#28Aprile2021 – LUCE E CONDANNA – (Mercoledì 4a di Pasqua)

A cura di Massimiliano Arena

Gesù è venuto a salvare? E per salvare deve anche condannare chi non si vuole salvare?

Questa domanda resta sempre centrale davanti al Vangelo, ed il testo di oggi ci offre qualche spunto di riflessione.

Gesù stesso, pur essendo Dio stesso, punta a riferire ogni cosa di se al Padre. Chi crede in Lui crede nel Padre, chi ascolta Lui ascolta il Padre. Quasi ad annullare la sua presenza, ma esaltare quella del Padre, con profonda verità ed umiltà. Anche se poteva risparmiarsela perchè Lui era già Dio stesso, ma lo fa forse per insegnarci qual’è l’atteggiamento giusto.

Nascondo cosi alcune domande circa il nostro modo di fare. Quando annunciamo agli altri, quando viviamo il nostro essere Comunità ci sentiamo detentori della verità e dell’annuncio o semplici strumenti come lo è stato Gesù stesso? Questo cambia ogni prospettiva perchè ci libera dal peccato e dalla presunzione di giudicare e decidere cosa è bene per gli altri. Annunciare è portare la bella notizia e mai una notizia di giudizio e condanna.

Gesù stesso non si fa condanna, dice chiaramente “io non condanno” chi non ascolta, ma ha chi lo condanna. Siamo noi stessi a condannarci al male, all’infelicità, alla non luce quando decidiamo di non permettere alla Parola di Dio di fare verità in noi.

Quindi non possiamo giudicare, ma solo far sentire ad altri che Dio è Amore, sempre, che non condanna, ma offre sempre e solo verità per tornare alla luce, alla bellezza.

Ecco il testo del Vangelo

Gv 12,44-50

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

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