#07Novembre2021 – 𝗦𝗘𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗭𝗜𝗢𝗦𝗢/𝗔, 𝗟𝗔 𝗧𝗨𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔, 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗢𝗙𝗙𝗘𝗥𝗧𝗔, 𝗘’ 𝗚𝗜𝗔’ 𝗨𝗡 𝗗𝗢𝗡𝗢 – (32ma Domenica del Tempo Ordinario/B)

A cura di Massimiliano Arena

Qui puoi vedere il video commento di approfondimento alle letture del giorno

Di seguito il commento scritto

DUE CATEGORIE ANCORA ATTUALI

Il testo del Vangelo di oggi ci presente quasi due categorie umane, sociali, in contrapposizione, presenti nella società ebraica dell’epoca ma ancora oggi, nei loro tratti essenziali, presenti: Scribi, farisei, sacerdoti della legge da una parte, ed una povera vedova dall’altra.

I primi sapienti, studiosi, convinti delle loro conoscenze che avevo studiato (e dico solo studiato) Dio ma senza farlo vibrare nel cuore e senza viverlo profondamente. Avevano sempre la pretesa di sapere cosa diceva Dio, come capire e spiegare Dio e soprattutto la pretesa di spiegare la vita delle persone, quasi prendendo decisioni per loro, ponendo pesi sulle spalle delle persone.

Dall’altra una povera vedova, una di quelle ferite e doloranti perchè avevano perso il loro punto di riferimento. Le vedove per l’epoca non avevano alcuna forma di assistenza previdenziale. In una società dove la donna non aveva gli stessi diritti degli uomini restare senza il proprio uomo era una perdita infinita.

Oggi troviamo nella società chi si crede perfetto, di vuole dominare sugli altri con mania di perfezionismo, chi si vanta di se stesso, dei propri titoli, posizioni. E dall’altra parte abbiamo i poveri, gli umili, i semplici, coloro che ci mettono cuore nelle cose.

IL RIMBOMBO DELLA VANA GLORIA E LA DOLCE MELODIA DEL DONO

Nel tempio vi era l’usanza di portare del proprio al tesoro, quel tesoro che doveva servire ad assistere i poveri, gli orfani e le vedove.

Solitamente c’era una specie di tromba, come un grammofono, alla bocca del recipiente del tesoro e quando si buttavano monete dentro questo creava rimbombo. Più monete si buttavano più suonava. Un modo di mettersi in mostra, più mettevo dentro, più suonava, più ero bravo.

Un rimbombo che si aiutava i poveri ma diceva anche tanta vanagloria e pochezza di spirito.

La vedova butta una sola moneta, il suo suono sarà delicato, quasi impercettibile, eppure quel suono è la dolce melodia del dono, della preziosità del dono, della preziosità di Dio

IL DIRITTO AD ESSERE PREZIOSI

Quella vedova aveva tutto il diritto di prendere da quel tesoro, non di mettere. Quel tesoro era indirizzato a lei che non aveva più nulla. Le vedove non avevano presente, non avevano futuro, solo il passato e vuoto. Quel soldo era tutto ciò che aveva in quel momento e poteva mangiare per giorni. Lei non ci sta a sentirsi da meno, a lasciarsi distruggere dalla sua condizione, a bloccarsi in un continuo lamentarsi alla ricerca delle colpe proprie e degli altri. Lei non vuole rinunciare ad una certezza: essere figlia di Dio e per Questo essere preziosa. Dal diritto al prendere dal tesoro, come pretesa, passa al diritto di donare ed essere come Dio, dono e Amore, essere quindi preziosa.

QUI ED ORA, SENZA SCAPPARE

La vedova ci insegna la profondità del “qui ed ora”. La nostra fede si basa teologicamente su un “già e non ancora”. Una vita di fede e amore in un “già”, mettendo in pratica il Vangelo che ci porterà nella Vita Eterna in un “non ancora” che non conosciamo. Questo non ci allontana però dalla concretezza dell’oggi, del pratico quotidiano. Il cristiano non può lamentarsi continuamente delle cose che non vanno, non può illudersi che la vita sia perfezione di serenità, non può attendere solo speranzosi tempi futuri. Il cristiano vive il “qui ed ora”, in qualsiasi situazione si trova, come atto e vita di amore, cercando il più possibile di migliorarlo per se e per gli altri seguendo la logica del dono. Il resto non è vangelo ma un sottoprodotto ed un approccio illusivo alla vita.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

Anche qui una vedova. Come poteva una vedova sfamare un ospite se a stento poteva sfamare se stessa? Poi scandalo puro una vedova che doveva ospitare in casa un uomo. Eppure Dio sceglie la vedova di Sarepta di Sidone per sfamare il profeta Elia. Una donna, minorata socialmente, diventa fondamentale per una missione. Ha tanto da insegnarci.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

E’ possibile nel mondo ribaltare gli ordini delle cose, rovesciare i superbi dai troni ed innalzare gli umili come dice il Magnificat, perchè Cristo ha ribaltato questo e l’ha fatto a caro prezzo, con il suo sangue. Possiamo da qui anche noi, sempre, ad ogni costo, farlo.

Di seguito i testi delle letture

VANGELO – Mc 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

PRIMA LETTURA – 1Re 17,10-16

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

SECONDA LETTURA – Eb 9,24-28

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

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