#Avvento #11Dicembre -“CHE COSA CERCHI? SE CERCHI SPERANZA NE DIVIENI MESSAGGERO” – (3a Domenica di Avvento/A)

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Matteo 11, 2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

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Credete che Gesù possa buggerarci?Forse la risposta per alcuni potrebbe esser certamente “sì”, come è stato per quei discepoli inviati da Giovanni, o per il dubbio di Giovanni stesso, e il dubbio di tanti uomini e donne, noi compresi, che nel corso di oltre 2000 anni spesso si sono visti schiacciati dal peso della quotidianità, che oggi si chiama famiglia, crisi, disoccupazione, università riformata sino a non capirci più nulla, diritti calpestati, clientelismo che blocca le macchine di governo, di città e istituzioni, e mafie che si intrufolano ovunque, amori traditi, affetti investiti e persi… e potremmo continuare per ore. Gesù parlava di amore, perdono, lotta pacifica per la pace e la giustizia, parlava di un Dio che ama il popolo, che conosce le storie di ciascuno e, in fondo, non le abbandona, ci salva.

Ma dove era e dove è? I discepoli di Giovanni non vedevano tutto ciò, e non lo vedono tanti di noi oggi. La domanda sembra ovvia: Gesù, ma sei tu o no? Ci prendi in giro?

Gesù non cerca di difendersi con teorie inutili e discorsi vuoti arrampicandosi sugli specchi, come capita spesso anche ad alcuni della Chiesa, o come capita a noi quando deludiamo una persona e non sappiamo giustificarci. Lui mette sul tavolo della discussione i fatti. Cosa aveva fatto sino ad allora?

Non illudiamoci, perché se così fosse non avremmo capito nulla del Cristianesimo. Gesù non è venuto a cambiare la storia come un guerriero, ad eliminare il male con la bacchetta magica. Gesù ha cambiato la storia con la prossimità. Cosa significa? Divenendo uomo, camminando sulle strade degli uomini: accanto.

Qui ricorda di aver ascoltato e guarito, confortato persone. Come? Con la prossimità, con la tenerezza di chi sa mettersi accanto e farsi carico dell’altro.

Guardiamo a noi, alla nostra storia di vita, ai momenti belli e brutti. Quante persone si sono fatte carico di noi, se ne fanno, ci donano la tenerezza e la vicinanza? Quanta prossimità, seppur tra mille errori, ha avuto la Chiesa in 2000 anni nella società? Oggi si parla tanto di solidarietà e sussidiarietà. Ma queste parole chi le ha introdotte? La Chiesa, con le opere assistenziali e di formazione, una Chiesa che non è fatta di preti, vescovi, Papi, ma di uomini che hanno deciso in nome di Dio, del Dio amore fatto prossimo, di farsi prossimi agli altri.

Una domanda nel mio cuore ora sorge spontanea: e noi?

Ci facciamo prossimi per cambiare la storia, la società, il pezzetto di società che ci circonda? Noi che ci diciamo cristiani, siamo i cristiani che il mondo di oggi, gli uomini di oggi, si aspettano? Capaci di donare amore e prossimità?

La società attende novità, capacità di guardare con speranza al mondo e al futuro da noi cristiani. Abbiamo un potere grande, ma spesso i nostri discorsi sono molto disperati!!! Ciò che mancava ai discepoli di Giovanni, e manca a noi, è la capacità di guardare i piccoli semi di Dio nel mondo, i piccoli segni di umanità nuova, baciata dall’amore di Dio, i piccoli segni di amore e tenerezza che ci vengono fatti, le persone che Dio ci pone accanto.

Noi cristiani dovremmo valorizzare i piccoli segni e portare il mondo in una incubatrice di speranza.

Nella prima lettura si sentirà “il deserto fiorirà come un campo fiorirà”. Per far sì che il deserto fiorisca, il deserto del nostro cuore, delle nostre società, dobbiamo aprire il cuore e gli occhi a guardare i piccoli germogli, e valorizzarli.

BUONA DOMENICA!!!

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