#20Aprile2022 – CRISTIANI, NON SUPEREROI – (Mercoledì di Pasqua)

Questo mondo, questa società, questa storia dell’umanità, si ritrovano continuamente bisognosi di “salvataggi”, di sterzare per migliorare e salvare le situazioni. Cosa possono fare i cristiani? Hanno una responsabilità? Forse si, ma non siamo dei supereroi, assolutamente no e se lo pensiamo facciamo solo danni.

Sulla strada di Emmaus Gesù incrocia i cuori stanchi, delusi e sfiduciati dei due discepoli di Emmaus. quella strada è simbolo della strada dell’umanità, della storia dell’umanità, che spesso si ritrova ferita, stanca e smarrita dietro di vari drammi, vicissitudini, contraddizioni.

Si ha l’impressione che spesso la storia dell’umanità necessità di scialupe di salvataggio.

Noi cristiano possiamo fare qualcosa? Dobbiamo fare qualcosa? Si, abbiamo tante responsabilità, ma attenti a come ci approcciamo.

Non siamo dei supereroi che solo noi abbiamo in mano la soluzione delle cose e sappiamo come attuarla e come condurre il timone della storia. Se facciamo cosi non solo non siamo sulla stessa frequenza del Risorto, ma rischiamo anche di essere ridicoli e fare tanti danni.

Gesù Risorto sulla strada di Emmaus ci insegna un metodo fatto di PAROLA e PANE.

Gesù spiega la PAROLA a quei discepoli, li ascolta nella loro storia sfiduciata e ripercorrendo la Scrittura riconsegna loro un senso, ci prova e il loro cuore arde.

Come cristiani possiamo stare in questa storia cercando di ascoltare le storie del mondo, dei fratelli, che sono anche le nostre, e provare alla luce della Parola a cercare di trovare un senso alle ferite, alle contraddizioni. Cercare un senso non giudicare.

Gesù spezza il PANE, crea familiarità, fraternità, mensa condivisa. E’ il suo corpo che si fa tutto a tutti.

Dover aver ascoltato possiamo solo cercare di creare ponti di fraternità, azioni di vita condivisa nella fraternità.

Cosi forse, senza aver “ne oro ne argento” come i primi discepoli nel racconto degli Atti, avremo da condividere Gesù.

Così forse potremo contribuire un pò alla salvezza del mondo.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO – Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

PRIMA LETTURA – At 3,1-10

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

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