#05Maggio2021 – RESTARE E TAGLIARE – (Mercoledì 5a di Pasqua)

A cura di Massimiliano Arena

Lo stesso Vangelo di Domenica scorsa, proviamo ad approfondirlo, rileggerlo da altro punto di vista.

Abbiamo parlato ieri di pace da raggiungere in una multidimensionalità tra Dio-me, me con me stesso, me – altri.

Tutto inizia dalla relazione Dio- me, poichè è Lui che lascia la Pace, essa è un Suo dono.

E’ lo stesso Vangelo di Domenica scorsa, ci parla della vite ed i tralci, approfondiamo due verbi: rimanere e potare.

Rimanere nel suo Amore. Che significa? E’ la capacità di abbandonarsi totalmente in Lui quando la vita diventa cosi dura da non mostrare piena pace, poichè stiamo subendo del male, perchè forse lo abbiamo causato, perchè forse abbiamo preso piena coscienza di fallimenti nostri ed altri, perchè ciò che pensavamo di aver raggiunto è crollato.

Senti di non avere più punti fermi, stabili. Che bello sentire questo verbo come carezza: rimani in me, nel mio Amore. Si Cristo lo pronuncia proprio quando tutto sembra perso, quando ci sono quei momenti che noi chiamiamo crisi.

Lui pronuncia con Amore il “rimani in me”.

Ma entra in gioco il secondo verbo, il potare. Per restare e superare la crisi c’è bisogno di potare. La potatura è un’azione particolare, è un taglio finalizzato alla vita. Una sorta di morte finalizzata alla vita. E’ tagliare, recidere, far morire, per far nascere ancora.

Allora Gesù col Suo Amore vuole curarci, ma per farlo dobbiamo riflettere, interrogarci e capire cosa tagliare, cosa mandare via, per operare rinascita. Nessuna crisi si supera senza tagli veri.

Ecco il testo del vangelo

Gv 15, 1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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