#08Febbraio2019 “BUGIA E VERITÀ IN DUELLO” (Venerdì 4a #TempoOrdinario)

Bugia e verità sono in lotta: questi sono Erode e Giovanni Battista

. Erode è pratico di sotterfugi, di compromessi per giustificare i propri errori. Sa ben giocare le carte per far si che sia sempre pulito in ogni cosa. Giovanni Battista è duro ed essenziale, amante della Verità, perchè amante di Dio. Chi ama Dio ed ama la verità da un nome alle cose, le divide il bene e il male senza paura di nulla. Giovanni fa notare ad Erode che il suo comportamento non è corretto. Erode va su tutte le furie, perchè la verità rende scomoda la bugia, fa male. Occorre coraggio per la verità. Ma Erode conferma il suo essere amante di sotterfugi, si sente toccato nella coscienza ma non agisce. Non solo continua il suo errore ma si lascia invaghire anche della figlia di Erodiade e perde la sua dignità, lascia decidere di se a lei. La stessa non è capace di decidere e si affida alla madre. Nella bugia non si ha personalità e si perde ogni dignità. Erode perchè il suo essere Re e uomo cedendo ai capricci dei suoi vizi, la figlia di Erodiade perchè la possibilità di diventare ricca cedendo ai capricci e paure della madre. Erodiade crede che vedendo morto Giovanni metterà a tacere la sua coscienza. Giovanni in tutto ciò, anche con la vita minacciata resta fedele alla verità. E noi davanti alla nostra vita, nella lotta tra verità e bugia, tra compromessi e capacità di dare un nome al bene e al male, tra capacità di decidere con intelligenza o lasciarsi manipolare…cosa decidiamo? Come ci collochiamo?

Ecco il testo del Vangelo Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,14-29.
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui».
Altri invece dicevano: «E’ Elia»; altri dicevano ancora: «E’ un profeta, come uno dei profeti».
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata.
Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva,
perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista».
Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.
Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa.
La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

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