#15Gennaio – “IL TENERO AGNELLO CI INSEGNA AD ESSERE FORTI” (2a Domenica del Tempo Ordina

08agnusdeiDal Vangelo secondo Giovanni 1, 29-34

In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

RIFLESSIONE VIDEO

 RIFLESSIONE SCRITTA

Leggendo il testo mi vengono in mente due situazioni di vita, certamente capitate a tutti. La prima è lo star male per qualcosa, avere il magone in gola e al cuore, lacrime, da voler lanciare un urlo liberatorio, di quelli che ti fanno sentire leggero, oppure vorresti attaccare tutti i tuoi mali ad una pietra e gettarla nel fondo del mare. La seconda è quando senti di aver incontrato una persona che emana positività, serenità, che con la sua presenza, le sue parole, ti rassicura, riempie di certezza.

La prima scena ricorda un’usanza degli ebrei: una volta l’anno caricavano di oggetti simboleggianti il male un agnello e poi lo lasciavano nel deserto, come segno dei mali e dei peccati che vanno via. Gesù da Giovanni viene definito tale, con grande responsabilità: “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Ripetuta centinaia di migliaia di volte al giorno in tutto il mondo, la frase non sembra ancora avere grande effetto. Immaginiamo la scena, Giovanni parla di Gesù che deve arrivare, lo aspetta, finalmente lo vede, con tutti coloro che credevano a ciò, ed invece di correre incontro, abbracciarlo e dire “E’ lui Gesù, eccolo”, dice quella frase misteriosa.

Qual è il peccato del mondo che deve togliere?

Il peccato del mondo non è la somma di tutti i peccati che ci sono, dei miei e dei tuoi, ma è il peccato per eccellenza, l’origine degli altri, quello che ci rende schiavi, che non ci permette di esser la meraviglia che siamo. Il male vuole ciò: staccarci da Dio, non farci sentire suoi, perché non emerga la meraviglia che siamo, che abbiamo, liberi di fare ciò che vogliamo. Noi stranamente patiamo un continuo senso di insoddisfazione: come se cercassimo di più. Come avrebbe detto un caro amico pensatore, non ci sentiamo all’altezza di ciò che accade.

Spesso per pigrizia, spesso per abitudine, spesso perché vogliamo esser lunatici e vivere le relazioni, e la relazione con Dio, come diciamo noi, senza tener conto della fedeltà. Andando avanti, leggendo bene, ci accorgiamo di qualche contraddizione. Giovanni prima dice di sapere bene chi è Gesù quando lo vede al Battesimo, e poi dice “io non lo conoscevo”. Perché? Il termine conoscenza nella Bibbia è pari ad un rapporto di amore, indica qualcosa di profondo, un legame di cuore, mente, sentimenti, ragione. Giovanni sa chi è Gesù, ma non lo conosce col cuore, non ha intrecciato la sua vita a quella di Gesù.

È questo l’essere cristiani, esser giovani cristiani, rivoluzionari di una società: intrecciare la mia vita alla meraviglia che è Dio, conoscerlo seriamente in un rapporto di amore fedele e non lunatico, per conoscere in Lui la meraviglia che sono io come uomo. Tutto, intorno, sembra voler sminuire la dignità degli uomini: dalla crisi economica a quella universitaria, da quella occupazionale all’inquinamento, alla mafia. Dio invece vuole esaltare l’uomo e vuole liberarci dai pesi che opprimono. Non è gioco facile, ci chiede impegno, combattimento col male, decisione, cambiamenti radicali di modi di essere e vivere. Chi me lo fa fare? diremmo.

Ma il fine non è solo rispondere a Dio, bensì esser, noi stessi, migliori. Per tutto ciò serve umiltà.

Ecco la seconda immagine, della persona che incontri e ti dà pace. L’agnello indica proprio il massimo della calma, della mansuetudine, dell’umiltà, della tenerezza. Gesù ha questa immagine perché anche noi siamo tali. Come cristiani non ci impegniamo a conoscere davvero Gesù e farci liberare il cuore da Lui, farci impastare del Suo Amore per prender coraggio. Di conseguenza non sappiamo amare con tenerezza gli altri, comunicare amore, fede. Vorremmo spesso imporre la nostra visione. Né tanto meno sappiamo con la nostra presenza liberare il cuore degli altri, anzi spesso l’opprimiamo ancor più.

È tutto un circolo, un meraviglioso circolo del Suo Amore che può passarci accanto e lasciarci indifferenti, o travolgerci e infuocare tutto ciò che viviamo.

BUONA DOMENICA!!!

di Massimiliano Arena

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