#21Dicembre2022 LA VITA COME ALBA SEMPRE NUOVA (Giorno 5 Settenario di Natale)

“O Astro che sorgi… Vieni, illumina”. Ieri abbiamo riflettuto sul si di Maria, sul lasciarsi aprire il cuore da Dio perché Egli possa aprire le nostre prigioni.

Maria subito dopo parte, per tre motivi: deve verificare se è vero ciò che l’angelo ha detto sulla gravidanza della cugina, vuole aiutare sua cugina, ha fretta di dire al mondo ciò che gli sta accadendo. Questo perché quando dici si a Dio la tua vita é come un nuovo Astro che sorge, Egli ti riaccende come un fuoco che divampa e riparte in noi la curiosità di cercare la verità, la carità da condividere con o fratelli, la gioia e la speranza da donare. Chiediamoci se in noi, l’incontro con Dio, genera curiosità, carità, speranza, gioia. È la verifica. Nel silenzio chiediamo a Dio che sia per noi “Astro che sorge” perché noi, grazie a Lui, possiamo essere nuove stelle che spendono nel mondo.

Alzati da ció che ti tiene nel buio.
De-sidera il meglio per te, giungi alle stelle della tua Dignità.
Cristo che ti ama, Stella di ogni giorno, ti cerca li dove sei finito per portarti al massimo di te. Questo ha capito Maria per questo corre in fretta a portare la bella notizia.

Lc 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»

Ct 2,8-14

Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L’amato mio somiglia a una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia dalle inferriate.

Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.

Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole»

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