#31Agosto2020 “GESÙ E IL COMIZIO ELETTORALE COPIATO” (Lunedì 22ma Tempo Ordinario)

Quando è tempo di elezioni e si scrivono i programmi si va subito a caccia delle copiature, per accusarsi, cercando di capire l’avversario da dove ha copiato tante belle parole.

Potremmo dire che questo discorso nella sinagoga di Cafarnao è un discorso “elettorale” di Gesù, una sorta di manifesto programmatico della sua Missione. Insieme alle Beatitudini sono il programma essenziale.

Gesù non nasconde di aver copiato, anzi si alza legge da dove copia (Isaia) e poi sconvolge dicendo che solo oggi con Lui tutto questo si avvera. Non solo copia ma si prende beffe di Isaia? No, si sta compiendo qui il miracolo di bellezza e durezza che deve essere la vita di ogni Cristiano e della Chiesa: vivere e pensare in funzione dei più deboli, sapendo però di essere giudicati, non capiti, snobbati, proprio dai più vicini. Fa rabbia, ma è la bellezza e durezza del miracolo della missione di Cristo. Perché miracolo? Perché dopo duemila è qui, circola, fa prodigi, raccoglie cuori disposti a mettersi in gioco, ha rileggere e vivere quel programma e dire “io ci sono oggi, oggi si attua”.

Ecco il testo del Vangelo

Luca 4,16-30 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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