#16luglio “DALLA FEDE DELLE EMOZIONI ALLA FEDE DELLE SCELTE” – (15ma Domenica del Tempo Ordinario A) 

Di Massimiliano Aren

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,1-23. 
In quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. 
Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. 
Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 
E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. 
Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. 
Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. 
Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. 
Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. 
Chi ha orecchi intenda»

 RIFLESSIONE VIDEO 

RIFLESSIONE SCRITTA 

Gesù avrebbe vinto una laurea in Comunicazione “Honoris causa” per la propria capacità di comunicare. Le parabole sono un mezzo straordinario: spiegare la vita attraverso azioni quotidiane della vita. All’epoca la semina era un attività diffusa. Si spiega il senso della Parola di Dio e del suo agire in noi. Se la Parola di Dio è davvero tanto efficace e potente perché non tutti si convertono allo stesso modo? La risposta è nel terreno in cui questo seme cade. Il terreno siamo noi. Dobbiamo innanzitutto chiederci se in noi abbiamo la convinzione che quella Parola sia “umanizzante”, cioè abbia la capacità di dire qualcosa al nostro essere umano, migliorarlo, spiegarci come vivere la vita. 

Poi interrogarci su che terreno siamo. È un percorso dalla fede delle emozioni alla fede delle scelte. 

I terreni su cui la parola di Dio non fa radici ma viene mangiata o le radici non attaccano sono quando basiamo la nostra fede solo sulle emozioni, su cose belle percepite ma non diventa punto per le scelte quotidiane. Il terreno in cui ci sono i rovi è il nostro modo di agire quando la fede entra nelle scelte ma solo fino “al dove mi conviene”, fino a quando non mi chiede di andare oltre e sacrificare qualcosa di me per la scelta di amore della Croce. É una fede apparente, dei buonisti. Poi il terreno buono, quando la fede entra nelle scelte e la scelta della croce, cioè la scelta di amare sempre e comunque 

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