#06Settembre2020 “SE CUSTODISCI IL FRATELLO E’ GIA’ QUI IL PARADISO” – (Domenica 23ma Tempo Ordinario/A) Commento scritto e video

Siamo in fase di ripartenze nelle nostre Comunità, ma anche oltre, nei luoghi di lavoro, nella scuola. Le incertezze e le varie poche chiarezze su norme e attuazioni ci portano a inevitabilmente a divergenze di idee, scontri. Alcuni scontri riguardano questioni personali tra alcuni, altre coinvolgono e danneggiano tutto il gruppo, tutta la Comunità.

Gesù indica un paio di obiettivi da rispettare con questo discorso e traccia una strada. Gli obiettivi sono:

  • L’altro resta sempre un fratello, viene sottolineato il chiamarlo cosi. Nessuna colpa può togliere all’altro la dignità di essere mio fratello e la dignità di essere trattato come tale. Quel “peccato” è un momento del fratello in cui non ha “centrato il bersaglio” .
  • Nostro obiettivo è avere Dio in mezzo a noi. Quindi stare uniti e custodire il fratello.

La soluzione è nella “correzione fraterna” che non è rimproverare ma custodire il fratello e la Comunità.
Custodire il fratello è un processo meticoloso, fatto di azioni, cura, dialoghi.
Custodire il fratello è creare qui in terra pezzi di cielo.
Custodire il fratello è rendere visibile Dio.
Custodire il fratello è custodire Dio.

Cerchiamo di capire il cammino che delinea Gesù. Una via di correzione fraterna su più livelli, che tiene conto di una gradualità, che permette una lettura più ampia, con più sapienza, capace di andare oltre.

Tre livelli

  1. A DUE A DUE: Un dialogo col fratello che ha sbagliato “ammonendolo” che non è rimproverando ma un verbo (elenxon) che indica un convincere, un portare a conoscenza dell’altro le cose. Correggere il fratello è mettersi a disposizione, donare a lui la visione corretta ma senza giudicare, ma mettendosi accanto per trovarla e costruirla insieme. Far notare cosa ha ferito, cosa ha provocato in noi, nella Comunità l’errore, ma senza attaccare.
  2. IN GRUPPETTO: Se da soli non basta è bene farlo con dei “testimoni” da non vedere come strumento di ritorsione, cosi tutti possono sapere eventualmente, ma come accompagnamento. Gli altri sono sostegno nel far conoscere il bene, nel dialogo e sostegno nell’aiutare al raggiungimento.
  3. NELLA COMUNITA’: Essa è e resta il garante se vive secondo il Vangelo. La Comunità può fare correzione fraterna distruggendo o creando. Distrugge se lo fa con giudizio, sempre pronta ad atteggiamento di sospetto in cui l’altro è una minaccia, chiusa nei suoi soliti schemi e membri. Può creare se sa accogliere, se vede nell’errore un momento di confronto e crescita del singolo e di tutta la Comunità.

Il Vangelo è duro alla fine, se proprio non si riesce sia come “pagano”. La Comunità deve garantire l’unità, difendere se stessa. Vi sono alcuni, per libera scelta personale, che non rispettano nulla dei principi, dei valori che una Comunità si dà e per questo si auto escludono da essa, sono appunti “fuori”, sono “pagani” ed è giusto in estremi casi allontanarli perchè la Comunità ritrovi la sua stabilità.

A garantire questo, in ogni gruppo, in ogni Comunità, occorre che ci siano dei leader, essi sono le guide, quelli che il Vangelo dice “legano e sciolgono”. Nessun gruppo si regge senza regole e valori e nessun valore e regola si regge senza dei leader che conducono alla conoscenza, interpretazione e rispetto.

Il gruppo, la Comunità, in questo modo è luogo di Dio, la relazione di “due o tre” che stanno insieme è luogo di Dio. La Comunità mi salva dal credere da solo, perchè nessuno può credere da solo.

Qui la riflessione in video

Ecco il testo del Vangelo

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

#22Agosto2020 “AMA PRETENDENDO CIÒ CHE SEI DISPOSTO A DARE”

Gesù spesso dibatte con scribi e farisei dei quali condanna non la cattiveria, ma l’incapacità della libertà di amore, di essere capaci di amare per l’amore in sé, e non legati ad una legge che gli fa schiavi spesso fino a far perdere di vista il senso vero delle cose.

Scribi e farisei possiamo diventarlo tutti nei nostri ruoli di innamorati, amici, figli, genitori, lavoratori, studenti, nel nostro ruolo nella Chiesa e nella società.

Possiamo diventarlo tutti quando in nome di nostre idee, spesso testarde, spesso più definibili fisime, che per noi diventano vere e proprie leggi, amiamo gli altri intorno a noi ma stando su un piedistallo, sempre con la consapevolezza di essere noi i migliori che devono far capire agli altri cosa fare. Cristo ci chiede di amare donando agli altri ciò che vorremmo che gli altri donassero a noi, pretendere dagli altri ciò che stessi siamo capaci di dare per primi, amare i limiti altrui come vogliamo che venissero amati i nostri. Il perfezionismo è un peso enorme sul cuore dei fratelli.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

#12Agosto2020 “I PASSAGGI DELL’AMORE FRATERNO” (Mercoledì 19ma Tempo Ordinario)

L’amore fraterno è tema centrale di tutto il Cristianesimo, di tutta la Sacra Scrittura. Ma quando parliamo di questo tema spesso commettiamo due errori: uno è ridurlo a un semplice “volesemo bene”, l’altro non valorizzare un aspetto fondamentale che è correggersi le colpe a vicenda, la famosa correzione fraterna.

Gesù è molto pratico e non ci dice solo di farlo, non ci dice che è importante far notare l’errore del fratello ma ci spiega anche come fare.

L’amore fraterno prevede la correzione fraterna è questa prevede una premessa e dei passaggi. La premessa è che se voglio correggere il fratello devo essere disposto io a farmi correggere e correggere l’altro avvolgendolo di amore come io vorrei essere avvolto.

I passaggi sono questi:

  • A TU PER TU DA FRATELLI – Affronta la questione a due: da fratelli, tendendo la mano, facendo sentire la vicinanza, l’affetto, senza stare sul piedistallo, ma da fratelli peccatori che cercano insieme la vita giusta
  • OLTRE IL PERSONALE – Farlo con altri testimoni: se l’approccio personale non è la strada giusta perchè magari il rapporto personale è minato e contaminato da altro è bene affrontare la correzione, con carica di amore e tenerezza, senza giudicare, con altri, insieme, facendo sentire che non si tratta di una questione personale, ma di amore di fratelli per correggere
  • LA FORZA DELLA COMUNITA’ – Farlo con la Comunità intera: questo è quello più difficile, ultimo stadio ma quello a cui siamo meno abituati. Richiede eliminare davvero ogni giudizio e pettegolezzo, parlare della colpa del fratello facendo sentire su di lui, insieme l’amore pronto ad accompagnare e mai uno sguardo di giudizio, far percepire che è membro amato di una Comunità che vuole il suo bene e non membro giudicato e marchiato dal suo errore.

Questa pagina di Vangelo dovrebbe mettere seriamente in crisi le nostre comunità tutte.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

#22Luglio2020 “SCOPRI CHE L’AMORE NON TI MANCA MAI” (Festa di Santa Maria Maddalena)

Ecco la video riflessione

Stupenda la festa di Santa Maria Maddalena istituita come obbligatoria da Papa Francesco per sottolineare la Misericordia di Dio.

La Misericordia non è un Dio che accetta tutto ma un Dio che sempre, anche dal fondo più brutto permette la risalita. La Maddalena è salvata due volte. Nel suo perdono quel giorno, salvata dalla lapidazione, dal giudizio di altri. La seconda al sepolcro, si sente morire non vedendo più la fonte del Suo Amore, ma Egli è lì che l’attende. Per ricominciare dobbiamo sentirci amato e Cristo e l’unico che ci ha sentire amati sempre, nonostante tutto. Solo in questo amore possiamo risalire, non in altri.

Qui il testo del Vangelo

Gv 20,1-2.11-18

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

#21Luglio2020 “RIPOSIZIONARE I LEGAMI” – (Martedì 16ma Tempo Ordinario)

Ecco la video riflessione

Ancora una volta Gesù sembra disprezzare i suoi parenti, la sua famiglia. Addirittura del “Chi è mia madre?” risuona come un “non ti conosco”. Afferma che parte dei “suoi” è solo di ascolta e vive la Parola di Dio.

E’ una rinuncia ai legami dei sangue? Un disprezzare la famiglia? Oppure un riposizionare il baricentro delle cose? Gesù riposiziona le cose. Ogni nostra relazione non può essere vera se non vissuta nella Parola di Dio, dove troviamo la luce perchè nulla di provochi dipendenza, oppressione, instabilità. Gesù ci invita a non permettere a nessuno la proprietà sulla nostra vita che resta suo dono da fruttificare.

La nostra vita è piena di cose, relazioni, situazioni. Tra famiglia, lavoro, amici, ambienti che frequentiamo, intessiamo decine di rapporti, spesso non sempre positivi, spesso quelli che dovrebbero essere più positivi ti svuotano. Allora? Dove trovare energia e forza? Come riposizionare le cose? Dove ritrovare il senso? Nella Parola di Dio. In essa sentiamo ricucita e perdonata ogni nostra fragilità, essa scava in noi per mettere ancora acqua fresca nei solchi dei fallimenti perchè possiamo ancora portare frutto.

La Parola di Dio ci pone davanti obiettivi e priorità, per Gesù era predicare, i “suoi” se volevano lo seguivano con amore in questa sua libertà, in questa liberante vita, in questo liberante amore.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 12,46-50
 
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

 
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
 
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
 
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

#14Giugno2020 “LA TAVOLA DELLA COMUNITA’ “- (Corpus Domini/A) – Applicazioni pratiche delle 3 letture, scritto e video

VANGELO – Siamo umanità sfinita e stanca oggi giorno. Paure, smarrimenti, vuoti interiori e di Comunità . Quest’anno il Corpus Domini non riempirà nemmeno le strade con quel religioso silenzio. Forse è un’occasione più bella e più rara che mai. E se fossimo noi la processione più vera del Corpus Domini? Se fossimo noi oggi il prolungamento di questo Amore, se fossimo noi a dover riempire di qualcosa il mondo? Di cosa? Di Amore, un Amore di cui tutto e tutti oggi hanno bisogno che può venire solo dall’intimità con Cristo. Intimità che ci pone di capire cosa avrebbe pensato e fatto Gesù in ogni cosa. Stiamo stati privati di questa Eucaristia, ora una novità ci deve essere.

PRIMA LETTURA – Siamo un popolo in cammino, una Comunità in cammino. In cammino verso cosa? Verso la libertà. Situazioni, pensieri, cattive gestione ci hanno fatto diventare schiavi, schiacciandoci e tirando fuori da noi il peggio. Ora dobbiamo voltare pagina. Prendere quei sentimenti di Cristo e rivoluzionare i nostri e continuare a camminare. Solo l’amarci, il cercarci, il sostenerci gli uni gli altri, ci porterà di nuovo alla libertà, sopratutto verso la libertà dai pensieri negativi verso noi stessi e gli altri.

SECONDA LETTURA – Mangiare insieme ci rende fratelli, dallo stesso pane, ogni settimana dobbiamo chiederci cosa dobbiamo aggiungere a questo amore? Cosa manca nella nostra Comunità?

Qui il video sulle riflessioni pratiche delle tre letture

Qui il video di approfondimento sul solo testo del vangelo

#08Giugno2020 “LA FELICITA’ E’ STARE ALLA PRESENZA” – (Lunedì 10ma Tempo Ordinario) – Commento video e scritto

beati

Ecco il video commento

C’è una linea che separa questo testo del Vangelo.

Da un lato un continuo invito (in realtà quasi imperativo) ad essere beati, cioè pienamente felici, dall’altro situazione affatto felici.

Come si fa a dire “sì felice” a coloro che sono nel pianto, sono perseguitati, soffrono? Dov’è il senso?

Occorre chiedersi che cosa sia la gioia nella Bibbia. Velocemente potremmo dire che l’esatto opposto di tutto ciò che intendiamo noi e per questo forse spesso non riusciamo ad essere davvero felici.

Per noi è avere qualcosa, possedere qualcosa, essere con qualcuno, arrivare da qualche parte. Eppure nonostante tutte queste cose restiamo spesso infelici e insoddisfatti.

Nella Bibbia la gioia è un dono, in particolare un dono di Dio, un dono dello Spirito Santo. E questa situazione di “beatitudine” in particolare è una promessa.

La si può capire solo se si sta alla presenza di Dio. Solo chi decide di vivere il proprio pianto, la propria sofferenza, le proprie situazioni di lotta per il bene, stando davanti a Dio può capire.

Che significa viverle davanti a Dio? Riempirle di relazione, vera, di Dio, di preghiera, aperte alla Sua Parola. Vivere leggere nonostante i pesi. Lui fa la promessa che si sarà felici. Tutte la futuro, solo due al presente: la povertà e l’essere perseguitati.

Ciò che ci rende più simili a Cristo, ci fa essere già ora soddisfatti e felici. Essere poveri, liberi di o

Ecco il testo.
Mt 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

#03Giugno2020 “LA GIUSTA MISURA NELLE RELAZIONI” (Mercoledì della 9a del Tempo Ordinario) – Commento scritto e video

relazioni

Ecco il commento video

Al primo impatto questo testo sembra voler fare un discorso sul matrimonio e sul divorzio. Sicuramente lo fa, ma non credo fosse l’obiettivo primario di Gesù, o meglio non in maniera solenne da farne un discorso morale sul si fa e non si fa.

Gesù punta a guardare sempre oltre, ad analizzare ogni problema sempre oltre. Il problema non è capire se è giusto o sbagliato il divorzio o capire l’importanza del matrimonio, ma capire che valore diamo alle relazioni, come le costruiamo, su cosa si fondono.

Di nessuna sarà moglie e marito nel regno dei cieli ci dice che c’è qualcosa di più importante della relazione in se, qualcosa su cui fondarla, che se messo da parte rende vano ogni discorso sulla stessa relazione.

Il regno dei cieli, cioè Cristo e la Sua Parola che ci spinge a chiederci perchè facciamo le cose, ad interrogarci.

Perchè viviamo quella relazione, su cosa la fondiamo? Perchè ne viviamo altre? Su cosa si fondano? Le viviamo nell’amore del Cristo? Viviamo la profondità la fedeltà cosi come la vive Cristo?

Nella prima Lettura Timoteo sprona a non vergognarsi di rendere testimonianza, cioè andare fino in fondo, con amore.

Ecco i testi di oggi:

Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

#22Maggio2020 “L’AMORE DA SENSO ANCHE AL DOLORE” (Venerdì 6a di Pasqua) Commento scritto e video

dolore

Ecco la video riflessione di oggi

A dirla cosi sembra che l’Amore sia remissivo al dolore e lo tollera.

Non è una riflessione appagante il dolore, è una presa di coscienza, in continuità con ciò che si diceva ieri. Gesù fa un esempio meraviglioso che solo le donne possono comprendere nella pienezza.

Durante il parto la donna soffre terribilmente, un dolore forse non sopportabile se vissuto con la stessa intensità fuori da quel momento, ma un secondo dopo, appena stringe tra le braccia il figlio o la figlia, quel dolore passa. Perchè?

L’Amore della madre, la gioia di questo Amore nel tenere in braccio la creatura, supera il dolore immenso, ma momentaneo. Quel dolore l’ha resa ciò che è, cioè mamma.

La stessa Passione di Gesù è stata “momentanea” in attesa della Resurrezione. Come amava chiamarla don Tonino Bello “Collocazione provvisoria”.

Come una mamma che soffre il parto e poi si riempie di gioia cosi l’Amore di Dio ci permette di amare la nostra vita, i nostri progetti, indirizzarli al bene nostro e di tutti, perchè la vita è un progetto di Amore che si fa dono. Amarla anche se per realizzarla occorrerà riempirla di sofferenze, fatiche, tappe per superare ostacoli. Tutto questo ci rende più maturi in ciò che siamo.

Nella prima Lettura Paolo non teme di morire, non teme la perdita della vita, nonostante già diverse paure e sofferenze, perchè sa che pure se ci fossero essere sarebbero inserite in un progetto immenso che lui non può fermare e proprio quelle sofferenze lo renderebbero più simile allo stesso Cristo.

Ecco le letture

Gv 16,20-23a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

At 18,9-18

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo. Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

#21Maggio2020 “L’AMORE E’ PRENDERE COSCIENZA DELLA REALTA'” (Giovedì della 6a di Pasqua) Commento video e scritto

realtà

Ecco la video riflessione di oggi

Gesù vuole che i discepoli stiano con i piedi per terra, prendano davvero consapevolezza della loro condizione. Essere cristiani non è essere su un altro pianeta, è essere nel mondo e vivere costruendo Amore, consapevoli che questo non farà immediatamente piacere a molti, a coloro che non vogliono i frutti dell’Amore, che non vogliono giustizia, pace, concordia, coloro che non vogliono Dio perchè si sentono degli dei sopra tutto.

Un gioco di parole di Gesù per dire che chi decide di essere discepolo potrà passare momenti brutti, ma sarà felice, se sarà fedele, perchè avrà la consapevolezza di aver compreso la realtà ed esserci stato dentro, aver contribuito. Solo questa promessa futura di felicità può dar senso alla realtà.

In nome della felicità che Gesù promette viviamo con profondità la nostra quotidianità, scoprendo la realtà, prendendo consapevolezza, anche delle cose brutte che fanno male, leggendole alla luce dell’esperienza di Amore di Cristo. Tutto diverrà occasione nuova, nel tempo, di costruire, cambiare.

Nella prima lettura una consapevolezza dei discepoli di fare delle scelte. Hanno sofferto nel sentirsi respinti dai più vicini e decidono di andare oltre, di andare dai pagani, cambiare. La realtà, nella presa di consapevolezza di fa cambiare per costruire al meglio.

Ecco le letture del giorno

Gv 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

At 18,1-8

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.