#14Giugno2020 “LA TAVOLA DELLA COMUNITA’ “- (Corpus Domini/A) – Applicazioni pratiche delle 3 letture, scritto e video

VANGELO – Siamo umanità sfinita e stanca oggi giorno. Paure, smarrimenti, vuoti interiori e di Comunità . Quest’anno il Corpus Domini non riempirà nemmeno le strade con quel religioso silenzio. Forse è un’occasione più bella e più rara che mai. E se fossimo noi la processione più vera del Corpus Domini? Se fossimo noi oggi il prolungamento di questo Amore, se fossimo noi a dover riempire di qualcosa il mondo? Di cosa? Di Amore, un Amore di cui tutto e tutti oggi hanno bisogno che può venire solo dall’intimità con Cristo. Intimità che ci pone di capire cosa avrebbe pensato e fatto Gesù in ogni cosa. Stiamo stati privati di questa Eucaristia, ora una novità ci deve essere.

PRIMA LETTURA – Siamo un popolo in cammino, una Comunità in cammino. In cammino verso cosa? Verso la libertà. Situazioni, pensieri, cattive gestione ci hanno fatto diventare schiavi, schiacciandoci e tirando fuori da noi il peggio. Ora dobbiamo voltare pagina. Prendere quei sentimenti di Cristo e rivoluzionare i nostri e continuare a camminare. Solo l’amarci, il cercarci, il sostenerci gli uni gli altri, ci porterà di nuovo alla libertà, sopratutto verso la libertà dai pensieri negativi verso noi stessi e gli altri.

SECONDA LETTURA – Mangiare insieme ci rende fratelli, dallo stesso pane, ogni settimana dobbiamo chiederci cosa dobbiamo aggiungere a questo amore? Cosa manca nella nostra Comunità?

Qui il video sulle riflessioni pratiche delle tre letture

Qui il video di approfondimento sul solo testo del vangelo

#08Giugno2020 “LA FELICITA’ E’ STARE ALLA PRESENZA” – (Lunedì 10ma Tempo Ordinario) – Commento video e scritto

beati

Ecco il video commento

C’è una linea che separa questo testo del Vangelo.

Da un lato un continuo invito (in realtà quasi imperativo) ad essere beati, cioè pienamente felici, dall’altro situazione affatto felici.

Come si fa a dire “sì felice” a coloro che sono nel pianto, sono perseguitati, soffrono? Dov’è il senso?

Occorre chiedersi che cosa sia la gioia nella Bibbia. Velocemente potremmo dire che l’esatto opposto di tutto ciò che intendiamo noi e per questo forse spesso non riusciamo ad essere davvero felici.

Per noi è avere qualcosa, possedere qualcosa, essere con qualcuno, arrivare da qualche parte. Eppure nonostante tutte queste cose restiamo spesso infelici e insoddisfatti.

Nella Bibbia la gioia è un dono, in particolare un dono di Dio, un dono dello Spirito Santo. E questa situazione di “beatitudine” in particolare è una promessa.

La si può capire solo se si sta alla presenza di Dio. Solo chi decide di vivere il proprio pianto, la propria sofferenza, le proprie situazioni di lotta per il bene, stando davanti a Dio può capire.

Che significa viverle davanti a Dio? Riempirle di relazione, vera, di Dio, di preghiera, aperte alla Sua Parola. Vivere leggere nonostante i pesi. Lui fa la promessa che si sarà felici. Tutte la futuro, solo due al presente: la povertà e l’essere perseguitati.

Ciò che ci rende più simili a Cristo, ci fa essere già ora soddisfatti e felici. Essere poveri, liberi di o

Ecco il testo.
Mt 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

#03Giugno2020 “LA GIUSTA MISURA NELLE RELAZIONI” (Mercoledì della 9a del Tempo Ordinario) – Commento scritto e video

relazioni

Ecco il commento video

Al primo impatto questo testo sembra voler fare un discorso sul matrimonio e sul divorzio. Sicuramente lo fa, ma non credo fosse l’obiettivo primario di Gesù, o meglio non in maniera solenne da farne un discorso morale sul si fa e non si fa.

Gesù punta a guardare sempre oltre, ad analizzare ogni problema sempre oltre. Il problema non è capire se è giusto o sbagliato il divorzio o capire l’importanza del matrimonio, ma capire che valore diamo alle relazioni, come le costruiamo, su cosa si fondono.

Di nessuna sarà moglie e marito nel regno dei cieli ci dice che c’è qualcosa di più importante della relazione in se, qualcosa su cui fondarla, che se messo da parte rende vano ogni discorso sulla stessa relazione.

Il regno dei cieli, cioè Cristo e la Sua Parola che ci spinge a chiederci perchè facciamo le cose, ad interrogarci.

Perchè viviamo quella relazione, su cosa la fondiamo? Perchè ne viviamo altre? Su cosa si fondano? Le viviamo nell’amore del Cristo? Viviamo la profondità la fedeltà cosi come la vive Cristo?

Nella prima Lettura Timoteo sprona a non vergognarsi di rendere testimonianza, cioè andare fino in fondo, con amore.

Ecco i testi di oggi:

Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

#22Maggio2020 “L’AMORE DA SENSO ANCHE AL DOLORE” (Venerdì 6a di Pasqua) Commento scritto e video

dolore

Ecco la video riflessione di oggi

A dirla cosi sembra che l’Amore sia remissivo al dolore e lo tollera.

Non è una riflessione appagante il dolore, è una presa di coscienza, in continuità con ciò che si diceva ieri. Gesù fa un esempio meraviglioso che solo le donne possono comprendere nella pienezza.

Durante il parto la donna soffre terribilmente, un dolore forse non sopportabile se vissuto con la stessa intensità fuori da quel momento, ma un secondo dopo, appena stringe tra le braccia il figlio o la figlia, quel dolore passa. Perchè?

L’Amore della madre, la gioia di questo Amore nel tenere in braccio la creatura, supera il dolore immenso, ma momentaneo. Quel dolore l’ha resa ciò che è, cioè mamma.

La stessa Passione di Gesù è stata “momentanea” in attesa della Resurrezione. Come amava chiamarla don Tonino Bello “Collocazione provvisoria”.

Come una mamma che soffre il parto e poi si riempie di gioia cosi l’Amore di Dio ci permette di amare la nostra vita, i nostri progetti, indirizzarli al bene nostro e di tutti, perchè la vita è un progetto di Amore che si fa dono. Amarla anche se per realizzarla occorrerà riempirla di sofferenze, fatiche, tappe per superare ostacoli. Tutto questo ci rende più maturi in ciò che siamo.

Nella prima Lettura Paolo non teme di morire, non teme la perdita della vita, nonostante già diverse paure e sofferenze, perchè sa che pure se ci fossero essere sarebbero inserite in un progetto immenso che lui non può fermare e proprio quelle sofferenze lo renderebbero più simile allo stesso Cristo.

Ecco le letture

Gv 16,20-23a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

At 18,9-18

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo. Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

#21Maggio2020 “L’AMORE E’ PRENDERE COSCIENZA DELLA REALTA'” (Giovedì della 6a di Pasqua) Commento video e scritto

realtà

Ecco la video riflessione di oggi

Gesù vuole che i discepoli stiano con i piedi per terra, prendano davvero consapevolezza della loro condizione. Essere cristiani non è essere su un altro pianeta, è essere nel mondo e vivere costruendo Amore, consapevoli che questo non farà immediatamente piacere a molti, a coloro che non vogliono i frutti dell’Amore, che non vogliono giustizia, pace, concordia, coloro che non vogliono Dio perchè si sentono degli dei sopra tutto.

Un gioco di parole di Gesù per dire che chi decide di essere discepolo potrà passare momenti brutti, ma sarà felice, se sarà fedele, perchè avrà la consapevolezza di aver compreso la realtà ed esserci stato dentro, aver contribuito. Solo questa promessa futura di felicità può dar senso alla realtà.

In nome della felicità che Gesù promette viviamo con profondità la nostra quotidianità, scoprendo la realtà, prendendo consapevolezza, anche delle cose brutte che fanno male, leggendole alla luce dell’esperienza di Amore di Cristo. Tutto diverrà occasione nuova, nel tempo, di costruire, cambiare.

Nella prima lettura una consapevolezza dei discepoli di fare delle scelte. Hanno sofferto nel sentirsi respinti dai più vicini e decidono di andare oltre, di andare dai pagani, cambiare. La realtà, nella presa di consapevolezza di fa cambiare per costruire al meglio.

Ecco le letture del giorno

Gv 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

At 18,1-8

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

Audio e testi del percorso online RISCOPRIRSI COMUNITA’ per catechisti ed operatori pastorali

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“PERCHE’ ANNUNCIAMO, CON QUALE STILE?” – 1 incontro del percorso online per catechisti ed operatori pastorali “Ricoprirsi Comunità” (Audio e scritto)

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Primo incontro del percorso “Riscoprirsi comunità” per catechisti ed operatori pastorali.

Il primo incontro è stato sul tema “Perchè annunciamo? Con quale stile?” di riflessione sul primo e secondo capitolo degli Atti degli Apostoli.

Ecco l’audio del solo intervento del prof. Massimiliano Arena e non della discussione

Ecco il testo della riflessione

1 PERCHE ANNUNCIAMO

#06Maggio2020 “NON AUTO-CONDANNARTI A VIVERE NEL BUIO” (Mercoledì 4a di Pasqua) – Riflessione scritta e video

buioluce

Ecco la riflessione video di oggi

 

Si, molto spesso ci auto condanniamo a vivere nel buio. Il Vangelo ci parla di buio, di luce e di condanna e di una condanna che “c’è già chi lo condanna”.

Chi ci condanna già? Il male? Le forze del male? Certamente, ma sopratutto ci siamo condannati, auto condannati noi stessi. Mi ricorda quel discorso sul quanto abbiamo amato di Matteo 25, in cui si dice a coloro che hanno amato “venite benedetti dal Padre mio” e a coloro che non hanno amato “via maledetti”, non dal Padre mio, perchè Dio non maledice, ma da noi stessi, dalle nostre scelte.

Si, siamo noi a condannarci spesso, quando abbiamo davanti le scelte da fare, quelle di cui parlavamo nei giorni scorsi, quelle voci interiori, e scegliamo spesso quella più comoda, quella che ci chiede meno fatica, quella che al momento forse ci dà una felicità minore e appagante all’instante. Ma spesso la conseguenza è vivere nelle tenebre, nel buio. Un’immagine quella del buio che può rimandare a tante altre cose. Il vivere nascosti, il vivere con l’ansia di altri, il vivere spesso sapendo di essere sempre meno, il vivere sentendosi le ali tarpate, il vivere chiusi abbandonati a se stessi nel buio di una camera.

Dio è luce e ci ha dato la possibilità di emergere, di conoscere Lui ed in Lui il Padre. Una salita, una scalata, verso la luce e la felicità.

Nella luce il lavoro bello, col tempo, viene riconosciuto, come nella prima lettura per Barnaba e Paolo.

Ecco di seguito le letture del giorno

Gv 12, 44-50

In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

At 12,24 – 13,5

In quei giorni, la parola di Dio cresceva e si diffondeva. Bàrnaba e Sàulo poi, compiuto il loro servizio a Gerusalemme, tornarono prendendo con sé Giovanni, detto Marco.
C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetràrca, e Sàulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.

“IL DUBBIO DELLA FEDE” – In dialogo con il prof. Markus Krinke (Vangelo 2a di Pasqua/A)

Di seguito il video della riflessione condivisa sul tema del DUBBIO DELLA FEDE con il prof. Markus Krinke (Docente di Filosofia Moderna ed Etica Sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano, direttore della Cattedra “Antonio Rosmini” presso l’Istituto di Studi Filosofici di Lugano, docente di Dottrina Sociale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, docente di Antropologia Teologica presso la Pontificia Università Lateranense)

Abbiamo cercato insieme di rispondere alle domande: “il dubbio serve alla fede? Indebolisce o rafforza la fede?”

Dialogo tra il prof. Massimiliano Arena e il prof. Markus Krinke pubblicato sulla pagina Facebook VANGELO SOCIAL 

#01Marzo2020 “LA TENTAZIONE MI EDUCA” (1a Quaresima A)

Molto spesso pensiamo che lo Spirito Santo funzioni come una SPA, un centro benessere che ci porta al totale rilassamento. Lo Spirito non fa vivere solo esperienze appaganti, ma ciò che ci educa e forma. Lo spirito conduce Gesù nel deserto e viene tentato.

A che scopo tentare Gesù? Lui è Dio invincibile. Gesù si fa tentare per insegnare a noi uomini come si vince la tentazione.

Innanzitutto cosa è la tentazione? Essa è come un esame finale, una messa alla prova per dimostrare ciò in cui si crede. E come si superano gli esami finali se non dimostrando di sapere teoria e pratica?

Gesù supera la tentazione con la Parola di Dio, facendo emergere che Lui è di Dio. Si, noi di chi ci sentiamo? A chi sottostiamo? Questo la dice lunga sulla forza e libertà che abbiamo di vincere le tentazioni. Essere di Dio ci custodisce e fa sentire preziosi. Gesù supera tre tentazioni che sono le nostre quotidiane:

1️⃣ Dar sfogo a bisogni e capricci (la soluzione è puntare all’essenziale)

2️⃣ Sfidare la vita sentendoci onnipotenti (la soluzione è ammettere di essere limitati e che Dio solo è onnipotente)

3️⃣ Sentirsi onnipotenti su tutti (la soluzione è sentire che l’unico potere è l’amore e che viene da Dio)

Di seguito testo del Vangelo e video di approfondimento

Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano

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