#05Giugno2020 “GESU’ MISURA DI TUTTO” (Venerdì 9a Tempo Ordinario) – Commento video e scritto

cristo

Ecco il video commento

Gesù come centro di tutto, centro della storia e misura di ogni misura. Che significa in concreto?

Proviamo a pensare alla nostra vita. Quanto dobbiamo fare delle scelte, capire come agire in determinate situazioni, cosa eliminare e su cosa puntare, da dove attingiamo? Dove troviamo spunto per scegliere bene? Abbiamo una misura di confronto?

Spesso no, rischiamo spesso di scegliere a caso, o di pancia, di istinto peggio ancora. Mettere Gesù al centro significa decidere di avere un punto di forza, un punto unificatore, un baricentro che regge tutto in equilibrio, perchè la Sua Parola, ciò che Lui ha detto ed ha fatto diventano misura, insegnamento, confronto, esempio.

Cosi solo Egli porrà sotto i suoi piedi i nemici, i suoi nemici che sono anche i nostri, il male e tutto ciò che da essa de deriva.

Lo stupore per gli Ebrei era affermare il primato di Cristo su Davide. In Gesù c’è la nuova dinastia di coloro che vivono amati e salvati.

Nella prima lettura Paolo invita ancora una volta Timoteo a restare saldo ed in particolare li propone la Scrittura, la Parola, come tesoro da cui attingere per la Sapienza della vita, per rileggere la vita e camminare da amati e da salvati.

Ecco i testi:

Mc 12,35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

#04Giugno2020 “LA GIUSTA MISURA DELL’AMORE” (Giovedì 9a Tempo Ordinario) – Commento video e scritto

 

 

Ecco il commento video di oggi

Don Tonino Bello amava dire che misura dell’Amore è amare senza misura. In questo Gesù fissa una “giusta misura” con cui amare. Il Vangelo di ieri ci aiutava a fissare la giusta misura delle relazioni, ad andare oltre i problemi in se.

Oggi ci spinge a comprendere che l’armonia dell’essere umano e del mondo si gioca su quel amare ed essere amato. Sublime poesia, ma sublime crisi sempre. Non sappiamo vivere senza amare, ma nell’amare soffriamo. E per amore non intendo solo relazioni, ma anche stare nella vita, desiderare ed attuare progetti, orientare il nostro futuro.

Gesù pone la giusta misura, che viene da Lui, viene da Dio, che è Amore. La misura prevede tre passaggi: amare Dio, se stessi, il prossimo.

Amare Dio con ogni forza, energia, renderlo prioritario nella mia vita, perchè solo cosi do un senso alla vita. Avere Dio nella vita, renderlo sopra ogni cosa, ci permette di avere un orientamento, un senso, non vivere a caso, senza filo conduttore, ma avere un senso che lega tutto, un riflettere, un Tu con cui dialogare, un tesoro a cui attingere (la Sua Parola) con cui confrontarsi. Amare Dio è non sentirsi soli, è garanzia già dell’essere amati.

Amare se stessi poi come naturale conseguenza dell’amare Dio ed essere amati da Lui. Dio mi ama in tutta la mia fragilità e vuole per me il meglio, nonostante tutto. Da questo amore io mi amo, nella mia fragilità, con i miei limiti, guardandomi con tenerezza, senza rigidità e desidero per me il meglio, cercare e costruire il meglio contro ogni mediocrità.

Amare il prossimo, come conseguenza dell’Amore a Dio, dell’essere amati da Dio e come conseguenza dell’amare me stesso. Non solo come conseguenza, ma come paragone e misura. Amare la fragilità degli altri come amo la mia, desiderare il meglio per gli altri come lo farei per me. Rispettare l’altro nella sua dimensione e non in quella che io vorrei della sua.

Nella prima lettura Paolo ricorda a TImoteo quando sia fondamentale la radicalità a Cristo, l’Amore con totalità a Dio, principio di tutti gli altri livelli di amore.

Ecco le letture del giorno:

Mc 12,28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 2,8-15

Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

#03Giugno2020 “LA GIUSTA MISURA NELLE RELAZIONI” (Mercoledì della 9a del Tempo Ordinario) – Commento scritto e video

relazioni

Ecco il commento video

Al primo impatto questo testo sembra voler fare un discorso sul matrimonio e sul divorzio. Sicuramente lo fa, ma non credo fosse l’obiettivo primario di Gesù, o meglio non in maniera solenne da farne un discorso morale sul si fa e non si fa.

Gesù punta a guardare sempre oltre, ad analizzare ogni problema sempre oltre. Il problema non è capire se è giusto o sbagliato il divorzio o capire l’importanza del matrimonio, ma capire che valore diamo alle relazioni, come le costruiamo, su cosa si fondono.

Di nessuna sarà moglie e marito nel regno dei cieli ci dice che c’è qualcosa di più importante della relazione in se, qualcosa su cui fondarla, che se messo da parte rende vano ogni discorso sulla stessa relazione.

Il regno dei cieli, cioè Cristo e la Sua Parola che ci spinge a chiederci perchè facciamo le cose, ad interrogarci.

Perchè viviamo quella relazione, su cosa la fondiamo? Perchè ne viviamo altre? Su cosa si fondano? Le viviamo nell’amore del Cristo? Viviamo la profondità la fedeltà cosi come la vive Cristo?

Nella prima Lettura Timoteo sprona a non vergognarsi di rendere testimonianza, cioè andare fino in fondo, con amore.

Ecco i testi di oggi:

Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

#02Giugno2020 -“CITTADINI FORESTIERI” (Martedì 9a Tempo Ordinario)- Commento scritto e video

pro

Ecco qui il commento al Vangelo di oggi in forma video

Quale migliore testo del Vangelo oggi per aiutarci a vivere la festa della Repubblica?

Un testo che da sempre pone alla riflessione il ruolo e la relazione tra Fede e Politica. Ma in realtà affronta anche qualcosa di più profondo.

Parto dalla frase sull’immagine della moneta. Gesù chiede di chi sia, di Cesare ovviamente, perchè sono cose dello Stato, che noi usiamo e dobbiamo rispettare.

Lo Stato va rispettato, va amato, allo Stato si contribuisce.

Ma i cristiani fanno qualcosa in più e questo dipende dall’immagine che c’è su di noi cristiani. Che immagine portiamo noi? Noi siamo l’immagine di Dio, Sua somiglianza.

Questo ci rende cittadini con ancora maggiore responsabilità. Ci rende cittadini “forestieri”, che stanno nelle cose del mondo, le rispettano, le vivono, contribuiscono ad essere con un piede per terra e l’altro in cielo, capaci di guardare le cose diversamente, con un certo distacco, mettendo al centro sempre l’Amore che si traduce in Verità e Bene Comune.

Lo Stato va rispettato, amato, allo Stato si contribuisce, per lo Stato si prega. Lo Stato si contraddice anche, con obiezione di coscienza, motivata e fondata, se le leggi non sono in sintonia con l’Amore, la Verità, il Bene Comune. Si contraddice con gli strumenti giusti, senza violenza.

Rispettiamo le cose di Cesare, che portano la sua immagine, con lo stile di chi porta in sè l’immagine di Dio.

C’è da chiedersi quanto abbiamo contribuito noi cristiani alla preghiera per i governanti in questa dura fase? Quanto abbiamo contribuito con proposte concrete, fattibili, risolutive? Oppure abbiamo solo criticato spesso sentendoci anche superiori?

Nella prima lettura Pietro invita nuovamente alla fermezza, alla consapevolezza, a ricentrare le cose per tornare a farle nel nome dell’Amore, nel nome di Dio.

Ecco i testi delle letture di oggi:

Mc 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perchè non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

2Pt 3,11b-15a.17-18

Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.

Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.

Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.

#22Maggio2020 “L’AMORE DA SENSO ANCHE AL DOLORE” (Venerdì 6a di Pasqua) Commento scritto e video

dolore

Ecco la video riflessione di oggi

A dirla cosi sembra che l’Amore sia remissivo al dolore e lo tollera.

Non è una riflessione appagante il dolore, è una presa di coscienza, in continuità con ciò che si diceva ieri. Gesù fa un esempio meraviglioso che solo le donne possono comprendere nella pienezza.

Durante il parto la donna soffre terribilmente, un dolore forse non sopportabile se vissuto con la stessa intensità fuori da quel momento, ma un secondo dopo, appena stringe tra le braccia il figlio o la figlia, quel dolore passa. Perchè?

L’Amore della madre, la gioia di questo Amore nel tenere in braccio la creatura, supera il dolore immenso, ma momentaneo. Quel dolore l’ha resa ciò che è, cioè mamma.

La stessa Passione di Gesù è stata “momentanea” in attesa della Resurrezione. Come amava chiamarla don Tonino Bello “Collocazione provvisoria”.

Come una mamma che soffre il parto e poi si riempie di gioia cosi l’Amore di Dio ci permette di amare la nostra vita, i nostri progetti, indirizzarli al bene nostro e di tutti, perchè la vita è un progetto di Amore che si fa dono. Amarla anche se per realizzarla occorrerà riempirla di sofferenze, fatiche, tappe per superare ostacoli. Tutto questo ci rende più maturi in ciò che siamo.

Nella prima Lettura Paolo non teme di morire, non teme la perdita della vita, nonostante già diverse paure e sofferenze, perchè sa che pure se ci fossero essere sarebbero inserite in un progetto immenso che lui non può fermare e proprio quelle sofferenze lo renderebbero più simile allo stesso Cristo.

Ecco le letture

Gv 16,20-23a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

At 18,9-18

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo. Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

#21Maggio2020 “L’AMORE E’ PRENDERE COSCIENZA DELLA REALTA'” (Giovedì della 6a di Pasqua) Commento video e scritto

realtà

Ecco la video riflessione di oggi

Gesù vuole che i discepoli stiano con i piedi per terra, prendano davvero consapevolezza della loro condizione. Essere cristiani non è essere su un altro pianeta, è essere nel mondo e vivere costruendo Amore, consapevoli che questo non farà immediatamente piacere a molti, a coloro che non vogliono i frutti dell’Amore, che non vogliono giustizia, pace, concordia, coloro che non vogliono Dio perchè si sentono degli dei sopra tutto.

Un gioco di parole di Gesù per dire che chi decide di essere discepolo potrà passare momenti brutti, ma sarà felice, se sarà fedele, perchè avrà la consapevolezza di aver compreso la realtà ed esserci stato dentro, aver contribuito. Solo questa promessa futura di felicità può dar senso alla realtà.

In nome della felicità che Gesù promette viviamo con profondità la nostra quotidianità, scoprendo la realtà, prendendo consapevolezza, anche delle cose brutte che fanno male, leggendole alla luce dell’esperienza di Amore di Cristo. Tutto diverrà occasione nuova, nel tempo, di costruire, cambiare.

Nella prima lettura una consapevolezza dei discepoli di fare delle scelte. Hanno sofferto nel sentirsi respinti dai più vicini e decidono di andare oltre, di andare dai pagani, cambiare. La realtà, nella presa di consapevolezza di fa cambiare per costruire al meglio.

Ecco le letture del giorno

Gv 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

At 18,1-8

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

#20Maggio2020 “L’AMORE SA ATTENDERE NELLA VERITÀ”

Ecco il video della riflessione di oggi

Ogni cosa ha il suo peso, ogni persona ha la sua capacità di peso nelle cose.

Nessuno può permettersi di giudicare altri se non sono capaci di capire, sopportare, vivere situazioni, ma se hanno bisogno di tempo per assimilarle. Ciascuno è diverso e l’amore è attesa stando accanto.

Gesù così ci ha detto. Noi uomini siamo incapaci spesso di portare molti pesi, Lui attende. Un’attesa non morta, manda lo Spirito di Verità perché ci faccia scavare dentro.

Mettiamoci con verità davanti a Dio, senza vergogna dei nostri limiti, incapacità. Lui attende e ci scava dentro con la verità.

Accogliamo gli altri con amore, con attesa, senza giudizio, ma aiutandoli a fare verità con sé stessi, non quella che noi vorremmo, ma la loro verità.

Nella prima Lettura Paolo fa un esperienza dura, viene rifiutato, crede di poter con le parole convivere i greci. Non erano ancora pronti, non bastavano le parole, occorreva forse anche tempo, far vedere opere di amore per convertirli. L’attesa può generare frustrazione se non vissuta bene.

 

Ecco le letture del giorno

Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

At 17,15.22 – 18,1

In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.
Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un Dio ignoto”.
Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta». Così Paolo si allontanò da loro. Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

#19Maggio2020 “L’AMORE RENDE ADULTI” (Martedì 6a di Pasqua) – Commento video e scritto

adulti

Ecco il video commento alle letture di oggi

Uno strano discorso quello di Gesù, perchè dovrebbe andar via per farci capire? Perchè mai dovrebbe andar via e venire lo Spirito per farci capire?

Difficile da capire se non nella logica dell’Amore. Perchè dovrebbe venire lo Spirito? Non potrebbe restare Lui?

Si comprende nella logica piena e vera dell’Amore. L’Amore vero, quello profondo, rende liberi e rende adulti. Se si ama veramente l’altra persona non la si custodisce soffocandola, sostituendosi, assimilandola a noi, ma liberandola, facendola maturare, diventare adulta, autonoma.

Questo è sublimità nelle relazioni umane ma lo è tanto di più in quella di Dio per noi, anzi quest’ultima è la fonte di questa capacità di Amore.

Lo Spirito Santo è il respiro di Amore di Dio. Proviamo a pensare al respiro di due innamorati abbracciati, quel respiro carico di passione, battito di cuore. E’ la forza di Dio, del respiro di Amore di Dio per noi. Gesù ci ha amati, ci ha riempito, è stato Luce, Via, Guida, ma ora ci lascia nelle mani dello Spirito, sua presenza, perchè lo Spirito riporti la nostra mente a tutto ciò che Gesù ha insegnato e noi possiamo camminare da adulti, autonomi.

Che bello Dio. Che bello l’Amore di Dio che rende maturi.

Liberi ciascuno nella nostra vita, creatività, responsabilità, accompagnati da questo profondo respiro, che è li se noi vogliamo, nella massima libertà (il mistero del libero arbitrio). Se lo vuoi questo respiro ti riempie, se non vuoi è li, nel silenzio a respirare accanto a noi perchè prima o poi possiamo accorgercene, illuminando ogni cosa che facciamo, anche la più lontana da Dio.

Nella Prima Lettura la storia di una conversione, del carceriere. Esso con la testimonianza di amore diventa adulto nella fede, nella vita, viene liberato. E’ carceriere che toglie la libertà agli altri, ma in realtà è lui il vero schiavo da liberare.

Ecco le letture del giorno

Gv 16,5-11
 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

At 16,22-34
 
In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.

Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

#18Maggio2020 “SCELTE CORAGGIOSE” (Lunedì 6a di Pasqua) – Commento video e scritto

scelte

Ecco il video del commento di oggi

Una previsione dura quella di Gesù in questo testo del Vangelo, non è bello sentirsi dire che saremo cacciati dalle sinagoghe, che oggi potrebbe essere saremo cacciati dalle chiese. Qualcuno potrebbe leggere in questo il periodo di chiusura e divieto di celebrazioni che abbiamo avuto, ma è un altro discorso, non confondiamo la responsabilità di contribuire all’emergenza sanitaria con un martirio o vittimismo.

Il discorso è molto più profondo: il messaggio di Cristo spesso sarà contrastato e noi con Lui.

Non ci scandalizziamo, ci dice Gesù, essere cristiani è fare una scelta dura e profonda. Spesso, troppo spesso, abbiamo svenduto, edulcorato, svuotato il cristianesimo dalla sua profondità pur di trasformarlo in un messaggio piacevole e accattivante, quasi commerciale.

Ben vengano strategie di comunicazione, utilizzo di arte, musica, mondo delle emozioni per far arrivare il messaggio di Cristo, ma senza svuotarlo del suo senso.

Il Cristianesimo è Amore, e l’Amore vero di sceglie e le scelte spesso sono dure perchè riguardano la vita, la consapevolezza che possono esserci perdite, tagli. La vita è fatta di scelte continue.

Coraggio, impariamo a scegliere, con coraggio, sapendo che Cristo è amore pieno ma è esigente. Ed oggi il mondo infossato nella mediocrità ha bisogno di scelte radicali, coraggiose.

Nella prima lettura il risultato di una scelta coraggiosa. Paolo annuncia, non teme i pericoli, farà spesso naufragio, ma sceglie, taglie le cose intorno a lui per dedicarsi a Cristo, al suo annuncio, e ha successo. Lidia gli chiede di restare in casa sua, cioè l’esatto contrario di essere cacciati via, essere accolti.

Coraggio.

Ecco le letture del giorno:

Gv 15,26-16,4

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

At 16,11-15

Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedònia.
Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite.
Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo.
Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.