#01Maggio2022 – SPERANZA E AMORE CONCRETO – (3a di Pasqua/C)

AZIONI CONCRETE

Diversi frasi di questo vangelo riportano ad azioni concretissime, umanissime di Gesù.

“gettate la rete” da indicazioni di pesca, di lavoro, concrete.

“Portatemi qualcosa da mangiare”, esprime i suoi bisogni di uomo.

Gesù è li con tutta la sua umanità che entra nella fatica e nei bisogni umani. E’ lì da Risorto, è li cercando ancora, nelle sue apparizioni post Resurrezione, di dare alla fatica ed ai bisogni umani una visione di speranza concreta.

La Speranza Cristiana non è uno sperare senza senso, uno sperare disperato.

La Speranza Cristiana è guardare al concreto modo di vivere e realizzare la speranza di Cristo: una vita spesa nella lotta al bene. La speranza si costruisce lottando per degli obiettivi.

La Speranza è Cristo stesso che ha ribaltato l’ordine naturale delle cose andando oltre la morte, superamento l’ostacolo della morte.

Cristo porta speranza concreta nella fatica e nei bisogni umani perchè sappiamo puntare avanti, desiderare meglio, desiderare di più e faticare, rendere la speranza un percorso costruito, amato, con fatica.

UNA PESCA CHE CAMBIA

Non avevano preso nulla, non sapevano fare nemmeno più il loro mestiere questi discepoli tornati alla loro quotidianità dopo la parentesi entusiasmante con Gesù. Ora scarichi e un pò delusi tornano al loro lavoro ma sembrano non saperlo fare più.

Gesù dice di tornare a pescare. Da indicazioni. Come si permette questo di dare indicazione su un lavoro che non è il suo a chi ha già spesso tempo a farlo.

Cristo porta speranza nella fatica umana e ci da le indicazioni per farlo. La Sua Parola, la Sua vita, il Suo esempio, sono chiare indicazioni di come possiamo fare, come possiamo impostare le cose.

Prendono 153 grossi pesci. Si dice fossero tutte le razze di pesci allora conosciuti. Non solo li prendono tutti, ma sono pure grandi.

Quando reimpostiamo la vita secondo le indicazioni di Cristo le cose vengono alla grande, forse non come le aspettavamo noi, ma in una totalità e preziosità ancora più ampia, forse inaspettata.

SPERANZA E AMORE CONCRETO

Non solo Gesù ci porta speranza concreta, ma anche amore concreto. Egli non è solo speranza concreta nella nostra fatica e nei nostri bisogni, ma ci ama nella nostra fatica e nei nostri bisogni.

Per questo dialoga con Pietro amando e rispettando i bisogno e le fragilità di Pietro.

Tre domande con intensità differente. Si usa il verbo agapao o il verbo fileo che rispettivamente significano amare e voler bene.

Gesù chiede la prima volta a Pietro se è capace di amarlo più degli altri, volendogli affidare più responsabilità vuole da lui amore totale. Pietro risponde che gli vuole bene. Non è capace di amarlo con tutta questa totalità lo aveva tradito tre volte nelle domande della donna fuori il tribunale.

La seconda volta Gesù chiede a Pietro se lo ama, abbassa già il tono, non chiede se lo ama più degli altri ma se lo ama almeno, in maniera totale come altri. Pietro risponde sempre che gli vuole bene.

La terza volta Gesù chiede a Pietro se gli vuole bene e Pietro si commuove.

Ma in tutte e tre le volte Gesù affida responsabilità a Pietro.

Cristo ci ama totalmente, ci consegna tutto se, ci riempie della forza della Speranza accettando tutta la nostra fragilità e sostenendoci.

La Sua Speranza è cosi concreta che è già speranza il fatto che affida alla nostra fragilità l’opera di amore nel mondo.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

E’ il nome di Gesù la Speranza. Quel nome che ricorda la storia di Colui che messo a morte dagli uomini è resuscitato da Dio, viene ribaltato l’ordine della cose. Annunciare Cristo è annunciare che siamo figli della Speranza. E la Speranza è fatica, può richiedere anche sacrificio, totalità della vita e donazione.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

L’Agnello Immolato è degno di lode. Si Colui che con amore si consegna con sacrificio è degno di lode e riconoscenza. La nostra Speranza nasce dalla capacità di Cristo di donarsi totalmente. Non può esserci Speranza senza capacità di costruirla in una vita di donazione e sacrificio.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO – Gv 21,1-19

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

PRIMA LETTURA – At 5,27-32.40-41

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.

SECONDA LETTURA – Ap 5,11-14

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,

è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

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