#07Marzo2022 – NON C’E’ DIO SENZA I FRATELLI – (Lunedì 1a di Quaresima)

Il testo del giudizio finale di Matteo ci pone davanti un’analisi concreta sulla capacità di amare i fratelli

Abbiamo cominciato questa Quaresima con il desiderio di ricoprirci amati da Dio nella nostra fragilità, nelle nostre ferite, nei nostri peccati, sentire la profondità del suo amore che ci cura per tornare a Dio nuovi.

Il Vangelo che ci viene posto alla riflessione nel lunedì della prima settimana ci pone davanti una consapevolezza: non c’è un vero ritorno a Dio senza un vero ritorno al fratello.

Un vecchio ritornello cantato diceva “Solo Dio basta”, potrebbe essere frainteso (anche se non era il senso della casa). Non basta solo Dio, servono i fratelli, il cristianesimo si vive nella fraternità.

C’è ne stiamo accorgendo più che mai in questi giorni di quanta fraternità abbiamo bisogno.

Matteo è chiaro e concreto. Si tratta di attenzione alle situazioni concrete dei fratelli. Se ti senti amato davvero da Dio nella concretezza della tua vita non puoi non aprirti ad avere attenzione e amore pratico alla concretezza della vita dei fratelli, nei loro bisogni.

Tra la prima lettura ed il Vangelo abbiamo chiara la traccia di questo amore concreto fatto di giustizia da dare, lotte di giustizia, non oppressione, dare dignità agli altri, avere attenzione alle sofferenze altrui, essere capaci di donare attenzione anche a chi non è meritevole.

Non saremo giudicati sui digiuni fatti o sulle preghiere recitate, ma sull’amore pratico dato nella concretezza della vita.

Ecco i testi delle letture

VANGELO – Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

PRIMA LETTURA – Lv 19,1-2.11-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.

Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

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