#27Febbraio2022 – CIECHI SENZA MISERICORDIA – (8a Domenica Tempo Ordinario/C)

Qui il video di approfondimento sulle letture di oggi

CIECHI PERCHE?

Comincia con una frase spesso fraintesa il Vangelo di oggi “Può un cieco guidare un altro cieco?”. Il rischio grande è vedere questa frase in una chiave di comportamenti moralistici da tradurre con “uno che è nell’errore non può guidare altri”. Si mettono le cose sul piano del merito.

Questa linea erronea di lettura si potrebbe avvallare anche andando avanti col testo nel leggere che non bisogna guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello senza vedere la trave nel proprio traducendo anche questo monito in un appello moralista con “non giudicare perchè anche tu non sei perfetto”.

La chiave di lettura non sta su questo piano poichè non sarebbe nella logica stessa di Gesù, ma la si comprende leggendo ciò che precede il testo che sono i due testi dei Vangeli delle scorse Domeniche. Gesù ha presentato l’essenza del suo messaggio di amore e attenzione ai fragili nelle Beatitudini e di amore ai nemici e di capacità di misericordia.

Il cieco in questo quadro è quindi colui non che non riesce a vedere le cose secondo lo sguardo di Dio, senza la luce di Dio, senza la lampadina della misericordia che ti permette di guardare come guarda Dio.

IL PERICOLO DELLA PROIEZIONE

Se sei cieco senza la capacità della luce di Dio, dello sguardo con cui guarda Dio rischi di fare molti danni nella vita degli altri specialmente se hai qualche ruolo di responsabilità o educativo. Il cieco (privo della luce di Dio) non può guidare altri che sbagliano, che compiono errori, poichè il suo approccio non sarebbe di amore e di accompagnamento, ma giudicante, di visione dalla parte del “buono”, di colui che non sbaglia ed è perfetto verso chi fa l’errore.

Quindi prende senso il non vedere la pagliuzza nell’occhio del fratello senza vedere la trave nel proprio. Se non hai lo sguardo di Dio verso gli altri rischi di tendere ad attaccare l’altro per cose futili poichè vuoi nascondere ad altri o a te stesso di avere tu dentro te mancanze, ferite, fragilità. Sentirti superiore all’altro ti pone nella condizione di sentirti migliore, ma è un’illusione. Si è ciechi due volte verso gli altri e verso la verità di se stessi.

LA PROVA DEL FRUTTO

Gesù chiude parlando di alberi buoni che fanno frutti buoni e alberi cattivi che fanno frutti cattivi. E’ la prova del frutto, alla fine, fa emergere la qualità dell’albero. Lì nelle prove in cui siamo chiamati a vivere la nostra qualità di amore di cristiani verso le mancanze e fragilità altrui emergono i nostri difetti, le nostre mancanze che fanno quindi capire la statura dell’opera guaritrice di Dio in noi.

Siamo tutti dei guaritori feriti, persone che devono lasciarsi amare da Dio, riempire di frutti dell’amore di Dio le proprie fragilità per poi poter amare le fragilità altrui ed accompagnarsi.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

Il testo sapienziale del Siracide ci mette a nudo. E’ nel litigio che l’uomo tira i suoi difetti, nella prova del fuoco capisci chi sei veramente. Capiamo quando l’azione del Dio Amore di Gesù Cristo ha operato in noi solo quando davvero siamo chiamati a guardarci con amore nelle nostre fragilità e guardare le fragilità altrui facendo opera di ascolto (in noi e verso altri) e di accompagnamento.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

Il fulcro di lettura può essere “Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge”. Il paradosso, la Legge dovrebbe dare sicurezza, ordine. Ma Gesù Chiarisce che se la legge diventa lettera morta serve ad uccidere, appesantire il cuore dell’uomo. Le legge, il riportare all’ordine, all’armonia di Dio, passa attraverso lo sguardo dell’amore che si chiede sempre se vale più l’uomo o la legge.

ECCO I TESTI DELLE LETTURE

VANGELO – Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

PRIMA LETTURA – Siracide 27,5-8

Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;
così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.
I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,
così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.
Il frutto dimostra come è coltivato l’albero,
così la parola rivela i pensieri del cuore.
Non lodare nessuno prima che abbia parlato,
poiché questa è la prova degli uomini.

SECONDA LETTURA – Prima Corinti 15,54-58

Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?».

Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

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