#22Dicembre2022 CHE LA VITA SIA UNA DANZA DI RINGRAZIAMENTO (Giorno 6 Settenario del Natale)

Sembra difficile oggi, nelle difficoltà sociali e personali in cui viviamo, spesso tra mille affanni e problemi, trovare motivi per ringraziare, per esplodere di gioia e dire anche grazie a Dio. Al massimo cerchiamo divertimento in momenti in cui svagarci lontano dai problemi.

Si avvicina sempre più il giorno in cui riviviamo il meraviglioso gesto di Amore di Gesù di essersi fatto uomo accanto a noi. Deve ricordarci che la vita è attesa e amore, Tenerezza e vicinanza. Viviamo attendendo la sua nuova venuta promessa. Ma il fatto che sia già venuto, che celebriamo questo, che attendiamo, può lasciare la nostra vita così come è? Impossibile.

Maria scoppia di gioia a sapere che Gesù sta venendo in lei. Salta, danza, canta. L’incontro con il “Re delle genti” deve riempirci di gioia, amore, speranza da cantare, danzare, narrare li dove è la nostra storia. Muoverci, camminare, incontrare, ascoltare, abbracciare con gioia e con speranza da infondere. Il “Re delle genti”, appunto “delle genti” é sceso nella nostra fragilità di popolo e l’ha riempita. Il mondo, oggi stanco e confuso, per quanto distratto in realtà attende questo nostro canto di speranza.

Trasforma la tua vita in una danza di gioia, come Maria. Guardati dentro, guardati intorno. Fermati, rifletti, non trovi motivi per cui dire grazie? Quante cose belle ti giungono nonostante la tua fragilità e le tue piccolezze? Il “Re delle genti” chiede di essere riconosciuto nella piccolezza.

Lc 1,46-55

In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre»

1 Sam 1,24-28

In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.

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