#24Aprile2023 FEDE PRODUTTIVA (Lunedì 3a di Pasqua)

Ci siamo mai chiesti cosa produce la nostra fede? Divisioni con altri perché crediamo di essere i buoni ed altri i cattivi? Agitazione per non aver trovato quella realizzazione che volevo ma ormai siamo abituati? Oppure inquieta ricerca di bellezza che si traduce in fraternità da costruire, gioia da diffondere? Forse “crediamo” male, o meglio cerchiamo male.

Gesù constata che i discepoli lo stanno cercando perché hanno mangiato non perché credono forse che davvero Lui sia il figlio di Dio e vogliono diffondere la Sua Parola. Ci sono dei bisogni che spesso ci spingono a credere, e Dio non butta via nulla, prendi da questi bisogni, anche non proprio belli ma egoistici, per poi fare cose meravigliose. Possiamo aver iniziato a credere per qualsiasi motivo, ma oggi interroghiamoci seriamente sul perché lo facciamo e sopratutto sui frutti che produce. Se cerchiamo un Dio self-service, forse produrremo frustrazione perché non avremo ciò che abbiamo chiesto. L’abitudine ci porta ad agitazione e frustrazione che riserviamo distruggendo altri.

Vediamo Stefano, ha cercato un Cristo Risorto, e anche nella lotta, nel dolore, resta uomo di amore e speranza.

Gv 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

At 6,8-15

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.

Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.

Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».

E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo

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