#27Luglio2020 “IMPEGNATI NELLE PICCOLE COSE” (Lunedì 17ma Tempo Ordinario)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=765164240993654&id=1830849470460915

Dio ha sempre scelto cose piccole e poco appariscenti per manifestare la meraviglia del Suo Amore. Anzi spesso ha scelto proprio ciò che era scartato dagli uomini. Dal piccolo popolo di Israele, ai profeti, a Maria, fino a Gesù stesso “rifiutato dagli uomini”.

È il suo stile, lo stile di Dio, ricordarci che ogni vero progetto di Amore, ogni vero progetto umano in cui vogliamo investire e creare bellezze, per funzionare non deve partire da grandi gesta, ma da piccole cose, avendo grandi come meta, desiderio, sfondo. Aspirare alle cose più belle e alte, ma partendo dalle piccole e quotidiane, con lo stile di chi si impegna quotidianamente nel piccolo.

Lo stile del granello di senape che produce albero enorme capace di dare tanta vita. Lo stile del lievito che sparisce ma da senso nuovo a tutto l’impasto.

Il mondo ha bisogno di noi cristiani con questo stile.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 13,31-35
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo»

#23Luglio2020 “ATTACCA LA TUA ENERGIA” (Giovedì 16ma Tempo Ordinario /Santa Brigida)

Ecco la video riflessione

La vite attaccata ai tralci, antica immagine evangelica per dire la nostra necessità di stare attaccati, radicati in Cristo, per svolgere al meglio la nostra vita, per portare frutto.

Ma è solo questione di frutti da portare? Oppure occorre interrogarsi sul senso generale della vita, sul come si portano i frutti?

È possibile portare frutti, avere una vita che produce bellezze se hai energia dentro, se hai una fonte continua di energia che ti motiva, ti alimenta, ti aiuta ad unire e trovare il senso oltre il non senso delle tante cose che facciamo e viviamo. Senza energia ci sentiamo venir meno il terreno sotto e secchiamo.

Attacchiamo la nostra energia in Cristo. Come si fa? Occorre prendere consapevolezza che Cristo ci ama, oltre ogni nostro limite e da lì ripartire. Riflettere ogni giorno sulla Parola perché sia luce sulla strada, ogni giorno faccia aggiungere un pezzetto sul come leggere la vita, decidere. Spesso manca proprio la capacità di leggere con senso, sapienza, la vita, cosa che il Vangelo sa fare.

Attacca a Cristo la tua energia, come i tralci prendono linfa dalla vite.

Ecco il testo del Vangelo

Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»

#20Luglio2020 “CERCHIAMO IN NOI” (Lunedì 16ma Tempo Ordinario)

Spesso ci perdiamo alla ricerca di chissà cosa, di segni immensi e straordinari, di esperienze idilliache per spronarci nella vita quotidiana e anche nella fede, nella vita spirituale.

Gesù rimprovera chi cerca dei segni, gli uomini sempre fanno questo errore. Cita il segno di Giona, di Ninive, tutte profezie del grande segno del Suo Amore della Croce. Che significa?

Non cerchiamo conferme, punti di forza per spronarci a fare meglio, credere meglio, amare meglio, fuori di noi. Cerchiamoli in noi, li abbiamo tutta l’esperienza già. Sia la nostra esperienza, cioè il sapere in fondo dentro noi cosa ci fa stare bene e cosa no. Ma abbiamo anche l’esperienza di Cristo, che da sempre, da piccoli, ci è annunciata. La fede non ha bisogno di straordinario, il suo senso profondo è lì, racchiuso nel segno della Croce, senso e culmine dell’amore di Dio.

Torniamo all’essenzialita e forse la vita sarà più serena, più autentica, forse anche più felice.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 12,38-42
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

#16Luglio2020 “IL PESO PORTATO IN COMPAGNIA”

Ecco il video della riflessione del giorno

Gesù cita il giogo, antico strumento utilizzato per la macina o per tirare l’aratro, essa era attaccato ai buoi e prevedeva sempre due posti. Gesù lo cita dopo aver chiesto di andare a Lui per rigenerarsi. Un’immagine tenera, un messaggio stupendo, quasi a dire “voglio portare il peso nel posto vuoto accanto a te”.

Gesù dice di andare a Lui, ci classifica come “stanchi e oppressi”. Si la vita stanca, opprime, distrugge per diversi motivi. Tutti ne facciamo esperienza. Ma Gesù si riferisce ad una particolare stanchezza: quella di chi vuole amare come Lui e ne prova la fatica, il peso, la contraddizione. Ami come Cristo insegna e tutto marcia contro da voler mollare il tutto.

Gesù ci dice che il “giogo suo è leggero”, cioè Lui ha portato questo peso di Amore, è la rivoluzione dell’Amore che Lui stesso ha attuato e non ci lascia soli, è accanto e chiede di tornare a Lui (la preghiera, l’adorazione, la lettura della Parola) per trovare fonte e Amore, energia nuova, rinnovato entusiasmo. Se pensiamo di andare avanti solo con le nostre forze saremo fallimentari.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 11,28-30
 
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

#13Luglio2020 “IL VANGELO DURO, VERO E SEMPLICE” ( Lunedì 15ma Tempo Ordinario)

Qualche domenica fa abbiamo avuto lo stesso brano, soffermandoci proprio sul fatto che il Vangelo non è una cosa sdolcinata, non è così semplice, ma non è difficile. Non è semplice perché richiede profonda capacità di verità che ci spinge alle priorità.

Non pace ma spada non è una contraddizione, ma un sottolineare che il messaggio del Vangelo da sempre non è accettato nel mondo. Di Gesù stesso si dice “venne nel mondo ed i suoi non l’hanno accolto”. Anche noi quando vogliano vivere il Vangelo in tutta la sua profondità rischieremo di scontrarci con i più vicini a noi (genitori, figli, fratelli, partner, amici).

Ma nel nome del Vangelo proprio dobbiamo amarli, perché nel Vangelo, messo come priorità, troviamo l’amore anche per essi, per avvolgerli ed essere di esempio a loro.

Che significa? Che non dobbiamo fare capire a chi non comprende la nostra fede con le parole, con mille cose da fare, eventi, riti, ma con i fatti, semplici e profondi di amore. Un bicchiere d’acqua è simbolo di una messa a disposizione continua.

Il Vangelo è duro, radicale, ma semplice. Nel viverlo non dimentichiamoci questo aspetto.

Ecco il testo

Mt 10,34-11,1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Parola del Signore

#11Luglio2020 “UNO STILE DA ATTUALIZZARE” (San Benedetto) Commento video e scritto

Ecco il video commento

Un testo del Vangelo difficile da capire quello di oggi. Viene chiesto di lasciare tutto e viene specificato cosa: case, affetti, beni. Ma come si fa? Relazioni costruite con fatica in anni, responsabilità da vivere, case e beni ottenuti con vita di sacrifici. Cosa ci chiedi Signore?

Il tutto va contestualizzato. Oggi è la festa del padre del Monachesimo, San Benedetto. Chi sceglie una vita monastica, religiosa, lascia tutto per seguire la via di Dio, dedicarsi alla preghiera ed alla vita di amore per i fratelli, la vita comunitaria di un monastero.

Il principio che c’è dietro non è di privazione ma di libertà, lasciare tutto non tanto per essere liberi “da” ma per essere libere “per” vivere un amore totale.

E a noi laici? Il monachesimo può insegnarci due cose: distacco dalle cose e ritmo della preghiera.

Le cose che viviamo, anche i beni che abbiamo, spesso sono motivo di agitazioni, frustrazioni, assorbimento di energie. Occorre vivere un distacco di libertà. Lasciando tutto? Ovviamente no per dei laici, ma imparando a viverli con distacco. Come si fa? Qui entra in gioco il “ritmo della preghiera” di cui i monaci sono maestri (le ore durante il giorno in cui recitare il breviario).

La preghiera ci aiuta a dare un senso diverso alle cose. Ma come pregare se non ho il tempo in mezzo alle mille cose? La preghiera può anche non essere di parole, riti, gesti, ma anche di fare le cose con cuore e amore. Vivo il mio lavoro, la mia famiglia con amore, riempio di amore tutto ciò che faccio chiedendo a Dio di aiutarmi a staccarmi. Posso riempirle di amore se le guardo da staccato, lasciandomi liberare dalla rete dell’affanno che quella cosa contiene. Un distacco di libertà che il respiro della preghiera, il pensiero di farle in nome di Dio, può aiutare.

E’ un processo di vita spirituale che si impara nel tempo. Un consiglio: ogni tanto fatela la visita ad un monastero, oppure “scappate” in un posto di natura, dove restare anche da soli mezz’ora con voi stessi, non abbiate paura di stare da soli, è un ritmo che salva la vita.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 19,27-29
 
In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione
del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

#10Luglio2020 RESISTERE AL TRIBUNALE DELLA CATTIVERIA (Venerdì 14ma Tempo Ordinario)

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2593146167564571&id=1830849470460915

C’è veramente poco di positivo in questo testo del Vangelo al vederlo così.

Accuse continue ed ingiuste e cattiverie gratuite a di cerca di fare del bene. Sembrano quasi obbligatorie.

Sembra quasi che più fai il bene, più vuoi vivere il Vangelo fino in fondo e più troverai nella tua vita ostilità, falsità, ingratitudine, violenza e accuse che ti faranno soffrire e impazzire. C’è da chiedersi a questo punto ma vale la pena credere senza vedere un dato positivo?

La risposta è nell’ultima frase: Egli verrà senza tardare.

Quando decidi di credere e vivere IL Vangelo perché lo fai? Questa è la domanda principale. Lo facciamo perché pensiamo che sarà una cosa bella? Perché serve a noi stessi dire che stiamo facendo qualcosa di bello? O perché vogliamo essere come Cristo continuatori di un progetto di Amore? Oggi come ieri questo progetto non è ancora compreso e voluto, allora dagli stessi discepoli che tradirono, oggi spesso anche dalla stessa Chiesa.

Ma Egli verrà. Ed è questa la consolazione più bella per chi decide, seppur spesso soffrendo, di resistere vivendo il Vangelo: incontrare e ricevere ricompensa da Colui che ha amato, creduto, imitato.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 10,16-23 In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

#07luglio2020 “UNA GUIDA NELLA CONFUSIONE” (Martedì 14ma Tempo Ordinario)

Gesù guarisce dal male, ridona la parola che il male aveva fatto perdere. Tutti sono confusi.

Il male ci confonde, ci fa sentire smarriti. Tanto male c’è in giro, da noi provocato o subito, spesso frutto della superficialità dilagante, che quasi ci rende incapaci di pensare le cose in bene e in grande, con un pizzico di coraggio, desiderio dell’oltre.

Gesù percepisce che siamo sempre come smarriti, pecore senza pastore, in balia di ogni pericolo, incapaci di riconoscere il bene o il male e fare confusione. Per questi ci guarisce e la guarigione più grande è donarci di essere una guida, perché ciascuno di noi necessita di una guida che ci aiuti a distinguere il bene dal male

Qui il testo del vangelo

Mt 9,32-38 In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

#06Luglio2020 “LA FEDE COME ANTIDOTO AL SONNO” – (Lunedì 14ma Tempo Ordinario)

Due donne vanno da Gesù entrambe con un blocco. La prima è morta (dicono) ma in realtà dorme. La seconda ha addosso i giudizio, pregiudizio, peso dell’opinione degli altri, di una tradizione, si dice malata ma forse si tratta solo di una malattia del sangue con perdite o un ciclo troppo abbondante e per questo ritenuta impura.

Entrambe hanno bisogno di essere liberate, una dal sonno di morte, l’altra dal peso della malattia e ancora più dal peso del giudizio.

Entrambe vengono liberate perchè lo desiderano, in prima persona o da altri. La ragazzo addormentata per fede del padre, un capo delle guardie, non scontata come fede, anche coraggiosa perchè se scoperto poteva rischiare. La seconda con una fede ancora debole, gli basta solo sfiorare.

La Fede ha questo effetto, ci apre gli occhi, ci desta dal sonno, ci fa guardare le cose con un’altra forma. La Fede è cominciare, anche poco, anche minimamente, al ritmo di Gesù. Le nostre visioni, scelte, parole, azioni cominciano a muoversi al ritmo di Gesù, ci svegliamo, ci liberiamo di pesi, decidiamo di assumere coraggio e coerenza.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 9,18-26

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andata via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

#04Luglio2020 “LA GIOIA DEL CAMBIAMENTO È GUARDARE SEMPRE AVANTI” (Sabato 13ma Tempo Ordinario)

Gesù chiede due cose essenziali. Più che richieste sono uno un desiderio ed uno un consiglio sul come viverlo.

Il suo desiderio è vederci felici. Dice “come possono digiunare se lo sposo è con loro”. Lui è con noi, la nostra vita può essere sempre invasa dalla sua presenza. Un’invasione di amore, che ci fa essere felici perché amati, pronti a guardare ogni cosa che succede nella vita come dono da reperire, pezzi da mettere insieme per costruire.

Ma ci da un consiglio per essere felici: guardare sempre avanti, cambiare sempre, senza guardarsi dietro.

Usa due esempi stupendi e semplici. Un pezzo di stoffa nuovo messo su tanta stoffa vecchia non serve, perde valore, sfigura, si strappa. Del vino nuovo buono messo in contenitori vecchi, spaccati, rischia di disperdersi e perdere sapore.

Tu se vuoi essere felice guarda avanti, cambia, comprendi che ciò che eri forse non era la vera felicità, costruisci sempre in Cristo la novità. Lui stesso ci vuole sempre nuovi, più si diventa suoi discepoli più non deve esserci spazio nella nostra vita per atteggiamenti di compromesso, bui, vuoti.

Ecco il testo del vangelo di oggi

Mt 9,14-17 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».