#27Agosto “LA FEDE È QUESTIONE PERSONALE E DI COMUNITÀ” (21ma Domenica del Tempo Ordinario/A)

Di Massimiliano Arena

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-20. 
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 

 RIFLESSIONE VIDEO 

https://youtu.be/J4kK26p0q94
RIFLESSIONE SCRITTA 

All’interno del testo sembrano esserci due discorsi distinti e separati: la nostra fede è percezione di Gesù, ed il fondamento della Chiesa e del ministero del Papa. Ma non sono distinti, anzi farne un discorso distinto è proprio l’errore che poi genera una non fedeltà profonda al Vangelo. 

Gesù chiede la gente cosa dice di sé, poi chiede ai discepoli cosa dicono loro. Ed è proprio questo ciò che deve fare la Chiesa, la comunità dei discepoli, noi comunità. Dobbiamo chiederci cosa dice la gente di Gesù, cosa dice il mondo, ascoltare per poi chiederci cosa diciamo noi, cosa trasmette la comunità, fare ascolto ed annuncio, tra ricerca della verità e verità. La Chiesa, comunità di amore dei discepoli di Cristo, deve condurre l’uomo in queste domande. Dobbiamo anche ascoltare e comprendere chi arriva a Gesù per altre vie che non possiamo condannare, ma accogliere fraternamente.  E cosa ha a che fare con noi? 

Noi siamo Chiesa, siamo portatori di queste domande, ma per rispondere dobbiamo farne una terza a noi stessi: io chi dico che è Gesù per me. Quindi comprendere che importanza e priorità ha in noi, così capiremo gli altri, li sapremo ascoltare e donare e testimoniare la bellezza e l’amore di Dio che abbiamo dentro. 

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