#02Maggio2022 – CREDERE NELLA SPERANZA – (Lunedì 3a di Pasqua)

Cosa dobbiamo fare per credere bene e fare buone opere chiedono i discepoli al Risorto? E Lui risponde che occorre credere nel Risorto stesso, nell’inviato di Dio, credere nella potenza della sua vita che è Speranza.

Avrebbe detto San Paolo che “senza la Resurrezione vana è la nostra fede”. E’ tutto qui il ceppo originario, la fonte della forza della Speranza Cristiana.

I discepoli sono li, dice Gesù, perchè hanno mangiato e si sono saziati. Il Risorto stesso si è manifestato più volto spezzando ancora il pane, mangiando con loro. Cristo Risorto, vera Speranza, vuole condividere la quotidianità con i suoi discepoli.

La tua quotidianità difficoltosa e smarrita, confusa e piena di dubbi, è condivisa da Cristo. Quando ti chiederai “ma cosa devo fare?” la Sua risposta sarà che devi credere nella Resurrezione.

E’ questo lo Spirito che muoveva Stefano che veniva rapito, oltraggiato, malmenato, andava verso la morte, ma non smettere di annunciare Cristo e Cristo Risorto.

Se vuoi fare bene accogli Cristo Risorto sulla barca della tua vita e comincia a rendere concreta la speranza in scelte coraggiose e di amore profondo.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO – Gv 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

PRIMA LETTURA – At 6,8-15

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.
Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.
Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

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