#09Settembre2018 “SIAMO DIVENTATI MUTI DI BELLEZZE E DI SPERANZA” (23ma Tempo Ordinario/B)

A cura di Massimiliano Arena

Marco 7,31-37
Gesù partì di nuovo dalla regione di Tiro e, passando per Sidone, tornò verso il mare di Galilea
attraversando il territorio della Decapoli. Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono
che gli imponesse le mani. Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e
con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire:
«Apriti!» E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene. Gesù ordinò loro di
non parlarne a nessuno; ma più lo vietava loro e più lo divulgavano; ed erano pieni di stupore e dicevano:
«Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare».

RIFLESSIONE
La guarigione di un muto, a cui si apre la bocca e parla bene. Più che sull’essere muti mi soffermerei su
questo parlava bene. Subito lo trasformo in domanda: noi parliamo bene? Non si tratta di saper emettere
suoni giusto e pronunciare alfabeti, anzi quello nell’ottica verso cui vogliamo riflettere non serve a parlare
bene. Parlare bene è dire cose costruttive, che fanno bene all’orecchio, al cuore, di chi ascolta, alla sua
crescita, alla crescita della società. Gesù vuole guarirci dentro, cambiarci dal profondo, farci divenire “
parolieri di amore”, e non è sdolcinatura, ma realtà, vuole metterci dentro una forza nuova capace di
innestare nella società che ci circonda profezia nuova. Il mondo è stanco perché oppresso da parole negative,
da notizie negative. È divenuto muto di speranza, di belle notizie. Occorre la buona notizia. Il Vangelo è
buona notizia che si deve tradurre nelle nostre parole e nel nostro impegno. Gesù, ci dicono le parole
introduttive di questo brano, è sempre in giro per predicare, parlare di buona notizia, di Amore, di Pace,
Giustizia, Regno di Dio. Ma perché si apra la bocca alle parole Gesù invoca Dio, prega, impone le mani
segno dell’invocazione dello Spirito Santo. Se vogliamo parlare bene, tornare a dire parole, ed opere
annesse, belle e positive, la nostra mente ed il nostro cuore devono tornare in tensione verso Dio, aggrapparsi
a Lui nella profonda preghiera. Il risultato? Tutti si stupiscono, lo stupore pervade il mondo. Oggi il mondo è
malato di poco stupore, di incapacità di stupirsi. I figli del Regno di Dio possono e devono essere una
soluzione a questo mondo. Dobbiamo benedire il mondo, cioè dire-bene, dire parole belle, buone, che
producono opere buone. Dobbiamo guarire il nostro mutismo di amore e speranza. La soluzione è in Dio, Lui
ha detto alzati ai paralitici, Lui ha detto vieni fuori a Lazzaro dalla tomba, Lui potrà dire apriti alla nostra
lingua ed alla nostra vita.

In fondo spesso l’essere muti deriva dall’essere sordi. Se non si ascoltano le parole non si sanno ripetere. Come potremmo mai divulgare parole di Speranza, di Amore, di novità nel mondo se non affiniamo l’orecchio ad ascoltarle da Lui che può riempire il cuore e suggerirle?

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