#09Gennaio2022 “IN FILA CON TE…PER RICOMINCIARE” – Battesimo del Signore

Mi ha sempre colpito il Battesimo, quasi come la scena di un film. Siamo soliti porre attenzione in cinematografia sulle scene della nascita di Gesù (creano poesia) o della morte (condivisione di dolore e sensi di colpa).La scena di oggi esprime una misericordia ed una tenerezza infinita: Gesù è in fila coi i peccatori per farsi Battezzare in mezzo ad un popolo che era in attesa.

UN’ATTESA DI SECOLI

Cosa attendeva questo popolo? Perché Luca scrive questo particolare? Occorre fare un piccolo salto indietro per scoprirlo, dal periodo fiorente dei Re. Il popolo di Israele dopo la storia dei grandi padri Abramo, Isacco e Giacobbe, dopo la schiavitù in Egitto e la liberazione sotto la guida di Mosè giunge poi ad un momento in cui dalle varie Tribù si sente forte l’esigenza di una identità unca, un Re unico che sia da guida. Arriva così il grande periodo dei Re, da Saul il primo fino a Davide il più ricordato per le gesta. Un periodo fiorente ricco di opere per Dio ma anche carico di peccati per le debolezze di questi Re, non solo di Israele. Si affianca così il periodo dei profeti diviso in tre fasi: profeti che fanno da pungolo nella coscienza dei Re per riportarli alla giustizia di Dio, profeti che dopo la caduta dei Re sotto l’impero Romano cercato di tenere unito il po’ popolo per non disperderlo sotto altri dei, profeti che davanti al popolo disperato annunciavano la venuta del Messia, il liberatore.

UN INIZIO UFFICIALE PEGGIORE DELLA NASCITA

Il tanto atteso Messia che tutti si aspettavano come Re o condottiero potente si presenta come un povero bambino indifeso, senza armi, né scenari prodigiosi. Col Battesimo inizia il suo ministero pubblico e nulla di trionfante apparentemente, anzi è in fila con i peccatori, tra coloro che necessitano di purificarsi.

L’AMORE LA RIVOLUZIONE DEL TUTTO

Ed è proprio qui la rivoluzione, nell’amore, essenza di Dio, che riempie la lettura del tutto. Cristo nasce in umiltà, con amore Dio prende le sembianze umane per stare tra gli uomini e far capire all’uomo che lo ama, che vuole insegnarli, con la vita da uomo, che è possibile una vita diversa basata sull’amore. Ora dopo 30 anni di silenzio inizia il suo ministero, 30 anni non passati a non far nulla, ma a vivere la vita quotidiana, un Dio che si fa quotidiano. Ora inizia il ministero pubblico e lo fa con un gesto di amore infinito: si mette in fila con i peccatori, non per dire devo insegnarvi perché siete cattivi, ma sono accanto facciamo la strada insieme. E trasforma, evolve così, lo stesso Battesimo di Giovanni.

UN BATTESIMO CHE SI FA CAMMINO

Gesù in fila riceve il Battesimo di Giovanni, un Battesimo che serviva a chiedere purificazione dei peccati, ma che non apriva ad una vita nuova. Era un atto morale, formale potremmo dire. Gesù riempie di significato il Battesimo, lo apre a ciò che è il nostro ora: un percorso da fare insieme con Lui da figli. Chi si Battezza diventa figlio e deve confermare, con Cristo accanto che si fa sostegno e forza, questa figliolanza nella quotidianità tra vicende luminose e buie della vita, belle e brutte. Diciamo che il Battesimo ci dona Fede, Speranza e carità. Tre virtù che in sé sono nulla, non sono un superpotere da acquisire, ma strade da percorrere per vivere al quotidianità concreta dell’esistenza in cui confermare appunto il proprio essere figli di Dio e farlo con la consapevolezza di non essere soli, ma di avere sempre l’Amato accanto a noi, amare un Dio che si fa Amato presente e costante.

DIO METTE LA FIRMA

Ed ecco in questo momento così poco appariscente Dio si fa presente con un gesto, con dei simboli che uniscono all’Antico Testamento per dimostrare che Cristo è il completamente. La voce di Dio viene riportata con due termini amato e compiaciuto.Quel “prediletto” non è tra molti, ma la traduzione esatta è un assoluto, senza paragoni. Il termine ho agapetos è un assoluto. Cristo non è il l’Amato, il prediletto tra molti ma l’assoluto di Dio, diventa il punto di riferimento totale che possiamo avere.Solo in Lui Dio ha posto il centro di tutto, in Lui tutto possiamo fare.

COSA POSSIAMO FARE?

A noi sta vivere la vita dell’amato, dell’Eterno. È bello sentire che Cristo è accanto a noi, in fila tra noi peccatori, in fila in questa storia quotidiana piena di paure, insidie, speranze disperate. Non ci giudica ma avvolge, ama, da fiducia. Con Cristo accanto tutto si fa luminoso, non perché c’è la magia che risolve tutto ma perché la Sua presenza è luce che illumina i passi, per far sì che anche le balli oscuri siano quieti pascoli, per assimilare la maturità necessaria per rielaborare ansie, paure, crisi e cercare sempre nuova Speranza.

UNO SGUARDO ALLA  PRIMA LETTURA 

Parole di tenerezza, di perdono, di consolazione e speranza. La Consolazione è possibile perché “la colpa è espiata”. Non è possibile dare speranza, far entrare Cristo in una storia perché riempia i burroni, spiani strade, se non ci si sente amati e perdonati nella fragilità. Lasciamoci amare nella nostra fragilità, lasciamoci accompagnare da Cristo. Amiamo come Cristo la fragilità degli altri e accompagniamoli. 

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA 

Anche qui si parla di misericordia di Dio. Dio è apparso per la nostra salvezza. Ci salva non per le opere che facciamo ma perché ci salva e basta. Questo ci dà la certezza sempre, sempre, di poter ricominciare anche se cadiamo e agli occhi del mondo non siamo meritevoli.

ECCO I TESTI DELLE LETTURE

Vangelo – Lc 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Prima Lettura – Is 40,1-5.9-11

«Consolate, consolate il mio popolo –
dice il vostro Dio.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta
la sua colpa è scontata,

perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:

«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,

perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto

e conduce dolcemente le pecore madri».

Seconda Lettura – Tt 2,11-14;3,4-7

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini,
egli ci ha salvati,
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia,
con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo,

che Dio ha effuso su di noi in abbondanza
per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,
affinché, giustificati per la sua grazia,
diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

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