#25Settembre2022 – MAESTRA POVERTA’ – (26ma Tempo Ordinario/C)

Un divario, una vita differente ed una fine differente, tra un ricco ed un povero. Questo il tema dell’odierna domenica. In continuità con il Padre Misericordioso e l’amministratore disonesto delle scorse domeniche, il tema centrale resta: come utilizzo il bene della vita e come risponde e cosa fa Dio?

Due livelli a confronto.

Un ricco che vestiva di porpora, un simbolo molto particolare, un tessuto di cui solo i re erano in possesso. Un ricco però che non si dice sia re (sarebbe stato un dato importante), ma forse cosi ricco da voler essere per orgoglio, superbia, più di un re.

Che si dava a lauti banchetti ogni giorno! Non aveva misura del tempo, dello spazio, del bisogno e della necessita. L’obiettivo era dimostrare di essere grande e possedere tanto, essere nella tracotanza. Era usanza nei popoli antichi fare banchetti con cibo a sbafo solo per dire il proprio potere più di altri. Qui non parliamo di banchetti di tanto in tanto, ma quotidiani. Oltre misura.

Dall’altra parte un povero!

Egli bussa alla porta! Sembra quasi un campanello dove risuona il monito di Gesù “i poveri li avrete sempre con voi”. Alle nostre porte c’è sempre un Lazzaro che bussa, c’è sempre un povero ( di qualsiasi povertà) che bussa alle nostre porte.

Un povero consumato pieno di piaghe. Senza pretese, gli bastano le briciole. Senza nessuno che prova pietà, solo i cani leccano le sue piaghe.

Spesso siamo cosi noi, svuotati e disincantati di tutto, non abbiamo più pretese perchè svuotati da dolore, delusione, mancanze materiali. Soli senza qualcuno con cui condividere il dolore.

Altre volte sono i fratelli in questa situazione. Questa dimensione di povertà forse è qualcosa di ciclico, gira!

Tanto è vero che a morte la situazione si ribalta, non si livella come direbbe la poesia di Totò, ma ribalta, da a ciascuno ciò che si è meritato.

Ora è il ricco in piena difficoltà e disperazione. Chiede pietà al povero, lo stesso che aveva chiesto pietà alla sua porta.

Insiste e chiede che se non può salvarsi lui almeno di avvisare i fratelli. Come l’amministratore disonesto della Parabola di domenica scorsa si apre ora ad un gesto di pietà, carità.

Non sarà possibile, ognuno è responsabile delle sue azioni. Ci sono Legge e Profeti, il cuore della bibbia Ebraica. Abbiamo una legge data nel Vangelo, la legge dell’Amore, non abbiamo scusanti ad indifferenza e superbia.

Dio non punisce, la voce di Abramo non è arrabbiata, cerca di spiegare e diventa un insegnamento.

Dio non ci punisce, gli stessi errori che paghiamo possono essere insegnamenti sapienziali che ci fanno capire dove migliorare e rimettere i piedi per un nuovo cammino.

C’è sempre un povero, materiale, spirituale, psicologico, che bussa alla nostra porta. Ne incontriamo continuamente. Non siamo sordi e superbi credendo di poter contare sempre sulle nostre ricchezze o convinzioni. Domani potremmo essere noi poveri. Rileggiamo la vita, impariamo dagli errori, per vivere oltre superbia ed indifferenza. Diffondiamo il bene per creare bene intorno.

UNO SGUARDO ALLA PRIMA LETTURA

Un “guai” a coloro che vivono da spensierati (come il ricco), pronti a godersi a sbafo ogni cosa, carichi di convinzioni, che dimenticano i poveri, i deboli. Per loro giungerà una ribaltata situazione, ci sarà l’esilio. Forse non per forza nella vita eterna, ma nella ciclicità ed imprevedibilità della vita. L’egosimo fa chiudere e restare soli, esiliati. Come l’amministratore disonesto occorre rimediare.

UNO SGUARDO ALLA SECONDA LETTURA

L’uomo di Dio, il discepolo di Cristo, fa una scelta nella sua vita cristiana: sceglie giustizia, pietà, fede, carità, pazienza e mitezza. Quindi evita ingiustizia, egoismo, superbia, vanità ed ogni cosa che lo pone sopra gli altri dimenticando che siamo tutti fragili fratelli figli di Dio.

ECCO I TESTI DI QUESTA DOMENICA

VANGELO – Lc 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

PRIMA LETTURA – Am 6,1a.4-7

Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.

SECONDA LETTURA – 1 Tm 6,11-16

Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

1 Comments on “#25Settembre2022 – MAESTRA POVERTA’ – (26ma Tempo Ordinario/C)”

  1. Pingback: #26Settembre2022 – SCEGLI LA PICCOLEZZA – (Lunedì 26ma Tempo Ordinario) | Massimiliano Arena

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