#14Maggio2022 – RESTARE NELLA GIOIA – (Sabato 4a di Pasqua)

Ieri abbiamo parlato del restare nella pace, nella calma. Ma questa non basta, occorre affrontare la vita con estrema gioia, che non è assenza di tristezza, ma consapevolezza del necessario.

“Rimanere nel mio Amore” dice Cristo e ci aggiunge il motivo “perchè la vostra gioia sia piena”.

Oltre a stare nella pace e nella calma dobbiamo imparare a stare nella gioia e restarci, rimanere, letteralmente fare la casa, mettere radici.

La gioia è fondativa dell’essere cristiani, non può esserci vita di discepoli senza la gioia.

Una gioia che occorre comprendere, che non è assenza di tristezza, di cose negative, ma consapevolezza della loro presenza nella vita, nel percorso concreto, ma avendo nella cassetta degli attrezzi gli strumenti necessari per affrontarli.

Quali sono questi strumenti? Uno solo: la relazione con Cristo.

Non è spiritualismo vano. Nella relazione con Cristo si matura la consapevolezza della Sapienza che rilegge la vita, che ci aiuta a comprendere cosa è necessario e cosa può essere lasciato per vivere più leggeri e quindi avere il cuore poiù libero di cercare la gioia anche in situazioni difficili.

Mattia, che oggi ricordiamo, è giunto nel gruppo dei discepoli dopo il suicidio di Giuda. Doveva sostituire una storia complicata, gli occhi erano su di lui, doveva affrontare qualcosa di nuovo. Ma si è fidato, ha imparare a stare nella relazione con Cristo ed imparare la gioia, imparare la giusta Sapienza della vita.

Siamo discepoli e per questo siamo uomini della gioia, di quella gioia maturata anche nella sofferenza superata, vissuta con consapevolezza.

ECCO I TESTI DEL GIORNO

VANGELO – Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

PRIMA LETTURA – At 1,15-17.20-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

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