#27Maggio2021 – UNA COMUNITA’ PORTATRICE DI LUCE – (Giovedì 8a Tempo Ordinario)

Ieri abbiamo parlato di una Chiesa che è al servizio della gioia. Oggi parliamo di Comunità capace di portare la luce.

Affascina sempre l’immagine di quella folla che impedisce al cieco di arrivare a Gesù, di farsi sentire da Lui.

Non è forse una preghiera quel gridare del cieco? Forse non sa pregare bene, ma urla con la sua semplicità e forse grettezza, il suo bisogno di Cristo, il suo desiderio di guarigione che parte da ammettere che è limitato.

Non dice subito “guariscimi”, ma dice “abbi pietà di me”.

Il cieco vuole gridare a Dio la sua preghiera, quella si sentirsi un uomo povero e limitato, vuole essere abbracciato dalla potenza di Dio…poi essere guarito.

Mi colpisce sempre che ad impedire a questo cieco di raggiungere Gesù c’è una folla. Chi è questa folla?

Potrebbe essere la Chiesa? Potremmo essere noi comunità cristiana?

O è il mondo in generale? La società?

Forse uno e l’altra. Chiunque impedisci di arrivare alla luce, alla gioia vera, alla verità.

La Chiesa spesso può cadere in questo. Come discepoli in cammino, come comunità in cammino, occorre dirsi la Verità.

Molta gente cerca di arrivare al Cristo, urla a modo suo la propria fede, il proprio bisogno di Dio, alternando alti e bassi, grazia e peccato, verità e contraddizioni. Ma vuole a modo suo giungere al Cristo.

L’errore spesso è divenire ostacolo a questo grido, a questo desiderio. Si vorrebbe renderlo un bel canto, una preghiera impostata, chiara…come gli altri. Ma quel grido, scomposto e contraddittorio è comunque una preghiera da rispettare.

C’è una doppia faccia in questo testo.

Quella personale: Dio ti cerca cosi come sei, urla a Lui il suo desiderio di guarigione, di amore.

Quella comunitaria: stiamo attenti a fermare l’urlo di preghiera dei peccatori, il desiderio di camminare, perchè non rientra nei nostri modelli moralisti.

Ecco il testo del Vangelo

Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

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