#17Marzo2020 “NON È PIÙ TEMPO DI INUTILI CONTROVERSIE” (Martedì 3a di Quaresima)

Ogni pagina di vangelo in questo isolamento ed emergenza assume un valore tutto nuovo e forse più concreto che mai.

Quanto sono vere queste parole. Quanti litigi, discussioni in sospeso, problemi nelle relazioni abbiamo lasciato prima di questo blocco di Italia? Forse tanti, che ci riempivano di nervoso le giornate. Ed ora? Tutto è relativo, perché tutto è rallentato e nel tanto tempo che abbiamo per riflettere, nelle privazioni che ci mancano, nell’ansia dell’emergenza, tutto appare in modo diverso. Anzi quasi quasi ci mancano proprio le cose e situazioni più problematiche.

Quanto tempo abbiamo perso molte volte. Tutto questo ci sia una profonda Catechesi che ci faccia tenere i #CuoriSvegli

Leggi qui il testo del vangelo

Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

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