#04Marzo2022 – CHE LA VITA SIA UN CANTIERE DI CARITA’ – (Venerdì dopo le Ceneri)

In quaresima enfatizziamo spesso il digiuno, facendo spesso storpiature al suo vero senso e vivendolo male.

Non si tratta di privarsi di qualcosa per il gusto di farlo (fare la linea o sentire la sofferenza della privazione). Si tratta, come dicevamo ieri, di fare una scelta per il bene.

Rimproverano Gesù perchè altri discepoli fanno il digiuno, sono bravi si dedicano con scelta a privarsi di qualcosa in nome di Dio.

Ed i suoi? Non digiunano, mangiano, bevono, ballano, stanno in mezzo alla gente (vi ricordate al matrimonio di Cana?).

Scandalo per tutti, ma non per Gesù!

Non ha senso digiunare se l’Amato è con loro. Occorreva vivere il digiuno quando l’Amato non sarà con loro e dovranno amare di più privati della sua presenza. Dovranno sostituire la visione dell’Amato con opere di amore di svolgere verso altri fratelli, nel volto di fratelli che diventano il volto di Cristo da amare.

Per questo Isaia ci richiama al vero digiuno che lottare per la giustizia, denunciare le ingiustizie, dare attenzione a chi non può, provvedere a chi senza sostante rischia di perdersi.

Sei disposto ad un amore del genere? Allora digiuna, privati di qualcosa, di tempo, sostanze, abitudini, tuoi spazi, per aprirti all’amore, all’attenzione, all’accoglienza, al prendersi cura degli altri.

Quanto è attuale questa pagina.

Ecco i testi delle letture

VANGELO – Mt 9,14-15

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

PRIMA LETTURA – Is 58,1-9

Così dice il Signore:
«Grida a squarciagola, non avere riguardo;
alza la voce come il corno,
dichiara al mio popolo i suoi delitti,

alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi
cercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?”.

Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,

usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?

Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,

la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».

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