#08Agosto2021 – OGNI CAMMINO HA BISOGNO DI CIBO – (19ma Tempo Ordinario/B)

A cura di Massimiliano Arena

INCAPACI DI GUARDARE OLTRE

I giudei accusavamo Gesù, vedevano in Lui solo il figlio del falegname, un povero straccione quasi, come poteva arrogarsi il diritto di dire “io sono il pane disceso dal cielo”? Dio poteva mai essere cosi povero, poteva mai davvero rivelarsi in quell’uomo cosi popolare e semplice?

E’ un dramma che accomuna anche noi: l’incapacità di riconoscere Cristo nella quotidianità della vita, negli eventi che ci capitano, nelle persone che incontriamo.

Ci siamo mai chiesti dove è Cristo nella pandemia, dove è in questa crisi e vuoto di senso che ci prende, in questo terremoto di incertezze personali e sociali che sono esplose come vulcani?

E se Cristo fosse proprio li, nascosto nelle crisi, nelle domande, nelle ricerche, e ci accompagnasse a farci le domande serie e necessarie per rileggere, affrontare, vivere e reagire?

Ma spesso noi siamo incapaci di riconoscerlo perchè rileggiamo tutto con gli occhi della materialità, con un pizzico di orgoglio ed autosufficienza.

L’INIZIATIVA DI DIO

Riconoscere i suoi segni significa ammettere che c’è nella storia, la nostra storia, una iniziativa di Dio. Noi spesso, appunto usando materialità mista ad orgoglio ed autosufficienza, inconsciamente pretendiamo di dire a Dio come si fa Dio. Quasi non crediamo nelle sue opere, però vorremmo dire a Lui come si fa Dio, come si fanno alcune opere.

L’iniziativa è Sua ed è ben oltre le cose che noi umani, limitati, terrestri possiamo pensare. Lui è Colui che attira a se le cose, Lui è Colui che crea e disfa, che da nome e senso alle cose.

Ammetti in questa confusione mondiale, o forse anche tua, che hai bisogno di Dio, della Sua iniziativa su di te, di riconoscere le Sue stravaganti iniziative, sulla tua vita per rileggerti.

La pandemia se non ci ha preso nel virus in se forse ha scoperchiato in noi ed intorno a noi la verità che avevamo dentro, fortemente con fragilità comprese, e questo mette in crisi, confusione.

Ammettiamo che abbiamo bisogno di Dio per rileggere le cose da un punto di vista un pò superiore all’umano e mettere ordine.

UN CIBO NECESSARIO

Qui l’immagine stupenda del cibo, il senso profondo dell’Eucaristia. Gesù si fa pane, si fa cibo. Più che discutere sul credere o non credere nella consacrazione, nella transustanziazione, che ci divide come cristiani, dovremmo provare a riflettere su cosa significa che Cristo si fa cibo, pane.

Egli si vuol fare nostro nutrimento in un quello pellegrinaggio sempre tortuoso della vita. In base ai cammini che dobbiamo svolgere spesso scegliamo il cibo da portare. Se il viaggio è corto o lungo ne scegliamo la quantità. Se è estate o inverno, se andiamo al mare o in montagna, scegliamo il cibo giusto che ci aiuta a star bene e prendere forza.

Nel cammino tortuoso e spesso affaticato della vita per mettere ordine, rileggere i pezzi messi in crisi, dobbiamo scegliere il cibo giusto, ed appunto è Cristo.

Nutrimento che nel profondo di Dio ci porta a porci delle domande, una cammino interiore che dona forza, speranza. Un cammino che passa dalla presa di consapevolezza di se stesso, con pregi e difetti, ombre e luci, che distrugge ciò che non va bene, cerca riparo a ciò che è riparabile, taglia ciò che non serve, ricostruisce con speranza.

Cristo è cibo perchè più lo assimiliamo più abbiamo energia per questo cammino interiore.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

Elia necessita di mangiare nel suo lungo cammino, Dio gli impone di fare sosta e mangiare. Non possiamo affrontare alcun cammino senza decidere il cibo da prendere, il necessario cibo. Se vuoi camminare nella vita, rileggere la tua esperienza, rinnovarla ogni giorno, devi cibarti del giusto cibo.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

Il cibo giusto che è Cristo ci apre alla fraternità. Se tutti mangiamo lo stesso cibo di Cristo non possiamo non fare “comunione” cioè fraternità. Questo è e resta una grande piaga e dramma dell’essere cristiani: la capacità di superare ostilità e asti nelle relazioni, specialmente nelle Comunità. Lavoriamo su ciò.

Ecco i testi delle letture di oggi

VANGELO – Gv 6,41-51

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

PRIMA LETTURA – 1Re 19,4-8

In quei giorni, Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra.
Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò.
Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve.
Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

SECONDA LETTURA – Ef 4,30-5,2

Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.

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