#08Febbraio2022 – SCEGLIERE TRA PRIORITA’ – (Martedì 5a Tempo Ordinario)

Gesù punge i farisei e gli scribi giunti per giudicarlo e farli cadere. La questione è sempre la stessa: cosa vale di più la Legge antica o la nuova Legge dell’Amore.

La diatriba in atto è sempre la stessa, sul valore e la priorità della Legge antica a cui ogni buon pio osservante ebreo doveva rifarsi (a maggior ragione scribi e farisei) oppure la nuova Legge dell’Amore di Cristo.

Gesù, dirà un altro passo del Vangelo, non è venuto ad abolire ma a portare a compimento, letteralmente alla pienezza, cioè non getta alle ortiche la Legge di Mosè, ma ne porta ad una piena consapevolezza superando ciò che di essa rischia di ridurre il tutto a fisime legalistiche che opprimono l’uomo e la sua realizzazione, crescita, che non fanno sentire più l’uomo al centro dell’attenzione di Dio.

La frase finale del Vangelo è pesante: “Cosi annullate la parola di Dio con la tradizione. Di queste cose ne fate tante”.

Una frase dura ed attualissima che molto spesso capita oggi anche a noi comunità dei discepoli, comunità cristiana, chiesa in cammino per portare al mondo amore e speranza.

Quando la potenza della Parola di Dio diviene secondaria alla Legge, alla tradizione, si fanno danni enormi, i cuori delle persone vengono giudicati e oppressi anzichè amati e liberati, portati ad un percorso di crescita.

Ma oggi esiste ancora la Legge di Mosè che minaccia? La tradizione è cosa negativa?

No oggi forse non c’è la Legge di Mosè che minaccia e il tesoro di tradizione della Chiesa non è affatto cosa negativa è negativo il modo di usarlo sopratutto se viene unito alle nostre dure leggi morali, alle fisime che ci portiamo nella mania di perfezionismo, alle frustrazioni che scarichiamo come scandalo su altri.

Mettiamo al centro la tradizione schiacciando la Parola quando ci perdiamo nelle nostre fisime, nelle visione moralistiche, ci sediamo sui seggi dei perfezionisti che devono giudicare e purificare e non in fratelli che devono accompagnare o ci perdiamo in riti, pratiche, azioni ripetute da anni che non ci concentrano su un sacro che non sa più di amore e attenzione agli altri.

Siamo chiamati come discepoli di Cristo a portare la purezza del suo messaggio di amore che abbraccia chiunque, non nega o sopprime la verità che fa notare anche il male, le cose che non vanno, ma mette al centro sempre la persona perchè il male va distrutto ma la persona va messa al centro, amata, portata al bene perchè Dio crede sempre che c’è del bene e del male in ogni cosa e preferisce investire sul bene.

Ecco il testo del Vangelo

Mc 7,1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

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