#22Marzo2022 – DIO PERDONA SENZA CALCOLI – (Martedì 3a di Quaresima)

Il Vangelo di oggi è uno di quei testi davanti a cui comprendi due cose chiare e concrete: Dio ci ama terribilmente e la nostra logica e lontana troppo da quella di Dio.

Tema centrale è il perdono.

Comincia con una dichiarazione senza se e senza ma, senza giri di parole. Quante volte si deve (o si può perdonare).

Settanta volte sette non fa quattrocentonovanta, ma fa infinito, un infinito che ti rende come Dio.

Il Sette nella Bibbia indica qualcosa di completo, di pieno, segno di pienezza. Portare il sette a settanta elevandolo con la decina e moltiplicarlo sempre per sette è dire il top del top.

Si può perdonare all’infinito come fa Dio. Si, Dio ti perdona all’infinito è una certezza che devi avere quando credi che la tua vita non valga più nulla per gli errori fatti.

Ma la seconda parte ci dice un’altra cosa con estrema chiarezza: usa lo stesso criterio di perdono tu verso gli altri.

Alcune volte non sentiamo di meritare il perdono ne di Dio ne degli altri, forse non perdoniamo neanche noi stessi per il senso di colpa che ci logora e distrugge.

Altre volte pretendiamo il perdono da Dio e dagli altri. E Dio lo dona, senza calcoli. Gli in nome di Dio si sforzano di donarcelo. Ma noi cosa facciamo verso gli altri?

Riscopriti amato nella tua fragilità ma sentiti in debito di amare la fragilità altrui.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO Mt 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello»

PRIMA LETTURA – Dn 3,25.34-43

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
«Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome,
non infrangere la tua alleanza;
non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo, tuo amico,
di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo,
ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.
Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
oggi siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
Ora non abbiamo più né principe
né profeta né capo né olocàusto
né sacrificio né oblazione né incenso
né luogo per presentarti le primizie
e trovare misericordia.
Potessimo essere accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocàusti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito,
perché non c’è delusione per coloro che confidano in te.
Ora ti seguiamo con tutto il cuore,

ti temiamo e cerchiamo il tuo volto,
non coprirci di vergogna.
Fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia.
Salvaci con i tuoi prodigi,
da’ gloria al tuo nome, Signore».

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