#venerdiSanto “LUI GUARDA IL MIO BUIO E LA MIA SOFFERENZA” 


Oggi la Liturgia è molto mesta, si prepara al Grande Silenzio di domani. Unantica riflessione dirà del Sabato Santo che il Re dorme. 

Abbiamo letto nuovamente la Passione, come la scorsa Domenica delle Palme, non per ripetizione sterile, ma per rivederla ancora, con altro autore, per soffermarci ancora una volta.

 Oggi Egli è sulla croce, dopo aver passato una notte insonne, a piangere per la sofferenza che l’attendeva. Sì Gesù è così meravigliosamente umano da piangere come noi, con noi nelle nostre sofferenze, e così meravigliosamente Divino da riempirci il cuore se a Lui affidiamo le nostre povertà e da Lui ci lasciamo indicare. 

Oggi è il giorno in cui nasce l’amore nudo e crudo, privo di ogni sentimentalismo, smielature (che sono sacrosante). Noi usiamo festeggiare a San Valentino lamore, ma oggi sarebbe il giorno più indicato. Quel Gesù sulla croce ha inaugurato lo stile dellamore totale, nudo e crudo, che nella prova, nella fatica quotidiana e spesso estrema, mostra la sua fedeltà. Oggi dobbiamo festeggiare i nostri amori, le nostre relazioni, impegni, responsabilità, a Lui affidarli perché li purifichi rendendoli veri, profondi, sinceri. 

Lui, nella sua relazione di amore con noi ci ha liberato. Come sono le nostre relazioni? Sono liberanti? O spesso contribuiamo più ad appesantire il cuore dell’altro che sollevarlo con la nostra presenza amorosa? Nel silenzio a Lui rispondiamo ed a Lui affidiamo.

La Croce è come una medaglia a due facce: da un lato cè Lui, dallaltra è vuoto, perché cè lo spazio per attaccare le nostre povertà. Saranno lì sulla croce, alle sue spalle, sulle sue spalle ed Egli ci libererà, insegnandoci la via di amore nuda e cruda. 

La Liturgia ci ha detto che Egli è sfigurato, che il suo volto non si riconosce, sembra quasi aver perso dignità. La lettera agli Efesini dice che Gesù spoglio se stesso. 

In quel volto privato di forma ci sono tutti i nostri smarrimenti. Oggi la celebrazione ruota intorno alla Croce, al Crocifisso, lo guardiamo, lo adoriamo, vivremo il momento dellAdorazione della Croce. Li cè tutta la nostra sofferenza. Gesù ama la nostra sofferenza, ci entra dentro. La Liturgia vivrà il momento della Comunione dopo l’Adorazione della Croce per dirci nel momento più alto del dolore Dio si fa comunione con noi, ci è accanto. 

Si prega anche, per tutto, perché nel dolore non puoi dimenticare lAmore, nel dolore devi esser e farti più vicino a tutte le situazioni dei fratelli. Madre Teresa diceva Signore quando ho fame mandami qualcuno da sfamare. 

Oggi affidiamo a Lui sulla Croce ogni nostra fragilità, dolore, mancanza, sfiducia, disperazione, solitudine. Affidiamo ogni nostro silenzio, da oggi sino alla grande Veglia Pasquale si farà silenzio perché Cristo è morto ed in quel sepolcro chiuso sono chiusi i nostri sepolcri. Sentiamo li chiusi con Lui la Sua Tenerezza di Amore, sentiamo avvolti, non è la sconfitta di Dio, ma la pienezza dellAmore. Siamo li con le Sue e le nostre fragilità e sofferenze ad attendere la Resurrezione. 

Dio è morto, ma attende la Resurrezione, resterà morto per chi non vuole più sperare. 

Il tutto si potrebbe sintetizzare con una frase cara al filosofo Nietzsche, oppure al grande Guccini: Dio è morto, anche se il loro approccio, e la spiegazione di tale frase, riprende unaltra visione del problema che deve in ogni caso tirarci in ballo. 

Il Dio è morto del filosofo e del cantante era il Dio ucciso da coloro che si dicono credenti ma sono incapaci di trasmettere un minimo di amore e speranza al mondo, parlando così di un Dio inesistente, oserei dire inutile alla realtà. La domanda che mi pongo è: Noi che Dio trasmettiamo? Labbiamo ucciso anche noi nel profondo del nostro cuore?

Oggi la Chiesa è in Silenzio, grande Silenzio, Dio è nel sepolcro. Immaginate la scena dellepoca, fiumi di uomini avevano lasciato tutto per seguire questo nuovo maestro, aveva promesso vittoria sul male, decantava una forza al di là del mondo. Ora tutti in silenzio, più di rabbia forse che di commozione, Lui era morto. Si sono sentiti presi in giro. 

È lo stesso silenzio di rabbia e smarrimento che proviamo noi nei momenti di buio, di sconforto della nostra vita, quando percepiamo il fallimento, la solitudine, il crollo delle cose o delle persone in cui avevano creduto o investito. Quando una malattia, una sofferenza improvvisa è lì che ti prende e non sai come reagire, come elaborarla. Come quei discepoli davanti al sepolcro chiuso noi spesso restiamo immobili davanti al sepolcro del nostro cuore.

Ma Dio non è morto, la lettura sopra citata dice il Re dorme, in attesa di risvegliarsi nel giorno di Pasqua. Gesù scende nel profondo della fragilità umana, tutta, compresa la morte che è la fine del limite umano, a cui non cè rimedio. È così innamorato di noi che condivide ogni frammento della meravigliosa e fragile umanità. In quel sepolcro ha toccato con mano tutti i nostri sepolcri, i nostri bui. Sono lì. Lui è in quel sepolcro come nel sepolcro del cuore di ciascuno, pronto ad infrangere la pietra che lo tiene bloccato ed uscire è dire IO SONO VIVO   E TI DO LA VITA. 

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