#28Marzo2022 – SENZA PERDONO NON C’E GUARIGIONE – (Lunedì 4a di Quaresima)

Dalla Domenica del Padre Misericordioso abbiamo attinto con vigore la certezza che Dio perdona l’uomo oltre ogni suo peccato e ci chiede di fare lo stesso, chiede ad ogni fratello di attivare il perdono verso l’altro fratello per riattivarne la dignità.

Il Padre perdona prima ancora che il Figlio possa pronunciare parola. Egli si è pentito prima, in se stesso ha attivato un processo di riconoscimento della colpa.

Dio perdona prima ancora che inizi davvero tutta la guarigione, anzi è proprio forse il perdono che attiva la vera guarigione.

Cercano Gesù, nel testo del Vangelo che oggi leggiamo, perchè Egli guarisce e queste guarigioni creano conversione.

Qualcuno potrà obiettare nel dire “troppo bello cosi, si cerca Gesù per interessi propri ….poi”. Ma ben venga, qualsiasi sia il modo purchè si arrivi a Cristo. Gesù utilizza ogni via, ogni strategia per far giungere il suo abbraccio di perdono, di guarigione al cuore dei suoi figli.

Guarisce un figlio e converte un padre, è una storia di ricucitura e purificazione. Non dimentichiamo che nella vecchia visione ebraica la malattia di un figlio era vista come colpa dei peccati dei padri ricaduta su di lui.

Isaia di parla di una terra nuova che farà dimenticare le cose brutte passate.

Si solo l’amore può far dimenticare il male, alleviare le ferite. Solo il perdono, dato anche a chi non merita, può attivare percorsi di guarigione dal male.

Ogni guarito dal male può essere segno di guarigione e liberazione per altri.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO – Gv 4,43-54

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima
che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

PRIMA LETTURA – Is 65,17-21

Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,

non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non
ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

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