#3Febbraio2019 “CODARDI O PROVOCATORI?” (4a #TempoOrdinario C)

Siamo troppo pieni di pregiudizi spesso da essere incapaci di vedere dove sta il vero bene, specialmente se questo vuole scovare un po’ del male che facciamo. Una sorta di attacco per difesa, nascondendoci dietro falsi pregiudizi.

“cosa può venire di buono da Nazareth” dissero a Gesù… Perché sapevano che quel bene avrebbe fatto crollare il loro male e la loro comodità.

Si perché la maggior parte del male che facciamo non è frutto di scelte consapevoli o cattiveria, ma frutto di superficialità e comodità.

La “corruzione spirituale” ci fa abituare a fare cose negative pensando che siano buone perché le fanno tutti.

Il profeta che non viene accettato va proprio questo.

Cosa ci viene in mente appena pensiamo ad un profeta? Forse subito ci viene qualcuno che predice il futuro, una sorta di cartomante. La definizione sarebbe molto limitata. Nella Bibbia il profeta è colui che sa guardare le cose con la logica di Dio e sa denunciare quelle che non vanno

bene. Vede il futuro nel senso che vede avanti, spera in Dio e spinge gli uomini ad andare verso un futuro migliore. È un provocatore.

E noi? Siamo capaci di essere ciò che dobbiamo essere? Essere provocatori di amore perché siamo fatti di amore come dice la #1Lettura, di un amore rivoluzionario come dice la #2Lettura.

Oppure siamo paurosi codardi che si nascondono e spesso attaccano per difesa?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,21-30.

Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!».
Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria.
Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno;
si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.
Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.
Traduzione liturgica della Bibbia
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