#30Dicembre2020 “DIO SCAMBIA TENEREZZA CON LA NOSTRA FRAGILITA’ ” – (Sesto giorno Ottava di Natale)

A cura di Massimiliano Arena

Oggi ritorna la figura della profetessa Anna, particolare e bella.

Anna è una straniera, categoria già strana per l’epoca, sicuramente accolti ma non di facile accesso alle mansioni del tempio. La sua è una conquista da donna e da straniera riuscire ad essere addetta nel tempio.

Essa poi è orfana (Fanuele di Aser è suo padre) e dopo sette anni di matrimonio è vedova.

Quindi essa è una donna che rappresenta marginalita sociale come straniera, priva di passato di presente e di futuro per la sua condizione di povertà e senza legami e punti di riferimento come orfana e come vedova.

I salmi continuamente ci ricordano, ma anche la stessa Antica Legge, di quanta cura ha per gli orfani e per le vedove e come raccomanda a tutti di usare amore, attenzione, di ergersi a difensori degli orfani e delle vedove.

Per lei, proprio per lei è anche questo annuncio di salvezza. Essa aveva cercato di riempire i vuoti della sua vita, dei suoi apparenti fallimenti e povertà dedicandosi al tempio. Oggi quanto spesso giudichiamo male alcune vite simile, senza comprenderne il dolore.

Alcune vite si dedicato a Dio, passano tempo nei tempi, nelle parrocchie, alcune volte per sfuggire al peso della propria esistenza. Orfani e vedove/i anche se con padri, madri, coniugi ancora in vita, ma morti dentro in relazioni senza senso e senza amore.

E’ vero, il limite tra frustrazione e vero servizio, tra pseudo-appagamento e fede vera è sottile, ma dobbiamo stare attenti a giudicare, perchè Dio cava e cerca il buono ovunque.

Anna attende ed anche lei come Simeone ora loda Dio, ha trovato l’Amore, il suo compimento.

Dio cerca te e la tua fragilità, Dio cerca la fragilità di tutti e vuole riempirci di tenerezza, si presenta come semplice bambino da abbracciare, tenere in braccio. Dio vuole scambiare tenerezza con la nostra fragilità.

Abbiamo parlato tanto di Natale come modo per dare amore e attenzione agli altri. Il primo altro siamo noi, Dio nella profetessa Anna conferma quell’Amore che aveva dato ai pastori ultimi e tenuti ai margini, quello dei Magi lontani fisicamente e mentalmente.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 2,36-40

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Qui il commento video

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