#25Novembre2020 “SOTTO TORCHIO SCOPRI QUANTO VALI” (Mercoledì 34ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il video commento dalla rubrica serale di #ApriIlFuocoDelVangelo

Il Vangelo di oggi ci parla di violenze subite che ci fanno male e ci smarriscono. Come non mai questi testi ci sono vicini, li sentiamo veri e illuminanti per questo periodo.

Non stiamo forse subendo continue violenze noi in questo periodo? O meglio alcuni le percepiscono come tali.

Le privazioni alla libertà personale per alcuni sono violenze. La solitudine affettiva, la mancanza di socialità per alcuni è come violenza. La mancanza di futuro, di visione di ricrescita per privazioni economiche per molti è vista come violenza. La mancanza di salute, la precarietà della vita nelle corsie degli ospedali per molti è violenza.

In questo scenario Gesù ci dice ” Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Cosa vuole dire?

E’ una ferma iniezione di forza e speranza. Che significa questa perseveranza? Di che vita parla?

La perseveranza qui citata è la capacità di “resistere sotto”, il classico stare sotto torchio, schiacciati dal peso di qualcosa. Se sapremo resistere a questa pressione avremo salva la vita.

Anche il termine vita è affascinante e profondo. Non è vita biologica, il sangue che ti scorre dentro, ma parla di vita interiore, vita dell’anima, vita psichica.

Ma come si fa a resistere? Si può resistere solo nella profonda relazione con Dio, dove in questo amore scopro di essere amato ed essere io più prezioso di ogni privazione. Scopro di valere di più di ogni altra cosa. Scopro la mia preziosità ed unicità ed allora tutto il resto diventa di priorità secondaria.

In questa dimensione da Dio mi viene la forza per resistere, forza perchè mi sento amato, ma salvo la mia vita interiore che genererà in me nuova forza.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 21,12-19
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

#24Novembre2020 “NON SMETTERE DI AMARE E VIVERE BELLEZZE PER L’ANSIA” (Martedì 34ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il video commento dalla rubrica serale #ApriIlFuocoDelVangelo

https://m.facebook.com/VangeloSocial/videos/131399578493872/

Il Vangelo di oggi ci parla di ansia, di un’ansia particolare, quella che ti prende quando credi che tutto sia ormai spacciato ed irrisolvibile. Gesù parla con linguaggio “apocalittico”, parla di fine del mondo e di segni ed eventi alquanto catastrofici che accompagneranno ciò.

Spesso anche noi diciamo “sta arrivando la fine del mondo” davanti alle vicende che il mondo vive. Lo abbiamo detto delle guerre, lo abbiamo detto dei terremoti, del terrorismo, ora più che mai lo diciamo del Covid.

Ma Gesù pronuncia una frase “Dovranno accadere queste cose ma non è subito la fine”. Si, perchè in realtà nessuno sa il tempo e l’ora. E’ come se Gesù stesse dicendo di non perdere tempo, di non lasciarsi impaurire, di non lasciarsi schiacciare dall’ansia, perdendo di vista il necessario: amare e vivere bellezze.

Si, la vita è un dono da vivere, cogliere, costruire e donare. La vita divina che è in noi, la presenza di Dio che è in noi, ci fa vivere una vita di Amore che non possiamo arrestare davanti alle situazioni negative, anzi dobbiamo aumentare per dimostrare a noi stessi, a Dio, a tutti, che crediamo in ciò.

E’ la sfida di noi cristiani: perderci nell’inoperosa ansia del dubbio, oppure vivere il tempo nella certezza della fede che diventa operosità di amore?

Anche la prima lettura dell’Apocalisse parla di mietitura. Dio verrà e ci troverà persi nell’ansia del dubbio, o nella fede operosa che diventa amore?

Ecco il testo delle letture

VANGELO Lc 21,5-11
 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

PRIMA LETTURA Ap 14,14-19
 
Io, Giovanni, vidi: ecco una nube bianca, e sulla nube stava seduto uno simile a un Figlio d’uomo: aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.
 
Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura». Allora colui che era seduto sulla nube lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.
 
Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, tenendo anch’egli una falce affilata. Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, venne dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». L’angelo lanciò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e rovesciò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

#23Novembre2020 “LA TUA FRAGILITA’ IN VERITA’ PUO’ DIVENTARE UN TESORO” (Lunedì 34ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il video sulle letture del giorno dalla rubrica serale di #ApriIlFuocoDelVangelo

Spesso la nostra verità ci fa paura, stare soli con se stessi fa paura. In questo periodo di privazioni, smarrimento, la cosa potrebbe fare ancora più paura. Potremmo rischiare di trovarci davanti alla verità di noi stessi, delle nostre fragilità, delle nostre inconcludenze, e ritrovarci a vivere rabbia e frustrazione.

Dio ci chiede di presentare la verità a Lui perchè Egli possa farne un tesoro.

La vedova del racconto consegna tutto di se, la verità di se stessa, fino a svuotarsi. Gli altri avevano consegnato il falso, il superfluo, per apparenza.

E’ l’eterna lotta tra verità e maschere. Dio non vuole maschere, Egli vuole la tua verità, la ama cosi come è e non vuole che tu viva frustrazioni per essa, ma vuole accompagnarti per mano a scoprire come la tua verità possa diventare un tesoro.

Per chi? Ovviamente per gli altri. Dio vuole parlare agli altri, alla fragilità degli altri, con la tua fragilità amata.

Mettiti a sua disposizione.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 21,1-4
 
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

#22Novembre2020 “UN REGNO FATTO DI PICCOLI GESTI” (Domenica di Cristo Re/A)

A cura di Massimiliano Arena

Qui il video di approfondimento al testo del Vangelo di oggi

Gesù presenta la guida per affrontare l’esame finale della vita. Su cosa saremo esaminati (giudicati non mi piace).

Saremo messi alla prova per capire se avremo compreso il messaggio del Vangelo sulla capacità di amare. Ma quando? Solo nel guidizio finale? No, sempre, ora e sempre.

Ogni giorno Cristo ci chiede di essere attuatori veri e concreti del Suo Regno di Amore, un’attuazione che si concretizza in piccoli gesti verso i bisogno dei fratelli. Le categorie citate sono di persone che necessitano di bisogni particolari perchè privati e depauperati del necessario.

Nelle Domeniche precedenti abbiamo parlato di capacità di Veglia, di Prudenza, di mettersi in gioco con i doni di Dio. Abbiamo visto varie parabole che aveva un uomo, un signore, un padrone come protagonista. In questa Domenica il protagonista è il “Padre Mio”, è Dio nella sua manifestazione di paternità.

Se deve attuare il Regno verso i fratelli, amarli nella loro condizione, nelle loro fragilità e bisogno, devo sentirli fratelli e li sento fratelli se li sento figli del mio stesso Dio Padre.

Ci chiede un esame semplice e concreto, in cui non si può copiare e bleffare, ognuno deve rispondere del suo, del suo concreto desiderio di andare verso i fratelli.

Dio ci ama e chiede di amarlo in una concrettezza che si fa carne: i fratelli.

Se faremo ciò saremo benedetti da Lui ( lo dice il testo – “Benedetti dal Padre mio”, chi invece non vorrà vivere ciò sarà maledetto, ma da solo, non è citato da chi. Chi vive la concretezza dell’Amore vive nella bellezza data da Dio, chi non la vive decide di vivere in una vita sterile, vuota, decisa in proprio.

La forza la prenderemo dalla Fede. Sarà la Fede ad illuminare la Speranza che ci spinge a vedere un mondo nuovo, un “Regno Nuovo”, e la Speranza ci aprirà una Carità profonda nel rendere possibile la novità dell’Amore in un Regno Nuovo di Amore.

Nella Prima Lettura di Ezechiele troviamo un incoraggiante passaggio sul fatto che nulla è mai perduto di noi. Dio passa in rassegna le sue pecore ma non permette che siano perse. Anche quando ci condanniamo a non voler vivere una vita vera nell’Amore egli ci cerca se siamo perduti, viene nel nostro smarrimento e cura la nostra malattia. Ci viene data sempre una possibilità .

Nella Seconda Lettura di Prima Corinzi Cristo si presenta come “Re” che deve consegnare il Regno al Padre ma prima deve “mettere tutto sotto i suoi piedi”. Che bella certezza per noi. Cristo “Regna” sul male, può porre fine al male e per farlo ha bisogno di noi che diventiamo attuatori del suo regno, diffusori di questo amore.

Ecco qui il video di riflessione sulle due letture dalla Rubrica serale di #ApriIlFuocoDelVangelo

Di seguito i testi del Vangelo e delle due letture

Mt 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria.
Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?.
E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Allora egli risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Ez 34,11-12.15-17 —– Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.
A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.

1Cor 15,20-26.2 ——– Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte.
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

#21Novembre2020 “IL DIO DELLA VITA CI VUOLE VIVI” (Sabato 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il video commento dalla rubrica serale #ApriIlFuocoDelVangelo

Gesù entra in discussione con sadducei. Apparentemente è un tranello sul tema della Resurrezione, qualcuno ci legge qualche accenno di discussione sul divorzio. Gesù va oltre smascherando con verità un nostro serio problema: affossarci nelle cose morte.

Gli pongono una questione concreta ma che è inutile, una domanda che in qualsiasi modo avresti risposto sarebbe stata inutile.

Gesù tira fuori una verità, cioè che noi crediamo nel Dio di Gesù Cristo che è il Dio della Vita e che ci vuole vivi.

Questo tempo potrebbe renderci morti, non solo per la malattia che dilaga, ma per l’incapacità di reagire e riempierlo, perdendoci dietro discussioni vuote e che non portano a nulla.

Investiamo il tempo nel generare vita, vivere la vita. Li dove sentiamo possa mancare, dove ci sentiamo vuoti e fragili, chiediamo a Dio di riempirci, si faccia spazio la preghiera.

Dio è Dio della vita. La nostra Fede in Lui generi in noi la Speranza e la Speranza ci porti alla Carità profonda verso gli altri. Cosi viviamo e generiamo vera vita.

Ecco il testo del Vangelo

Luca 20, 27-40

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

#20Novembre2020 “DEFINISCI LE TUE PRIORITA’ PER RISPLENDERE” (Venerdì 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il video commento dalla rubrica serale di #ApriIlFuocoDelVangelo

Gesù pone davanti ad una scelta: voi essere tempio o vuoi essere covo di ladri?

Ciascuno di noi può essere un tempio in cui Dio risiede, cresce, porta luce, splendore, calore ad altri. Oppure può essere covo di bugie, menzogne, falsità, da trascinare altri nel male.

Spesso si usano anche le cose di Dio, o le cose belle in generale, per scopi negativi. Gesù parla di tempio, ma il più bel tempio siamo noi.

Come evitare di fare del male, di non generare positività e bene?

Occorre rivedere le proprie priorità, capire per chi e cosa facciamo le nostre scelte.

La Parola di Dio è fonte unica per riordinare le priorità, perché essa scende in noi dolce e dolorosa, dolce che illumina, consola, da bellezza, ma dolorosa perché ci chiede tagli netti e coraggiosi.

Questione di scelte, questione di coerenza, questione di amore a sé stessi.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 19,45-48 In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo

#19Novembre2020 “NON PIANGERE PER AVER PERSO LA SAPIENZA DELLA VITA” (Giovedì 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco la versione video del commento dalla rubrica serale #ApriIlFuocoDelVangelo

Gesù piange. Una meravigliosa inquadratura di come Dio non sia impassibile davanti alle nostre sofferenze e alle vicende della nostra vita. Gesù non ha solo detto nelle Beatitudini “Beati coloro che piangono” ma ha vissuto la dimensione del pianto come vicinanza a noi uomini.

Gesù sta andando a morire, si sta compiendo la sua missione, verso Gerusalemme, verso il suo processo. Piange perchè la città di Gerusalemme, i suoi abitanti, noi uomini, non abbiamo compreso l’importanza del suo messaggio, la sua capacità di farci vivere la vita con Sapienza, dando un senso al tutto.

Oggi non rischiamo di dover un giorno piangere e aver perso il senso di questi giorni. Non sciupiamo questo prezioso tempo per vivere la fraternità, la socialità, la carità.

E’ un tempo per interrogarsi su se stessi e sulla società, per ridare senso al tutto.

Anche la prima lettura del testo dell’Apocalisse (Ap 5, 1-10) ci parla di lacrime, che Giovanni versa perchè non c’è nessuno capace di aprire i sigilli del libro della vita, se non Cristo, cioè solo Cristo può aprire il senso della vita.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 19,41-44
 
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

#18Novembre2020 “CERCARE BELLE NOTIZIE ALLA LUCE DEL VANGELO” (Mercoledì 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il commento in formato video dalla rubrica serale #ApriIlFuocoDelVangelo

Ci viene riproposto lo stesso episodio di Domenica scorsa, nella versione di Luca.

Vorrei rileggerlo sotto un altro punto di vista, sotto l’impegno che noi cristiani possiamo avere e dobbiamo avere, che spesso ci chiede delle scelte e delle cernite.

Nella scorsa settimana ci siamo molto soffermati sul cosa potevamo fare, sul fatto che dovessimo impegnarci tanto per gli altri, che come cristiani dobbiamo essere stimolo, amore, tenerezza.

Ma in tutto questo siamo chiamati a fare delle scelte, delle cernite. Chiederci anche sempre come e perchè facciamo le cose.

Per essere più chiari dobbiamo chiederci se ciò che facciamo è in linea con il Vangelo, perchè porti più frutto e perchè sia liberato dalle nostre fragili e povere visioni, dalle nostre povertà e stanchezze che potrebbero rallentare o peggio creare confusioni.

Il Vangelo è buona notizia, bella notizia. Notizia che educa a visioni nuove, notizia da vivere, notizia da raccontare.

Il mondo in questo momento è pieno di brutte notizie, Il Vangelo ci aiuta a recuperare e cercare belle notizie, i semi buoni da sviluppare, il potenziale giusto da sviluppare e non svilire.

Anche la prima lettura ci conferma ciò, la visioni dei quattro esseri simbolo dei quattro evangelisti.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 19,11-28

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”.
Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”.
Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

#17Novembre2020 “SCEGLI CON CORAGGIO LA FELICITÀ” (Martedì 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Ecco il commento Video dalla rubrica serale #ApriIlFuocoDelVangelo

[]https://www.facebook.com/VangeloSocial/videos/372689510603903/[/embed]

Zaccheo sa di avere poche possibilità di vedere Gesù, sia perché è basso di statura, sia perché poco considerato da molti. Eppure si sforza in ogni modo, sale sopra un albero, simbolo di ristoro, serenità.

Zaccheo vuole cercare ad ogni modo la sua nuova felicità. La sua felicità é in Gesù.

E noi? Cerchiamo la nostra felicità, siamo disposti a fare qualsiasi cosa per cercarla? Siamo disposti a fare scelte, faticare, percorrere strade?

Ci siamo mai chiesti se Cristo potesse essere una via della felicità, una strada in cui riordinare la nostra strada?

Occorre coraggio e capacità di scelta.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 19,1-10
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

#16Novembre2020 “IL GIUSTO PUNTO DI VISTA” (Lunedì 33ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

Gesù guarisce un cieco che corre da Lui chiedendogli perdono.

La cecità rischia di prendere anche noi cristiani in questo tempo e non farci più vedere con obiettività alcune cose.

La cecità non permettere di guardare le forme, i contorni, al massimo ombre senza particolari.

Noi cristiani in questo tempo confuso e precario dobbiamo avere vista buona, avere il giusto punto di vista sulle cose così da essere stimolo anche per altri.

La cecità può derivare dalle nostre fragilità, dal nostro dimenticare chi siamo, il potenziale che siamo. Resistiamo alla tentazione, senza lasciarci svilire. Ch

Gridiamo a Dio la nostra richiesta di guarigione.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 18,35-43 Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio

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