#13Luglio2020 “IL VANGELO DURO, VERO E SEMPLICE” ( Lunedì 15ma Tempo Ordinario)

Qualche domenica fa abbiamo avuto lo stesso brano, soffermandoci proprio sul fatto che il Vangelo non è una cosa sdolcinata, non è così semplice, ma non è difficile. Non è semplice perché richiede profonda capacità di verità che ci spinge alle priorità.

Non pace ma spada non è una contraddizione, ma un sottolineare che il messaggio del Vangelo da sempre non è accettato nel mondo. Di Gesù stesso si dice “venne nel mondo ed i suoi non l’hanno accolto”. Anche noi quando vogliano vivere il Vangelo in tutta la sua profondità rischieremo di scontrarci con i più vicini a noi (genitori, figli, fratelli, partner, amici).

Ma nel nome del Vangelo proprio dobbiamo amarli, perché nel Vangelo, messo come priorità, troviamo l’amore anche per essi, per avvolgerli ed essere di esempio a loro.

Che significa? Che non dobbiamo fare capire a chi non comprende la nostra fede con le parole, con mille cose da fare, eventi, riti, ma con i fatti, semplici e profondi di amore. Un bicchiere d’acqua è simbolo di una messa a disposizione continua.

Il Vangelo è duro, radicale, ma semplice. Nel viverlo non dimentichiamoci questo aspetto.

Ecco il testo

Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Parola del Signore

#12Luglio2020 “DIO SA GUARDARE LA NOVITÀ OLTRE” (15ma Domenica Tempo Ordinario A)

Un seminatore intelligente non sprecherebbe semi inutilmente su sassi, strade e rovi, ma cercherebbe subito terreno pronto e fertile.
Ma Dio è oltre l’intelligenza che guarda dentro, è innamorato e l’amore ti fa andare oltre, guardare non dentro ma oltre. Dio semina sempre e comunque in noi. Semina nonostante le strade dure della nostra aridità ed incapacità di stupirci più di nulla. Semina nonostante i sassi delle nostre idee e fisime personali in cui ci chiudiamo. Semina nonostante l’affogamento che abbiamo nei rovi delle nostre preoccupazioni e scelte da noi stessi fatte. (Vangelo)


Semina perché così deve fare e non può fare diversamente è nella sua natura e la sua Parola ha sempre effetto, sa aspettare ( 1 lettura).


Semina perché la Parola possa aiutarci a guardare, leggere, dare senso alle sofferenze e pesi della vita, riletti come un parto da portare a termine, con obiettivo (2 lettura)


E tu? Noi? Come società, comunità, cosa seminano negli altri? Poniamo condizioni per seminare o siamo capaci di investire sempre con amore? La forza è lì perché “il tempo è superiore allo spazio” (Papa Francesco)

Qui il video di approfondimento al Vangelo di oggi https://youtu.be/U3ME17RVHIw

Qui il testo delle letture

Is 55,10-11
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Rm 8,18-23
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Mt 13,1-9 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

#11Luglio2020 “UNO STILE DA ATTUALIZZARE” (San Benedetto) Commento video e scritto

Ecco il video commento

Un testo del Vangelo difficile da capire quello di oggi. Viene chiesto di lasciare tutto e viene specificato cosa: case, affetti, beni. Ma come si fa? Relazioni costruite con fatica in anni, responsabilità da vivere, case e beni ottenuti con vita di sacrifici. Cosa ci chiedi Signore?

Il tutto va contestualizzato. Oggi è la festa del padre del Monachesimo, San Benedetto. Chi sceglie una vita monastica, religiosa, lascia tutto per seguire la via di Dio, dedicarsi alla preghiera ed alla vita di amore per i fratelli, la vita comunitaria di un monastero.

Il principio che c’è dietro non è di privazione ma di libertà, lasciare tutto non tanto per essere liberi “da” ma per essere libere “per” vivere un amore totale.

E a noi laici? Il monachesimo può insegnarci due cose: distacco dalle cose e ritmo della preghiera.

Le cose che viviamo, anche i beni che abbiamo, spesso sono motivo di agitazioni, frustrazioni, assorbimento di energie. Occorre vivere un distacco di libertà. Lasciando tutto? Ovviamente no per dei laici, ma imparando a viverli con distacco. Come si fa? Qui entra in gioco il “ritmo della preghiera” di cui i monaci sono maestri (le ore durante il giorno in cui recitare il breviario).

La preghiera ci aiuta a dare un senso diverso alle cose. Ma come pregare se non ho il tempo in mezzo alle mille cose? La preghiera può anche non essere di parole, riti, gesti, ma anche di fare le cose con cuore e amore. Vivo il mio lavoro, la mia famiglia con amore, riempio di amore tutto ciò che faccio chiedendo a Dio di aiutarmi a staccarmi. Posso riempirle di amore se le guardo da staccato, lasciandomi liberare dalla rete dell’affanno che quella cosa contiene. Un distacco di libertà che il respiro della preghiera, il pensiero di farle in nome di Dio, può aiutare.

E’ un processo di vita spirituale che si impara nel tempo. Un consiglio: ogni tanto fatela la visita ad un monastero, oppure “scappate” in un posto di natura, dove restare anche da soli mezz’ora con voi stessi, non abbiate paura di stare da soli, è un ritmo che salva la vita.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 19,27-29
 
In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione
del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

#10Luglio2020 RESISTERE AL TRIBUNALE DELLA CATTIVERIA (Venerdì 14ma Tempo Ordinario)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2593146167564571&id=1830849470460915

C’è veramente poco di positivo in questo testo del Vangelo al vederlo così.

Accuse continue ed ingiuste e cattiverie gratuite a di cerca di fare del bene. Sembrano quasi obbligatorie.

Sembra quasi che più fai il bene, più vuoi vivere il Vangelo fino in fondo e più troverai nella tua vita ostilità, falsità, ingratitudine, violenza e accuse che ti faranno soffrire e impazzire. C’è da chiedersi a questo punto ma vale la pena credere senza vedere un dato positivo?

La risposta è nell’ultima frase: Egli verrà senza tardare.

Quando decidi di credere e vivere IL Vangelo perché lo fai? Questa è la domanda principale. Lo facciamo perché pensiamo che sarà una cosa bella? Perché serve a noi stessi dire che stiamo facendo qualcosa di bello? O perché vogliamo essere come Cristo continuatori di un progetto di Amore? Oggi come ieri questo progetto non è ancora compreso e voluto, allora dagli stessi discepoli che tradirono, oggi spesso anche dalla stessa Chiesa.

Ma Egli verrà. Ed è questa la consolazione più bella per chi decide, seppur spesso soffrendo, di resistere vivendo il Vangelo: incontrare e ricevere ricompensa da Colui che ha amato, creduto, imitato.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 10,16-23 In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

#07luglio2020 “UNA GUIDA NELLA CONFUSIONE” (Martedì 14ma Tempo Ordinario)

Gesù guarisce dal male, ridona la parola che il male aveva fatto perdere. Tutti sono confusi.

Il male ci confonde, ci fa sentire smarriti. Tanto male c’è in giro, da noi provocato o subito, spesso frutto della superficialità dilagante, che quasi ci rende incapaci di pensare le cose in bene e in grande, con un pizzico di coraggio, desiderio dell’oltre.

Gesù percepisce che siamo sempre come smarriti, pecore senza pastore, in balia di ogni pericolo, incapaci di riconoscere il bene o il male e fare confusione. Per questi ci guarisce e la guarigione più grande è donarci di essere una guida, perché ciascuno di noi necessita di una guida che ci aiuti a distinguere il bene dal male

Qui il testo del vangelo

Mt 9,32-38 In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

#06Luglio2020 “LA FEDE COME ANTIDOTO AL SONNO” – (Lunedì 14ma Tempo Ordinario)

Due donne vanno da Gesù entrambe con un blocco. La prima è morta (dicono) ma in realtà dorme. La seconda ha addosso i giudizio, pregiudizio, peso dell’opinione degli altri, di una tradizione, si dice malata ma forse si tratta solo di una malattia del sangue con perdite o un ciclo troppo abbondante e per questo ritenuta impura.

Entrambe hanno bisogno di essere liberate, una dal sonno di morte, l’altra dal peso della malattia e ancora più dal peso del giudizio.

Entrambe vengono liberate perchè lo desiderano, in prima persona o da altri. La ragazzo addormentata per fede del padre, un capo delle guardie, non scontata come fede, anche coraggiosa perchè se scoperto poteva rischiare. La seconda con una fede ancora debole, gli basta solo sfiorare.

La Fede ha questo effetto, ci apre gli occhi, ci desta dal sonno, ci fa guardare le cose con un’altra forma. La Fede è cominciare, anche poco, anche minimamente, al ritmo di Gesù. Le nostre visioni, scelte, parole, azioni cominciano a muoversi al ritmo di Gesù, ci svegliamo, ci liberiamo di pesi, decidiamo di assumere coraggio e coerenza.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 9,18-26

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andata via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

#05Luglio2020 “LO STILE DELL’ASINO, CONTRO L’ANSIA DELLA PERFEZIONE DI SE STESSI”

(1Lettura) – Gesù sceglie un asino al posto di un cavallo. E’ lo stile dell’asino che anche noi dovremmo attuare nella nostra vita personale, nella vita quotidiana, in quella della Comunità Cristiana, nella Società Civile in cui viviamo. Che significa lo stile dell’asino? Spegnere un pò i riflettori su noi stessi e capire che non siamo il centro di tutto, ma lavoratori con altri del Bene Comune, un pezzettino al servizio del tutto.

(2 Lettura) – Spesso siamo invece schiavi dell’egoismo, frutto della carne. L’egoismo è il vero problema dell’uomo, credersi sempre unici e che tutto sia intorno a noi, per noi. Anche con un pizzico di ansia di perfezione, ansia perchè pur volendo essere perfetti ci scontriamo con la nostra fragilità.

(Vangelo) – Gesù viene in aiuto alla nostra debolezza, ci riempie del suo Amore, ci libera dalla fragilità, ci ricorda che solo disponendoci ad essere umili possiamo sentire la voce di Dio, dell’Amore che ci fa diventare amore per altri. Dobbiamo tornare alla semplicità, oltre ogni alta idea di noi stessi e delle cose.

Qui il video di approfondimento sul solo testo del Vangelo (15 minuti)

Qui il video di riflessioni pratiche su tutte e tre le letture (10 minuti)

Qui il testo delle letture

Zc 9,9-10

Così dice il Signore: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra».

Rm 8,9.11-13

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

#04Luglio2020 “LA GIOIA DEL CAMBIAMENTO È GUARDARE SEMPRE AVANTI” (Sabato 13ma Tempo Ordinario)

Gesù chiede due cose essenziali. Più che richieste sono uno un desiderio ed uno un consiglio sul come viverlo.

Il suo desiderio è vederci felici. Dice “come possono digiunare se lo sposo è con loro”. Lui è con noi, la nostra vita può essere sempre invasa dalla sua presenza. Un’invasione di amore, che ci fa essere felici perché amati, pronti a guardare ogni cosa che succede nella vita come dono da reperire, pezzi da mettere insieme per costruire.

Ma ci da un consiglio per essere felici: guardare sempre avanti, cambiare sempre, senza guardarsi dietro.

Usa due esempi stupendi e semplici. Un pezzo di stoffa nuovo messo su tanta stoffa vecchia non serve, perde valore, sfigura, si strappa. Del vino nuovo buono messo in contenitori vecchi, spaccati, rischia di disperdersi e perdere sapore.

Tu se vuoi essere felice guarda avanti, cambia, comprendi che ciò che eri forse non era la vera felicità, costruisci sempre in Cristo la novità. Lui stesso ci vuole sempre nuovi, più si diventa suoi discepoli più non deve esserci spazio nella nostra vita per atteggiamenti di compromesso, bui, vuoti.

Ecco il testo del vangelo di oggi

Mt 9,14-17 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

#02Luglio2020 “ANDARE OLTRE I NOSTRI BLOCCHI” (Giovedì 13ma Tempo Ordinario) – Commento video e scritto

Ecco il video

Spesso ciò ci blocca è proprio il peccato. Quando pensiamo a questa parola pensiamo subito a qualcosa che ha a che fare con Dio e il suo volerci togliere la libertà.

La parola peccato significa “mancare il bersaglio”, aver concentrato le forze in qualcosa di erroneo. E questo ci provoca frustrazione, insoddisfazione, non felicità.

Spesso ci provoca blocco, l’incapacità di andare avanti e dietro, guardare al passato e ammettere di aver fatto scelte erronee e guardare al futuro per darsi uno slancio di novità.

Gesù sa che guarire quel paralitico non è questione fisica. Va a fondo, lo libera dal peso del suo peccato.

Noi siamo come paralitici spesso, necessitiamo di sentire la tenerezza di Cristo su di noi, il suo sguardo di amore che ci dice guarda dietro, ammetti il tuo errore perchè esso non è più grande di te, raccogli il tuo presente, cosi come è e lanciati verso il desiderio di un futuro migliore.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 9,1-8
 
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

 
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire: “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
 
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

#01Luglio2020 “NON È MAI TROPPO TARDI PER RIPULIRE LA PROPRIA VITA” (Mercoledì 13ma Tempo Ordinario)

Noi siamo soliti vedere come alcune cose belle sono rovinate. Spesso temiamo che le cose belle che costruiamo possano rovinarsi. Qui Gesù spaventa il male, è il male ad essere rovinato. Così dice a Gesù, teme che Gesù sia venuto a guastare la festa.

È così, Gesù è il limite del male. Anche se la nostra vita fosse caduta nel male più profondo, se ciechi e senza capacità di intelligenza ed introspezione siamo caduti in un logorante male. Se lo stiamo subendo o lo abbiamo provocato, con Gesù nok è mai troppo tardi per trasformare il tutto.

Non più paura di rovinare le cose belle, ma certezza di poter rovinare il male e trasformarlo in bene.

Gli indemoniati chiedono di essere buttati tra i porci. Il male, il divisore, sente di non servire più.

Guardiamo la nostra vita oggi, ora, e prendiamo coraggio. Cosa dobbiamo eliminare per rovinare il male? Dialoghiamo cuore a cuore con Cristo nel silenzio.

Ecco il testo del vangelo

Mt 8,28-34
In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio