#30Agosto2021 – ACCOGLI LA BUONA NOTIZIA IN TE – (Lunedì 22ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Gesù potremmo dire che fa l’omelia del testo che ha letto, e l’omelia è la sua presentazione, il dire sono qui.

La nostra vita quotidianamente è sempre piena di brutte notizie che vengono dalla fragile situazione che siamo. Dolori, malattie, povertà, fragilità, non libertà, subire errori di altre, pagare per errori propri. Si potrebbe fare un elenco infinito di tutte le motivazioni che potrebbero provocare in noi momenti di negatività, di cattive notizie.

Gesù parla di buona notizia che risuona, un lieto annuncio, melodioso. Annuncia un Giubileo, un anno di grazia. Anticamente nella popolazione ebraica quando veniva annunciato un anno di grazia, di bellezza e prosperità dopo anni di sofferenza, veniva suonato lo jobel, uno strumento fatto dal corno di animali che permetterva un suono forte con capacità di essere udito da lontano. Appunto veniva annunciato il Giubileo.

Gesù vuole essere Giubileo nella nostra vita, vuole essere bella notizia. Sia chiaro Gesù non vuole illudere nessuno, non esiste una vita senza negatività, senza dolori, senza errori e senza il dolore degli errori, ma Cristo in tutto questo caos con la Sua Presenza può portare bella notizia, ordine, armonia. Non annullare tutto, ma ci darà la necessaria Sapienza per affrontare il tutto.

Ci credi? Tutto sta a credere che Lui oggi, nella concretezza della mia vita possa fare questo.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 4,16-30

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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