#06Gennaio2022 – MISURARE UN DIO SENZA MISURA – (Epifania del Signore)

I magi/maghi, uomini rispettati di scienza e ipotetiche sapienze, con i loro calcoli cercano il senso delle cose, cercano il potere nell’annunciato Dio. I loro calcoli non gli fanno riconoscere il male di Erode. Ci insegnano che il Dio che non si fa calcolare perchè oltre ogni nostro calcolo può stupire, entrare a contatto con la nostra umanità, aprirci a capire il male e indicarci strade diverse su cui camminare. Ma dobbiamo desiderare di seguire la Stella che ci migliora, non il buio in cui ci siamo abituati.

Ricordiamo l’arrivo dei Magi alla grotta di Betlem.

Definiamoli meglio: essi sono magoi che letteralmente significa maghi.

Non immaginiamo maghi e streghette come siamo soliti pensarli noi, i maghi dell’epoca erano studiosi anche di scienze affini alla matematica, studiavano le stelle, i loro movimenti, giocando tra astronomia e astrologia. Misuravano dei fenomeni da cui traevano significati e visioni del futuro.

Nei loro calcoli, da uomini di scienze e rispettati come tali, scoprono la stella che deve portarli al Dio, al Re dei Re, e questi calcoli li portano davanti ad un bambino in una povera dimora.

Qualcosa non ha funzionato devono aver pensato, credevano di trovarlo tra gli uomini importanti, nelle case importanti. Per questo vanno da Erode, vengono ingannati da lui, e poi lo trovano dove non si aspettavano.

I magi (o maghi) sono immagine di tutto il mondo che nelle sue svariate culture, scienze, ricerche, teorie, è alla ricerca del senso, del tutto, del calcolare ogni cosa.

Loro, immagine di tutto ciò, si lasciano stupire e mettere in crisi nei loro calcoli dal Dio che non si fa calcolare.

Lasciano i loro calcoli e capiscono che possono solo adorarlo.

Adorare che come ci ricordava il grande Papa Benedetto XVI (cfr. omelia della Veglia GMG 2005 a Colonia) significa due cose dalla sua etimologia greca o latina.

Dal greco rimanda all’atto di prostrazione davanti a qualcosa di non umano, quindi ci rimanda a prendere consapevolezza che abbiamo bisogno di Dio e che non siamo noi Dio.

Dal latino il termine adorare significa portare alla bocca, traducibile con baciare. Richiama l’intimità necessaria da avere con Dio.

I magi ci insegnavo che la vita davanti a Cristo occorrono: voglia di mettersi in cammino, stupore, adorazione, cambiamento di scelte.

Voglia di mettersi in cammino, spinti da una stella, animati da desideri profondo (desiderio significa appunto mancanza di stelle dal latino), sentire che devo mettermi in cammino, azionarmi in un percorso per migliorare me stesso.

Stupore, quell’azione necessaria ad andare oltre i nostri calcoli, oltre le nostre convinzioni.

Adorazione, per capire che non siamo noi Dio e che capirlo e cercare di viverlo dobbiamo entrare in intimità con Lui per poco poco imitare il Suo essere.

Cambiamento di scelte perchè i Magi, incontrato lo stupore del Dio che non si fa calcolare, prendono coscienza del male che era in Erode e cambiano strada, per un’altra strada fecero ritorno.

Significativi anche i doni portati dai Magi: oro, incenso e mirra.

Oro a ricordare che davanti hanno il Re, un nuovo Re che da una Nuova Legge, quella dell’Amore.

L’incenso per ricordare che quel Re ha una nuova autorità poichè è oltre l’uomo, è Dio, il Dio che ha scelto di farsi uomo per insegnare all’uomo ad essere se stesso come creatura di Dio.

Mirra, per l’uomo che dovrà morire, a ricordare il Dio che ha scelto di condividere con l’uomo anche la sofferenza.

E noi scegliamo la Stella che ci mette in cammino e porta allo stupore? Oppure continuiamo a fare piccoli calcoli nel buio in cui ci siamo abituati?

Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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