#12Settembre – “CI SONO PAROLE E PAROLE” – Lc7, 1-10-(Lunedì 24ma T. O) 

Lc 7, 1-10  
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».  Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».  All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.  

RIFLESSIONE 

Ci sono parole e parole, diverse nel loro peso. La nostra esistenza è carica di mille avvenimenti, alcuni più importanti, che lasciano segni profondi, che necessitano di tempo per essere interiorizzati, altri più passeggeri che ci cambiano e lasciano segni nel piccolo. Ciascun momento della nostra vita ha bisogno di parole che codificano ciò che è accaduto. Parole di amici, della persona amata, di esperti. Ma c’è una Parola che ha più valore, che ci aiuta a codificare, tradurre, interpretare tutto lo scorrere della vita. Quella parola che il centurione riconosce unica, proprio lui il più lontano. Unica da dire “di soltanto una parola”… Una vera perché basta. Ha sete di Parola vera, di verità il centurione. Per riconoscere la Parola vera, la verità dobbiamo riconoscerci” subalterni”di Dio, cioè da lui dipendenti perché sue creature amate e non a lui superiori da rivoltare l’ordine delle cose.

di Massimiliano Arena 

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