#19Ottobre2020 “COSA CENTRA GESÙ NELLE QUESTIONI FAMILIARI?” (Lunedì 29ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Cosa centra Gesù nelle questioni familiari, nelle discussioni con i miei fratelli, le nostre problematiche ereditarie? Niente, Gesù non centra niente. Infatti Lui stessa dirà che non vuole essere giudice sopra le cose, perché vuole lasciare la libertà a ciascuno. Ma indica delle priorità. Se vuoi essere cristiano segui la via di Cristo. Questione di coerenza. Una via che è fatta di priorità. La priorità qui è: stai attento a non ingolfarti nei beni materiali perché essi non ti riempiranno la felicità, distruggendo i rapporti umani, pensando di bastare a te stesso con quelle Materialità.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio

#15Ottobre2020 “GUAI A CHI IMPEDISCE IL BENE ALTRUI” (Giovedì 28ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Gesù ammonisce ancora con il “Guai”. Questa volta è un accusa all’aver allontanato le persone da Dio.

Che grande rischio si ha come cristiani, coem sacrodti, come catechisti, come teologi, come docenti: Portiamo o allontaniamo le persone da Cristo.

#14Ottobre2020 “NON SCARICHIAMO SU GLI ALTRI I PESI DELLE NOSTRE FRAGILITÀ” (Mercoledì 28ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Questo Vangelo mette ben in risalto una dinamica molto presente nelle comunità cristiane, ma anche in generale nella vita sociale: opprimere altri su limiti e questioni che noi stessi viviamo per coprirci.

C’è una dimensione psicologica che spesso ci spinge a difenderci attaccando. Spesso giudichiamo, sottolineamo con durezza, ci ergiamo a maestri, su alcuni limiti di altri solo perché sappiamo che in fondo, in quella parte più nascosta di noi, anche noi siamo così, o siamo stati, o lo saremo tendenzialmente. Caricare gli altri di pesi per liberare sé stessi. Gesù ci invita a non scaricare sugli altri, ma sostenerci. Ammettere di essere fragili come il fratello perché insieme, in un cammino di amore tra fragili, si giunga alla maturazione.

Liberiamoci da ogni falsità, ipocrisia, voglia di mettere in cattiva luce altri.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,42-46 In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito

#13Ottobre2020 “GUARDARE CON OCCHI NUOVI” (Martedì 28ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Il fariseo si meraviglia che Gesù entrando a pranzo nella sua casa non si purifica le mani come detto dalla legge. Ma non si meraviglia e stupisce affatto che Gesù è in casa sua, da un fariseo, da coloro che lo combattono, accusano, pur vivendo una vita di facciata, piena di ipocrisie. Gesù lo invita a un percorso interiore, una liberazione. Ogni liberazione non può partire se non da uno stupore. Gesù visita la mia fragilità, per liberarla, perché io possa guardare in maniera diversa la fragilità fuori di me. Grande limite dei farisei era giudicare gli altri facendo le stesse cose. Gesù lo libera offrendoli uno sguardo nuovo.

Chiediamo a Gesù oggi sguardi nuovi, capaci di vedere oltre.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,37-41
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

#12Ottobre2020 “UN SEGNO PER SENTIRSI AMATI E AMARE” (Lunedì 28ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Siamo sempre così testardi, duri nel comprendere alcune bellezze della vita, alcune sue verità da farci scappare molte cose, molti significati.

Cita Gesù situazioni del passato, questioni noti nella tradizione di Israele. Segni particolari che hanno sottolineato il modo con cui Dio ha preannunciato alcune cose.

Segno di Giona, chiuso nel ventre del pescecane per tre giorni da cui esce vivo. Segno di Gesù la croce, segno di Amore estremo, perché tutti sono capaci di vivere per amore, ma pochi di morire per amore. Lui ci ha amati perché noi cambiassimo vita, generassimo una vita nuova fatta di amore. Amati per amare. Che segno ci occorre più? Quali scuse e rallentamenti la nostra umana mentre può trovare chiusa nei suoi personalismi che spesso sono frutto solo di egoismo o pigrizia?

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,29-32
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona»

#11Ottobre2020 “SE NON CAMBI ABITO OGNI GIORNO NON VIVI LA FELICITÀ – (Domenica 28ma Tempo Ordinario A)

A cura del prof. Massimiliano Arena

La vita vista da Dio é sempre una festa. Bellissima immagine usata da Gesù per spiegare alcuni passaggi fondamentali. Ha scelto una festa di nozze.

Festa e nozze, due aspetti fondamentali della visione cristiana della vita.

La vita nonostante i suoi pesi e dolori é una festa, è un dono da riscoprire come festa, non come stupida gioia senza senso, ma festa, senso di relazione, dono, condivisione.

Questa vedere il tutto come festa, oltre i pesi della quotidianità, è possibile solo in un rapporto di relazione con Cristo, di intimità. Ecco il perché della “nozze”. Siamo a nozze con Lui.

Ma spesso non c’è be accorgiamo, spesso così abituati anche nella nostra fede fatta di cose ripetitive dimentichiamo questa dimensione della festa di Amore, così altri forse, più lontani e meno “addetti” scoprono meglio questo senso della vita.

Per tutti é questo invito a far festa, rinnovarsi. Una sola condizione: mettere l’abito nuovo. Ogni giorno se vuoi avere il senso della festa in te, nonostante le negatività, devi mettere l’abito nuovo, cioè cambiare, essere consapevole di migliorare ogni giorno, un passo in più ogni volta.

Qui il mio video commento approfondito

Ecco il testo del Vangelo

Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti

#10Ottobre2020 “LIMITI NEL GUARDARE” (Sabato 27ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Ci smaschera sempre Gesù, ha sempre la capacità di andare a fondo e farci vedere le cose oltre ciò che appare, oltre lo scontato, oltre la mediocrità e superficialità in cui noi ci perdiamo.

Tutti chiamavano beata Maria, la felice per eccellenza, perché ha partorito Gesù. Ma Lui invita a vedere diversamente le cose.

Maria non è grande perché ha accettato di partorire Gesù, ma è beata, portata alla felicità vera, perché ha accettato di vivere la Sua Parola. Non ha partorito solo l’Amore, ma ha vissuto l’Amore fino in fondo, sofferenza compresa, tra smarrimento e responsabilità. Questo rende Maria vicina a noi. Nessuno di noi può partorire Gesù come lei, ma tutti possiamo vivere la Parola come Lei, vivere l’Amore come Lei e così generare ogni giorno vita nuova.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,27-28
In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

#09Ottobre2020 “PULIRE E SANIFICARE L’ANIMA” (Venerdì 27ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Un lungo discorso quello di Gesù sul bene e sul male, sulla capacità del male di reggere, organizzarsi, se il bene lavora come deve lavorare.

Nessun regno può andare contro se stesso. Gesù spinge a diffondere il Bene, secondo il Regno di Dio, pervadendo tutto, così che il regno del male troverà continui ostacoli e contraddizioni.

Pone poi l’attenzione sull’uomo, centro del tutto.

Ciascuno di noi è fortemente responsabile della lotta tra il bene e il male, tra Dio Amore ed il Diavolo divisore. Se ciascuno di noi semina il bene con costanza, senza stancarsi il male non ha come diffondersi. Ma sopratutto se ciascuno di noi cura la sua casa interiore, la pulisce, la purifica la “sanifica” e “santifica” quotidianamente con Dio, con la Sua Parola, con azioni di bene da diffondere, allora il male non entrerà in noi, anche la stanchezza non lascerà spazio al farci fare il male. Siamo attenti alla preziosità che siamo

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,15-26
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

#07Ottobre2020 “PREGHIERA CON E SENZA PRETESE” (Giovedì 27ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Pregare è chiedere? É pretendere? È una domanda lecita davanti a queste affermazioni di Gesù che pone la preghiera in un contesto di richiesta assillante tra due amici per bisogno di uno dei due.

La preghiera è pretesa a Dio nel momento del bisogno?

La risposta potrebbe essere si, ma in un senso particolare. La pretesa di amore.

Esistono pretese e pretese, quelle di amore hanno un gusto particolare. La pretesa di amore non è obbligo, non è automatica, ma è cercare nel cuore dell’amato ciò che mi fa star bene, far capire all’amato che in Lui c’è la fonte di ciò che mi occorre. La preghiera è amore, è atto di amore, dialogo di amore. Pretendiamo con amore dal cuore di Dio, non perché operi in noi come bacchetta magica, ma diciamo a Dio che solo in Lui possiamo trovare la fonte di energia ai nostri bisogni, solo in Lui troviamo pace, solo in Lui ci riconosciamo noi stessi. Sia pretesa di Amore in cui lui diventa priorità e si fa spazio in noi.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,5-13 In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

#07Ottobre2020 “PREGARE NON SERVE A NIENTE” (Mercoledì 27ma Tempo Ordinario)

Lo dicono in molti, lo pensano in tanti altri: pregare non serve a niente. Spesso anche quelli che pregano, in realtà non ne capiscono il senso quanto la stessa preghiera diventa meccanica.

Gesù ci presenta il Padre Nostro alla richiesta di insegnamento di una preghiera.

Il Padre Nostro non è una formula, ma uno stile rivoluzionario di vedere la vita. Ecco perchè la preghiera non è vero che non serve a nulla, essa è rivoluzione. Solo chi prega davvero, sa fare silenzio interiore per ascoltare Dio, ascoltare se stesso, ascoltare gli altri, può essere un vero rivoluzionario. Il Padre nostro ci dice che Dio è Padre e come tale devo guardarlo, che esso ha un disegno di noi, da scoprire, su cui investire, da valorizzare. Che in questa realizzazione ci scontriamo con le fragilità nostre e dei nostri fratelli che vanno amate come amiamo le nostre, perchè Dio ama le nostre e dei nostri fratelli. Ci ricorda di chi siamo e come vivere tra noi, come vivere la vita sempre soggetta a rischi e tentazioni, svalutazioni di dignità.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 11,1-4
 
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
 
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

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