#28Maggio “PIEDI A TERRA E SGUARDO IN ALTRO E LA TUA VITA DIVENTA STORIA DI AMORE” – (Ascensione del Signore/C)

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Dal Vangelo secondo Luca 24, 46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

RIFLESSIONE

Pensiamo a due innamorati , ad momento quasi magico di intimità, fatto di ricordi, dove una frase, una parola, una canzone, un video, una foto, fanno ricordare come è nato l’amore e dove affonda le radici. Oppure di un innamorato che è lontano dalla sua amata, e magari è lì a guardare un ricordo, qualcosa che lo rimanda all’inizio del loro legame. L’amore è fatto di ricordi, di radici, di avvenimenti da ricordare. Lo stesso con Gesù.

2000 anni fa, a quei discepoli chiese di diventare testimoni, cioè di parlare di Lui, agire ed operare come Lui, ad ogni costo. Lo chiede a noi. Ma può parlare solo chi ama, chi ricorda le radici dell’amore. Se vuoi parlare di Dio, operare in nome di Dio, del Vangelo, devi vivere momenti di passione, silenzio con Lui, dove intrecci te stesso con Lui, la tua storia con Lui, avere dei ricordi, momenti, avvenimenti che ti fanno da forza. Non conta che siano piccoli o i grandi, ciò che conta è che la fede sia un amore voluto, cercato e costruito, i tempi e i modi sono nel segreto di ciascuno.

Ma fermiamoci un attimo, oltre la poesia dell’amore c’è, in questo testo, un ansia tra le righe, una paura nascosta, quella dei discepoli che stavano percependo che Gesù sarebbe asceso al cielo, cioè sparito fisicamente dalla loro vista. E come si fa ora? Non c’è più il superGesù che li difende. Un po’ come noi quando diciamo: si Gesù è Gesù, ha ragione, ma come si fa a vivere ciò? Lui non c’è, non lo vediamo, Lui era Dio, noi poveri uomini.

La festa che in questa Domenica la Chiesa celebra, l’Ascensione, ci ricorda proprio la bellezza che c’è in quella partenza di Gesù.

La prima è la fiducia grande che ha in noi uomini. Un vero maestro sa che per far vivere un vero progetto deve fidarsi dei suoi discepoli, affidare loro responsabilità. Questo è il momento, allora come oggi per ciascuno di noi, in cui Dio dà una fiducia estrema ricordando che ha bisogno di me, di te, delle nostre povertà, fragilità, paure per far vibrare di amore e tenerezza le corde del cuore a coloro che incontriamo.

Poi i luoghi. Nel Vangelo Gesù prima dice che gli apostoli “devono restare in città”, dopo li porta “fuori”, e poi tornano in città di nuovo.

È questo il luogo della nostra missione: la nostra città, la nostra vita quotidiana. Quella città, quella storia, piena di ferite, di illegalità, di povertà, ingiustizie, ma piena anche di persone, situazioni che vorrebbero far sentire la voce dell’amore, della speranza, dei talenti di tanti. Dentro e fuori, nel gioco di impegno e di ritiro, in cui sostare alla ricerca di Lui, della sua parola che ci carica.

E poi quella parola “tutto”: andare in tutto il mondo, che nasconde un mistero stupendo. Gesù ci chiede, appunto, una cosa che solo gli innamorati, quelli fedeli, veri, sanno fare: vedere i segni dell’amato in ogni cosa che incontrano. Quando uno ama davvero tutto gli ricorda dell’amato, degli impegni che ha verso l’amato, sia esso persona, progetto, cosa. Con l’Ascensione, e con il dono dello Spirito Santo, Gesù ci dice che ora, nel mondo, dobbiamo esser bravi a scrutare la sua presenza in ogni persona, in ogni avvenimento, in ogni progetto. Lui non c’è più fisicamente, ma è lì, frammentato ed impastato nella storia quotidiana di tutti: cercare il buono e farlo fruttificare, guardare con tenerezza e misericordia al male, per combatterlo attraverso la forza che viene da Lui e puntando le nostre forze valorizzando il bene che vediamo. La nostra fede chiede di avere degli occhi grandi, limpidi, specchio di cuori grandi, dilatati, capaci di accogliere e guardare lontano, sperare, sognare, con i piedi per terra, e la testa in alto, capaci di sporcarci di quotidiano e di guardare a Lui per avere sempre forza.

BUONA DOMENICA DELL’ASCENSIONE.

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