Lectio Divina (Audio e testo) 29ma Domenica del Tempo Ordinario/C – Lc 18,1-8

lectio-divina.jpgEcco il file audio ed a seguire il testo di una lectio divina sul Vangelo della 29ma Domenica del Tempo Ordinario – Anno C (Luca 18, 1-8) ed a seguire le letture.

 

 

                                      LECTIO DIVINA                                                                                                SUL VANGELO DELLA 29ma DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C

(Lc 18, 1-8; Esodo 17, 8-13; Salmo 121; Tim 3, 14-17.4,1-2)

di Massimiliano Arena


VANGELO

In quel  tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

CONTESTO:

Siamo verso la fine dell’Anno Liturgico, il linguaggio si fa più “apocalittico”, sentiamo parlare di giudici, di sentenze. Cioè non deve mettere paura. L’ultima domenica di Novembre, festa di Cristo Re, successivamente la 1° di Avvento ci faranno riflettere sul tema dell’attesa, sul prepararsi sempre, con grande attenzione alla venuta ultima di Gesù. Il mese di Novembre, da sempre dedicato al tema  della morte e al ricordo dei defunti, rende ancora più concreta questa attenzione “apocalittica”. Non deve spaventare, deve spronarci. Il versetto finale del capitolo precedente (17,19) termina con una implorazione, carica di desiderio e di attesa da parte della chiesa, del credente: “Perché il Signore non viene ancora?” . Senza di Lui siamo come la vedova priva dello Sposo. Invochiamo la Sua Presenza, ne sentiamo la mancanza, vogliamo la sua vicinanza. Il tema principale di questa Domenica è la preghiera. La Preghiera è proprio questo dialogo, questa chiamata, questo desiderio di incontrare lo Sposo che tarda a venire. La preghiera è Passione, è Amore. Questo dovrebbe molto farci riflettere sui nostri modi di pregare spesso “infreddoliti”, sterili, ripetitivi, privi di Amore. Quando una preghiera è priva di Amore poi genera una vita povera di Amore, Misericordia, Accoglienza. Quante volte le nostre Liturgie diventano anche luoghi in cui giudicarci a vicenda, in cui litigare a vicenda? Siamo capaci addirittura di litigare per fare le preghiere, per preparare le Liturgie. Che fine abbiamo fatto fare alla preghiera, alla Passione? Abbiamo spento mi sa questo fuoco sulla terra.

LECTIO:

v.1 : “necessita” (c’è bisogno): Lo stesso verbo è usato da San Paolo quando dice che è necessario annunciare la Morte e Resurrezione di Gesù, che è necessario comunicare la morte e la nuova vita. E’ quindi necessario pregare sempre, per comunicare che con la preghiera andiamo verso il nostro cambiamento, il nostro morire dell’uomo nuovo e andare verso l’uomo vecchio. Se la preghiera non è ciò non è preghiera, solo parole ripetute.

“senza scoraggiarsi” Letteralmente è senza deteriorarsi, senza andare a male. La preghiera è un luogo di Amore meraviglioso , luogo di rinnovamento, essa è soggetta al buio, allo smarrimento perché spesso fa parte dell’amore. Molti Santi hanno vissuto anche lo smarrimento nella preghiera. Non deve far scandalo, anzi la crisi è spesso il luogo migliore del rinnovamento, del cambiamento. La crisi indica che qualcosa non va più bene, non è più come prima. Il male potrebbe essere li a ripiegarsi su se stesso, senza dare allarmi, quasi abituarsi a se stesso, invece l’ansia della crisi ci spinge ad uscire fuori e migliorarsi. La crisi può uccidere, deteriorare, oppure portare al rinnovamento.

  1. 2: La persona peggiore senza dignità e rispetto, senza religione e paura, che giudicava gli altri. Esso l’immagine in contrapposizione alla bontà di Dio. In contrapposizione anche perché per assurdo è più veloce di Dio nella risposta alla “preghiera”

v.3: La vedova una categoria vuota e senza nulla, senza passato ne futuro…senza presente…senza doni. Una donna che nel marito aveva tutto, viene svuotata. La vedova era una categoria sociale particolare. Nell’uomo che sposava la donna portava il suo passato, la sua storia, l’uomo diventava il suo presente..morto l’uomo la donna perdeva passato, presente e futuro. La preghiera della vedova è una preghiera ricca di vuoto interiore. La vedova è simbolo della Chiesa che cerca Cristo, il Suo Sposo.

Essa “giungeva” un’azione che non finisce ancora…è ancora attiva…per noi. Noi oggi, sua Chiesa, membri di questa Sua Chiesa, giungiamo ancora a cercare, chiedere a Lui.

“fammi giustizia verso il mio avversario” è liberami dal male. Una vedova già aveva una situazione disastrata di suo, mancavo solo un avversario a sistemarla e gettarla giù. Era il male dei mali, andava eliminato.

v.4: insistenza della preghiera ed ostilità a pregare. La vedova insiste, continuamente. La preghiera è fatta di insistenza. Dobbiamo aprici a Dio e svuotarli la nostra vita. Dobbiamo recuperare la preghiera come dialogo profondo, come portare a Dio la nostra vita, il tutto che siamo, con tutta la nostra fragilità, le nostre speranze, le nostre paure. Sant’Agostino parlando della preghiera diceva che Dio già conosce bene ciò che dobbiamo dirli, conosce le nostre vicende, potrebbe non aver bisogno del fatto che noi parliamo con Lui, ma il nostro pregare, il nostro portare a Lui la vita, dirle davanti a Lui, ha una valenza psicologica e spirituale necessaria. E’ ricordare a noi che Egli è il centro, che sono il Lui possiamo “riporre il nostro affano” come dice il Salmo. E’ dare un nome alle nostre cose, e spesso dare un nome, il solo raccontarle aiuta a leggerle meglio, liberarsi.

v.5: Il Signore come innamorato vuole essere corteggiato. La preghiera è appunto riversare in Dio noi stessi, è relazione di Amore, è la stessa relazione tra due persone che si amano. Non c’è un’altra categogia o metafora per spiegare la relazione con Dio se non quella dell’Amore, tra due persone che si amano, tra madre e figlio. Una relazione profonda, intima, senza vergogne. Ripensiamo al Cantico dei Cantici.

“ad importunarmi” – Letteralmente a rompermi la testa sotto gli occhi, cioè una lotta che lascia segni. Ricordiamo la lotta di Giacobbe presente in Genesi. Giacobbe lotta con Dio ed insiste e dice sino alla fine “non me andrò finchè non mi avrai benedetto” e riceve la Benedizione da Dio grazie alla sua insistenza. Ma viene ferito, l’Angelo che lotta con lui lo ferisce. L’attesa della preghiera spesso ci ferisce, lascia segni negativi, ma ciò non deve interrompere l’insistenza della preghiera.

  1. 7: Dio non è insensibile a chi grida giorno e notte. Ricordiamo l’Apocalisse dove darà il premio a coloro che hanno vissuto la tribolazione. Ricordiamo le Beatitudini dove “saranno consolati”. Dio non può non ascoltare la vedova, la Sua Vedova che è la Chiesa, che siamo noi.

“Li farà aspettare?” – Dio ha i suoi tempi perché come dice il Salmo “mille anni sono con un giorno ed un giorno come mille anni”. Noi siamo sempre tentati di essere veloci, vogliamo il “tutto e subito”.

  1. 8: “farà loro giustizia prontamente” – Letteralmente è giustizia certa perché non sappiamo il tempo ma sarà certa la giustizia, perché il Dio della Giustizia non può restare ingiusto e lasciare ingiustizie.

“Quando verrà”­ perché è certo che verrà “Troverà mai la fede sulla terra?” – Se la troverà allora verrà subito, se non c’è chiamata ed attesa non verrà. E’ un circolo virtuoso e vizioso insieme. A noi spetta far si che questo fuoco sia acceso, che la preghiera sia profonda, che si traduca in opere vere, che sia preghiera del cuore e non delle parole, della “lettera morta” come diceva San Paolo.

 

PRIMA LETTURA:

Libro dell’Esodo 17,8-13.

 In quei giorni, Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim.
Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio”. Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.

Le mani alzate di Mosè sono simbolo di preghiera. La fede di Mosè diventa punto di forza per tutto il Popolo. Ci dice che la preghiera è potente ma anche che la preghiera non è solo una cosa personale. La preghiera ha un respiro sociale, pubblico, è anche per e con la comunità.

 

 

SECONDA LETTURA:

Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 3,14-17.4,1-2.


Carissimo rimandi saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso
e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina

Gesù fa esegesi  del Padre. Ogni passo della Scrittura è buono ed utile per avviarsi alla fede. È vero che ci sono dei passi più ostili, ma ogni parola è giusta e vera. Dice di insistere, anche nei momenti inopportuni. Noi questo lo abbiamo perso. Noi siamo capaci di “giudicare”, di importunare con la morale…ma non di essere inopportuni con la Parola, che è ben altro. Annunciare sempre, anche quando è inopportuno, è avere il coraggio di essere contro-corrente, di dire la verità sulle cose, schierarsi, denunciare. Le nostre assemblee e catechesi dovrebbero un po’ riempirsi di riflessione sui problemi sociali anche su cui far sentire la nostra voce di cristiani, non per lottare, ma per dire il nostro pensiero, chiaro, lineare. Il vescovo ci ha chiesto di uscire, di essere “Cristiani sulla soglia”. Siamo ancora troppo in trincea, riparati, pronti a sparare ma a coprirci dai colpi.

 

 

 

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