#10Agosto2020 “LE VITE SPESE BENE SPLENDONO SEMPRE” (Lunedì 19ma Tempo Ordinario – San Lorenzo)

Nella notte di San Lorenzo si pensa subito ad alzare lo sguardo ed ammirare le stelle. Proprio le stelle oggi ci fanno riflettere sul senso del Vangelo. Una stella continua a brillare anche dopo migliaia di anni dalla sua morte, noi ne ammiriamo ancora lo strascico di luce. Il vangelo di oggi ci dice che solo il chicco che muore porta frutto? È così in natura, il chicco muore per dar vita alla pianta, la sua vita continua nella pianta. Tutto questo per dire che Gesù vuole che spendiamo con totalità nell’amore la nostra vita. Alcune volte ci sembrerà di perdere avendo amato, ma saremo come quel chicco di grano che feconda, da silenziosa vita ad altro. Ma sopratutto amando saremo ricordati, la scia del nostro amore porterà frutto e resterà, come le stelle. Quando amiamo seminiamo e quella luce forse si vedrà anni dopo, per questo occorre amare e saper attendere. San Lorenzo martire ha continuato ad amare e splendere dopo la morte.

Ecco il testo del Vangelo

Gv 12,24-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà»

#9Agosto2020 “CRISTO APRE ALLA NOVITA’ IN MEZZO ALLA TEMPESTA” -Commento al Vangelo della 19ma del T. Ordinario A

Ecco la riflessione video approfondita

Onde e vento travolgono la barca. Siamo noi, è la vita personale di ciascuno di noi, la vita della Comunità, della Chiesa.

La barca della nostra vita cerca il mare giusto dove navigare, prendere il largo, visitare cose nuove, pescare con abbandonza.

La barca della Chiesa deve navigare con forza ora, riscoprendosi in molti punti sgangherata e piena di nuovi passeggeri con situazioni e bisogni diverse.

Arrivano le onde che ci sballotano non facendoci capire se ciò che facciamo è giusto, va bene, porta frutto.

Arriva il vento contrario che ci blocca e fa sembrare inutile la navigazione.

Noi gridiamo a te “Vieni Signore facci scoprire che la barca che siamo è bella, nonostante le due crepe, il suo essere piccola, può ancora navigare. Vieni perché le onde della confusione delle mille cose e preoccupazioni non ci facciamo sentire sempre più inadeguati. Vieni perché il vento contrario non faccia sembrare ogni nostro sforzo inutile. Vieni ed aiutaci a scoprire che è possibile camminare sopra la tempesta, se ci fidiamo di Te, aperti alla novità, al cambiamento. Vieni facci sentire che sei vero, facci domandare come renderti vero nella vita per sfuggire alla tentazione di vederti come fantasma perché è lì che crolliamo, quando non sei concreto in noi”

Ecco il testo del Vangelo

Mt 14,22-33 Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

#08Agosto2020 “LA FEDE PER SCRUTARE LE SITUAZIONI” (Sabato 18ma Tempo Ordinario – San Domenico)

Ieri abbiamo sottolineato come sia fondamentale rivedere le priorità di ciascuno, chiedersi a cosa diamo veramente importanza per capire come facciamo le scelte o come farle.

Il Vangelo di oggi ci illumina nel comprendere che la fede è un meraviglioso strumento per aiutare a vedere le cose, scrutarle a fondo con intelligenza, valutarle.

Gesù guarisce un epilettico che come problema “si getta nel fuoco e nell’acqua”, cioè inconsapevole si getta nel pericolo. Noi siamo così spesso quando non siamo capaci di valutare le nostre scelte. Gesù lo guarisce e fa un discorso sulla fede, sulla potenza della fede. Sembra non centrare nulla, ma il gioco forza è proprio lì.

La fede porta l’uomo a saper guardare oltre le cose, oltre l’umano, a scavare nella profondità di sé stessi, nella profonda fragilità e bellezza di sé stessi. La fede allena l’uomo a scrutare oltre l’apparire ed è proprio questa capacità che ci aiuta nelle scelte, nel rivedere le priorità.

Questa è stata la vita di Domenico, una vita spesa nella ricerca della fede, della verità, della capacità di scrutare i misteri di Dio e dell’uomo e saperli narrare nella predicazione.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».

E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile»

#07Agosto2020 “GESÙ NON VUOLE CANCELLARE IL TUO NOME” (Venerdì 18ma Tempo Ordinario)

Gesù, visto sempre come annincoagore di pace e belle notizie, in questo Vangelo apparire un quasi un po’ dittatoriale con un discorso che punta quasi ad annullare chi ha di fronte. “rinnega te stesso e seguimi”.

Una cattiva interpretazione di questo meraviglioso passaggio di vita spirituale ha creato notevoli danni in passato, puntando davvero ad un annullamento della propria volontà da un lato, una soppressione di ogni desiderio o ambizione dall’altro, fino a sfociare in una sorte di masochismo con l’accettare la Croce.

Gesù non vuole né cancellarci, né opprimerci, né farci essere masochisti. Vuole renderci forti guerrieri dell’amore, persone mature capaci di impostare le priorità e scegliere nella vita. Un problema serio di oggi, motivo di tanti crolli nella vita personale e comunitaria è il non saper scegliere perché non si impostano le giuste priorità.

Rinnegare se stessi non è opprimerci, ma far spazio al Vangelo che aiuta a rileggere le nostre priorità spesso annebbiate dal nostro io, annegato in desideri, ambizioni, egoismo, voglia di possesso. Prendere la croce non è accettare senza senso la sofferenza, ma scegliere da persone mature di amare sempre fino in fondo, sentendo il peso ed il valore di quell’amore.

Ecco il testo del Vangelo


Mt 16,24-28
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

#06Agosto2020 “CERCARE SEMPRE UN SENSO OLTRE” (Trasfigurazione)

“Restiamo qui, è bello”. È stato questo il grido dei discepoli su quella montagna. Certo che meraviglia deve essere stata la Trasfigurazione, vedere Gesù nel Suo Splendore, fuori da ogni preoccupazione, fuori da quelle soffocanti oppressioni della quotidianità. Restare lì nella luce, nella preghiera. Spesso lo diciamo quando visitiamo un santuario, un monastero, il dire “sarebbe bello restare qui, in pace, per sempre”.

Ma Gesù ci chiede di scendere a valle. Allora perché Gesù ci fai pregustare la tua luce, la bellezza, e poi ci fai tornare nella tribolazione? Sembra un brutto scherzo. Invece Gesù vuole insegnarci un metodo. Ogni giorno possiamo vivere la nostra Trasfigurazione.

Ogni giorno possiamo evadere dal peso della quotidianità ma non scappando ma cercando uno spazio di verità e luce in cui rileggere la quotidianità e darne senso. Questo spazio è la preghiera, quotidiana, lo stare nella Parola. Non si scappa dai problemi, ma si leggono, si comprendono nella loro essenza dandone il giusto peso perché nulla possa diventare più grande di noi.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

#27Luglio2020 “IMPEGNATI NELLE PICCOLE COSE” (Lunedì 17ma Tempo Ordinario)

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Dio ha sempre scelto cose piccole e poco appariscenti per manifestare la meraviglia del Suo Amore. Anzi spesso ha scelto proprio ciò che era scartato dagli uomini. Dal piccolo popolo di Israele, ai profeti, a Maria, fino a Gesù stesso “rifiutato dagli uomini”.

È il suo stile, lo stile di Dio, ricordarci che ogni vero progetto di Amore, ogni vero progetto umano in cui vogliamo investire e creare bellezze, per funzionare non deve partire da grandi gesta, ma da piccole cose, avendo grandi come meta, desiderio, sfondo. Aspirare alle cose più belle e alte, ma partendo dalle piccole e quotidiane, con lo stile di chi si impegna quotidianamente nel piccolo.

Lo stile del granello di senape che produce albero enorme capace di dare tanta vita. Lo stile del lievito che sparisce ma da senso nuovo a tutto l’impasto.

Il mondo ha bisogno di noi cristiani con questo stile.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 13,31-35
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»

#23Luglio2020 “IL CORAGGIO DI INVESTIRE PER SE STESSI” (17ma Tempo Ordinario A)

Spesso abbiamo più coraggio di investire per gli altri, donare agli altri, fare sacrifici per altri, dare consigli, ma non avere il coraggio di investire davvero per la nostra felicità.

Cosa significa investire per sé stessi e per la propria felicità? Significa sapersi ascoltare e fare sintesi.

Facciamo decine di cose, decine di esperienze, sentiamo migliaia di parole, ma tutto ci scorre come un fiume in piena. Dobbiamo imparare a fare silenzio, riflettere, fare sintesi sulle cose.

Solo così capiremo dove è la nostra perla preziosa, dove è il campo su cui investire tutto per arrivarci. Non sarà il campo ad avere valore, per questo non lo si riconosce subito, ma la perla in esso nascosta. Per questo occorre che facciamo silenzio e nel silenzio chiediamo a Dio di aiutarci a ripercorrere la nostra storia.

Ci troveremo cose belle e cose brutte, ma tutto serve alla rete del suo Amore per portarci alla felicità, da ogni cosa tira fuori preziosità.

Qui il video di approfondimento sul Vangelo di oggi

Qui il testo del Vangelo

Mt 13,44-52 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche

#23Luglio2020 “ATTACCA LA TUA ENERGIA” (Giovedì 16ma Tempo Ordinario /Santa Brigida)

Ecco la video riflessione

La vite attaccata ai tralci, antica immagine evangelica per dire la nostra necessità di stare attaccati, radicati in Cristo, per svolgere al meglio la nostra vita, per portare frutto.

Ma è solo questione di frutti da portare? Oppure occorre interrogarsi sul senso generale della vita, sul come si portano i frutti?

È possibile portare frutti, avere una vita che produce bellezze se hai energia dentro, se hai una fonte continua di energia che ti motiva, ti alimenta, ti aiuta ad unire e trovare il senso oltre il non senso delle tante cose che facciamo e viviamo. Senza energia ci sentiamo venir meno il terreno sotto e secchiamo.

Attacchiamo la nostra energia in Cristo. Come si fa? Occorre prendere consapevolezza che Cristo ci ama, oltre ogni nostro limite e da lì ripartire. Riflettere ogni giorno sulla Parola perché sia luce sulla strada, ogni giorno faccia aggiungere un pezzetto sul come leggere la vita, decidere. Spesso manca proprio la capacità di leggere con senso, sapienza, la vita, cosa che il Vangelo sa fare.

Attacca a Cristo la tua energia, come i tralci prendono linfa dalla vite.

Ecco il testo del Vangelo

Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»

#22Luglio2020 “SCOPRI CHE L’AMORE NON TI MANCA MAI” (Festa di Santa Maria Maddalena)

Ecco la video riflessione

Stupenda la festa di Santa Maria Maddalena istituita come obbligatoria da Papa Francesco per sottolineare la Misericordia di Dio.

La Misericordia non è un Dio che accetta tutto ma un Dio che sempre, anche dal fondo più brutto permette la risalita. La Maddalena è salvata due volte. Nel suo perdono quel giorno, salvata dalla lapidazione, dal giudizio di altri. La seconda al sepolcro, si sente morire non vedendo più la fonte del Suo Amore, ma Egli è lì che l’attende. Per ricominciare dobbiamo sentirci amato e Cristo e l’unico che ci ha sentire amati sempre, nonostante tutto. Solo in questo amore possiamo risalire, non in altri.

Qui il testo del Vangelo

Gv 20,1-2.11-18

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

#21Luglio2020 “RIPOSIZIONARE I LEGAMI” – (Martedì 16ma Tempo Ordinario)

Ecco la video riflessione

Ancora una volta Gesù sembra disprezzare i suoi parenti, la sua famiglia. Addirittura del “Chi è mia madre?” risuona come un “non ti conosco”. Afferma che parte dei “suoi” è solo di ascolta e vive la Parola di Dio.

E’ una rinuncia ai legami dei sangue? Un disprezzare la famiglia? Oppure un riposizionare il baricentro delle cose? Gesù riposiziona le cose. Ogni nostra relazione non può essere vera se non vissuta nella Parola di Dio, dove troviamo la luce perchè nulla di provochi dipendenza, oppressione, instabilità. Gesù ci invita a non permettere a nessuno la proprietà sulla nostra vita che resta suo dono da fruttificare.

La nostra vita è piena di cose, relazioni, situazioni. Tra famiglia, lavoro, amici, ambienti che frequentiamo, intessiamo decine di rapporti, spesso non sempre positivi, spesso quelli che dovrebbero essere più positivi ti svuotano. Allora? Dove trovare energia e forza? Come riposizionare le cose? Dove ritrovare il senso? Nella Parola di Dio. In essa sentiamo ricucita e perdonata ogni nostra fragilità, essa scava in noi per mettere ancora acqua fresca nei solchi dei fallimenti perchè possiamo ancora portare frutto.

La Parola di Dio ci pone davanti obiettivi e priorità, per Gesù era predicare, i “suoi” se volevano lo seguivano con amore in questa sua libertà, in questa liberante vita, in questo liberante amore.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 12,46-50
 
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

 
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
 
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
 
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».