donando se stessi agli altri, donando tempo, amore, facendo spazio nel mio cuore agli altri, prendere posizione sulle cose, alzare la voce quanto occorre combattere e difendere la giustizia, perché sia distrutta l’ipocrisia. Lottare perché Lui per me ha lottato per queste cose sulla croce. Allora torna il problema di prima, per fare tutto questo occorre conoscerlo, entrare in relazione intima. Vedendo la sua vita, il suo non restare ai margini, il suo prendere posizione, dire sempre la propria sulle cose, ricevere mille critiche pur di mettere sempre al primo posto la preghiera, l’amore, l’accoglienza e la difesa dei più deboli. Ci occorre silenzio, solo cosi, in questo spazio, con la sua Parola, sulla sua vita possiamo mettere la nostra a confronto, misurare le scelte. È vero si può amare e far tutto questo anche senza fede, sono atti umani, ma spesso sono costretti a svanire, la stanchezza umana incombe. Lui ti garantisce la sua grazia, il suo abbraccio, ti garantisce che amando e lottando per amore scopri quei doni che Lui stesso a messo in te, ti garantisce che non sei solo/a, e quindi sempre forza nuova. Diceva uno scrittore “ prendi la croce, prendi su di te la tua porzione d’amore, altrimenti non vivi. Accetta la porzione di croce che ogni passione porta con sé, altrimenti non ami. Non un invito a patire di più, ma a far fiorire di più la zolla del cuore.” ( Ermes Ronchi)!

“ Chi sono io per te? Come la pensiamo questa vita insieme?”. Oggi è la risposta da dare a Lui. BUONA DOMENICA

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