#30Gennaio2022 – VALORIZZATI E VALORIZZA – (4a Domenica del Tempo Ordinario/C)

Qui il video commento di approfondimento sulle letture di questa Domenica

UN PERIODO PARTICOLARE

Il Vangelo di questa Domenica è una stupenda iniezione di consapevolezza, concretezza e speranza per il particolare e difficoltoso periodo che stiamo vivendo.

E’ più volte che cerchiamo di usare il termine post pandemia ma ci stiamo dentro sempre fino al collo. Gli apri e chiudi, i lascia e prendi, le speranze miste alle paure, alimentano ancora il periodo di grande caos e di poca percezione di ripresa. Se dal punto di vista economico ci sono riavvi, aperture di attività, custodia di questo stato, dal punto di vista del cuore siamo ancora immersi in paure, incertezze. C’è quasi un rimandare la speranza.

Il vangelo di oggi (ma in realtà tutta la liturgia della Parola) ci apre ad una consapevolezza: da soli non ci si salva, occorre la Comunità ed una Comunità dove la capacità di valorizzarsi reciprocamente sia la base del tutto.

UN ORA BELLA CHE CONTINUA

Il Vangelo di questa Domenica inizia con la frase conclusiva del Vangelo della scorsa Domenica, come ripresa, e parla di quella ora in cui Cristo diventa l’attuazione piena di quella liberazione di Isaia. Cristo è il liberatore dal male, la notizia buona di Dio per gli uomini.

Quel ora e quel compiuta indicano due situazioni stupende. Il tempo del ora indica un tempo, cioè lì dove c’era la presenza di Cristo. In quel preciso istante si stava compiendo quella pienezza di Dio che viene come liberatore e consolatore.

Quel compiuta indica un tempo che è pieno, ricolmo di bellezza. Il verbo utilizzato è nella forza aoristo greco che indica un’azione iniziata e mai conclusa. Cristo non ha riempito solo il suo tempo, ma dal quel momento in poi riempie tutto il tempo della storia.

Il tempo nella Bibbia è più qualitativo che quantitativo. La visione di kronos e kairos si contrappone nella Bibbia, ad un tempo cronologico di scorrere di secondi, minuti, ore, giorni, anni la visione teologica preferisce una visione qualitativa. Non conta la quantità del tempo ma la qualità, per questo il Salmo affermerà che “ai tuoi occhi o Dio un giorno è come mille anni”.

Allora è in questa chiave teologica che possiamo rileggere questo tempo pandemico con le paure e fragilità. E’ anche questo, oggi, un tempo in cui c’è Cristo, un tempo riempito da Cristo, un tempo da rileggere con Cristo ed in cui vivere la sfida di Cristo, del Vangelo. Non è un tempo solo negativo, in Cristo ogni tempo nasconde profonde possibilità e opportunità.

IL PECCATO DEL “MA PROPRIO TU PARLI?”

Una delle fragilità da sempre dell’uomo è non apprezzare e valorizzare le persone vicine e di conseguenza la frustrazione del non sentirsi apprezzati tra le persone più care. Tradotto con il detto evangelico “Nessuno è profeta in patria”.

Gesù stesso è vittima di ciò, lo vogliono riconoscere stupiti ma dicono perchè non fai qui quelle stesse cose che hai fatto in altra nazione. Gesù aveva compiuto fuori dalla sua terra dei miracoli e la sua gente che vede in lui ancora solo il limitato figlio del falegname gli chiede di farli li, da loro, perchè possano credergli.

Ma in realtà stanno già ponendo il pregiudizio del “è solo il figlio del falegname”.

Quante volte noi poniamo pregiudizi, anche a ragion veduta, non valorizzando altri per le loro fragilità successe.

Non può funzionare più così, ora più che mai è il tempo in cui valorizzarci e valorizzare tutti.

NESSUNO SI SALVA DA SOLO

E’ la certa verità di questo tempo pandemico. La fragilità di etichettare sempre con pregiudizi, continuare a pesare le persone per le loro fragilità ed errori che hanno commesso, non è più opportuna.

E’ il tempo in cui per ricostruire la speranza abbiamo bisogno di ciascuno, di tutta la comunità, di tutta la famiglia, di tutta la società civile, di tutta la comunità ecclesiale.

Ciascuno di noi deve compiere due azioni fondamentali oltre la demoralizzazione delle proprie fragilità e la rabbia per le fragilità altrui.

Dobbiamo valorizzarci, credere che oggi è un tempo in cui Cristo mi chiede di cambiare e mi da la possibilità di farlo se lo voglio, perchè io sia luce nuova.

Dobbiamo valorizzare gli altri, certi che oltre ogni limite passato o presente Cristo riempie ogni giorno della sua novità ed ogni giorno è un investimento nuovo.

Dobbiamo riconoscerci come profeti, tra noi ci sono i profeti che con la loro fatica, particolarità, talenti, possono aiutarci a rivivere l’essere Comunità ed uscire dal peso della non speranza e ricostruire la speranza.

Abbiamo bisogno di tutti, di riconoscerci tutti.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

Geremia ha paura, lui è in giovanissimo profeta, non si sente in grado di affrontare ciò che Dio gli chiede. Eppure Dio gli ricorda che sin da quando era nel grembo materno, cioè mentre si stava formando lo sguardo di Dio era su di lui e lo aveva scelto, anche nella sua piccolezza, per una grande missione. Non conta quanto siamo piccoli (anagraficamente o culturalmente) o quanto piccoli siano gli altri. E’ Dio che ci sceglie per cose belle e grandi ed in Lui dobbiamo sentirci amati e valorizzati e amare e valorizzare gli altri.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

L’inno alla Carità di San Paolo è un tesoro sempre inesauribile di bellezza. CI spiega chiaramente l’atteggiamento reciproco da costruire nelle nostre Comunità sempre ed in particolar modo oggi per superare questo momento di crisi sociale ed umana. Carità che non si adira, tutto sopporta, copre. Carità che non è invidia, ma dolcezza, presenza.

Impostiamo relazioni senza invidie, aperte alla valorizzazione di tutti, capaci di usare tenerezza e pazienza verso le fragilità altrui perchè siamo consapevoli ed amiamo le nostre fragilità.

ECCO I TESTI DELLE LETTURE

Lc 4,21-30

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Ger 1,4-5.17-19

Nei giorni del re Giosìa, mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti».

1Cor 12,31-13,13

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

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