#18Giugno “MA DAVVERO GESU’ DIVENTA IL NOSTRO CIBO, NOSTRO BISOGNO PRIMARIO?” (Corpus Domini/A)

di Massimiliano Arena

images

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,51-58.
In quel tempo, Gesù disse alla folla dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Continua a leggere

#30Aprile -“UNA PRESENZA SULLA STRADA DELLA NOSTRA DELUSIONE” (3a Domenica di Pasqua/A)

emmausDal Vangelo secondo Luca 24, 13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Continua a leggere

#Pasqua2017 – “FUORI DAI SEPOLCRI! E’ IL SUO IMPERATIVO DI AMORE PER NOI”

sepolcrovuoto_foto.gifVANGELO   Mt 28,1-10
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 

Continua a leggere

#4settembre – “UOMINI LIBERI DALLE MEZZE MISURE” -Lc 14, 25-33 (23ma Tempo Ord./C)

catena-da interr-gr.jpg

Scene di tutti i giorni prende Gesù in analisi, parte dalle relazioni, quelle più strette e ci dice una cosa strana, che potrebbe rasentare l’eresia. Ci chiede di “ odiare” i genitori, i fratelli, le sorelle, gli affetti più stretti per lui. Della serie che un Gesù cosi fa comodo davvero per chi vive litigi familiari, è una vera e propria giustifica. Ma non è l’odio secondo il nostro significato quello di cui parla Gesù, il termine indica un “ distacco radicale”, la capacità di esser liberi di dare la priorità a Dio, a ciò che Lui vuole per me e per la mia vita, e non dare a nessun altro l’autorità di decidere, di manovrare. Scegliere Lui sopra tutto è portare la sua croce. Portare la croce non è masochismo, è esser attivisti del bene, la croce non si sopporta, si porta, si sceglie, è portare e scegliere nella propria vita una porzione di Amore

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.  Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.  Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

UOMINI LIBERI DALLE MEZZE MISURE

“I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? “ ( Sap 9, 15-16. ) Sembra una frase di quelle che girano su link di facebook, di qualche autore famoso stile Cohelo, Volo, o chissà chi, oppure la frase di un filosofo, ridotti poverini sui baci perugina. È una bella frase ad effetto, degna di finire forse anche come editoriale di importanti quotidiani di critica della situazione attuale. Invece nulla di tutto ciò, è una frase che è nata per finire nel silenzio, esser ascoltata nel silenzio del cuore, in preghiera, in quel silenzio dove rivedere se stessi e compiere le scelte importanti. È Parola di Dio, è una frase della Bibbia, del Libro della Sapienza, che precede la lettura di questo Vangelo in questa domenica. Salomone, il Re che la pronuncia è un tipo tosto, orgoglioso di se, che si trova ad un certo punto, nel silenzio davanti a Dio, a comprendere che non è onnipotente, che i suoi progetti sono comunque fallimentari, e che ha bisogno di una Sapienza, di punti fermi maggiori a cui aggrapparsi. Un po’ come noi, tutti noi, come quelle folle che seguivano Gesù e a cui ha rivolto quelle parole, come noi che ci lasciamo comunque per minima parte affascinare da questo personaggio, ma ancora non sappiamo bene come seguirlo, come conciliarlo concretamente con la nostra vita, le relazioni, il lavoro, lo studio di tutti i giorni. E scene di tutti i giorni prende Gesù in analisi, parte dalle relazioni, quelle più strette e ci dice una cosa strana, che potrebbe rasentare l’eresia. Ci chiede di “ odiare” i genitori, i fratelli, le sorelle, gli affetti più stretti per lui. Della serie che un Gesù cosi fa comodo davvero per chi vive litigi familiari, è una vera e propria giustifica. Ma non è l’odio secondo il nostro significato quello di cui parla Gesù, il termine indica un “ distacco radicale”, la capacità di esser liberi di dare la priorità a Dio, a ciò che Lui vuole per me e per la mia vita, e non dare a nessun altro l’autorità di decidere, di manovrare. Cristo chiede che Lui, la Sua Parola, farò di vita, di fede, di scelte, siano la priorità, siano la garanzia che ci salva anche da legami dipendenti e possessivi con i genitori che vogliono ostacolare il futuro dei figli, o farlo a proprio stampo e immagine. Questa occasione che offre Gesù è una vera ventata di libertà, esser “ possesso” di Dio è esser uomini liberi, figli della Verità, e la Verità fa liberi, l’Amore vero fa liberi. Occorre però che siamo onesti. Non significa far finta di esser suoi per staccarci dal potere di altri. Esser suoi indica una vera responsabilità, seguire il suo Vangelo significa esser uomini coraggiosi, che sanno fare scelte, appunto anche in contrasto con i più vicini, con gli affetti più cari, ma in sintonia con Dio.  Scegliere Lui sopra tutto è portare la sua croce. Portare la croce è un atteggiamento maledettamente travisato nei secoli, come se noi cristiani fossimo appassionati di masochismo. Scegliere la croce è esser attivisti del bene, la croce non si sopporta, si porta, di sceglie, è portare e scegliere nella propria vita una porzione di Amore.  Anche gli esempi che Gesù fa, sul calcolo anticipato del lavoro, non è tanto un capire se ci sono le forze, ma va visto come un capire quali mezzi voglio usare per arrivare ai miei scopi. Spesso abbiamo scopi positivi, ma usiamo mezzi negativi, anche di illegalità, o di altro. Spesso ci lasciamo prendere da quella che era la visione di Macchiavelli, diffusa e divenuta scusa popolare , “ il fine  giustifica i mezzi”. Amore, giustizia, legalità, passione, fare con Lui ha fatto, deve esser per tutto, senza preferenze o compromessi. Il cristianesimo è una religione liberante, che libera la vita a la riempie di amore, ma per esser tale va scelto con passione, costanza, amore vero. Le mezze misure sarebbero come mezzi falsi che giustificano fini buoni: ipocrisia. Fermiamoci nel nostro silenzio, pensiamo alle scelte da fare, pensiamo a quei bivi in cui ci troviamo, liberiamoci del parere di tutto, guardiamoci alla Luce del Suo amore, delle scelte di amore, perdono, giustizia, libertà, che Cristo ha portato. Forse ci sentiremo più liberi e sceglieremo, certi di andare avanti, anche sbagliando ma con Lui accanto!

di Massimiliano Arena

“QUANDO VUOI ESSERE FUOCO ED ALTRI NON TI COMPRENDONO” – Lc 12,49-57 -(2oma Temp. Ord./C)

fuoco-e-fiamme.jpg

 

 

 

 

 

Gesù vuole il fuoco dell’Amore sulla terra. Quell’Amore capace di farci tutti umili fratelli verso gli altri, fratelli capaci di “servizio” di donazione, di messa a disposizione verso gli altri in nome di Gesù Amore. Vivere cosi spesso non sarà compreso, neppure dalle persone più vicine, creerà divisione. Questa divisione è già fuoco dell’Amore. Farsi spegnere questo fuoco per timore o per paura o peggio per vergogna è farsi spegnere dentro. Il fuoco diventa testimonianza stessa. Chi viene contro, chi accende la divisione se siamo noi vero fuoco di Amore prima o poi spegnere il fuoco della divisione per lasciarsi riscaldare anch’esso dall’Amore. Se non lo farà l’avremo fatto noi con loro, avremo accesso doppiamente il fuoco dell’Amore non lasciandoci svuotare da quello della divisione cedendo a compromessi.

Continua a leggere

“DISSOLVERSI SOTTO IL SOLE COCENTE DELLA VANITA’ ” – Lc 12, 13-21 – (18ma Tempo Ordinario/C)

imagesQuando scambiamo l’Amore, che è un Bene prezioso, che è per noi essere come Dio, fare ciò che ci chiede, con i beni materiali di tutti i giorni, oppue rendiamo questi primari rispetto all’Amore…allora le persone non diventano volti da incontrare ma soggetti con cui contrattare. E cosi tutto si dissolve, tutto diventa vanità che come sole cocente secca e distrugge le fragile gocce di rugiada di amore che possiamo costruire

Continua a leggere

“CUORI APERTI PER COMUNICAZIONI VELOCI” – Lc 11,1-13 (14ma Tempo Ord./C)

PreghieraSpesso preghiamo, ne sentiamo il bisogno, vorremmo farlo, anche in maniera egoistica. Perchè sprecare certe occasioni? Strutturiamo questo bisogno  naturale che abbiamo dentro. La preoccupazione, il pianto, la rabbia, il bisogno di senso e amore, la voglia di ordine, sono inizio di preghiera. Il bisogno di incontrare un volto che mi riempia di verità. La preghiera è incontro di due volti, il mio è quello di Cristo. In Lui vero uomo con affetti, sentimenti, problemi, fatica di vivere, amicizia, momenti belli, realizzazioni e delusioni, ritrovo il mio esser uomo davvero, la mia via di verità. È possibile aprire le porte, come avviene in internet, e scaricare amore, senso e passione a velocità mai viste.

Continua a leggere