#13Settembre2018 “SIAMO CAPACI DI COSE MIGLIORI” (Giovedì 23ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

#13Settembre2018 #vangelodelgiorno

La regola d’oro, é quella contenuta in questo testo del Vangelo. Anche se Gesù, da grande innovatore e rivoluzionario che , non si accontenta di lasciarla così come è, devi sistemarla, ribaltare le cose, perché Lui la storia degli uomini la ribalta e riempie di amore. Cioè da “non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te” (regola d’oro ebraica) ci ritroviamo “Fai agli altri ciò che vuoi che gli altri facciano a te”.

Cambia tutta la prospettiva, c’è una rivoluzione, un dinamismo di fondo. Gesù chiede amore, e l’amore è dinamico, chiede di muoversi per primi e di muoversi anche dopo sistemando le cose. Perché amare i nemici? Perché comprendere il male che ricevo non ripagando e mostrandomi debole? Perché noi possiamo di più. La regola risistemata da Gesù chiede di partire da noi, da ciò che vogliamo ci facciano. Non solo evitare il male, ma fare il bene. Per noi vorremmo sempre di più, vorremmo dagli altri il bene assoluto, nonostante i nostri limiti. Allora se lo vogliamo dobbiamo darlo, nonostante i limiti altrui. La rivoluzione parte da me, consapevole che ho gli stessi limiti dei fratelli.

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#12Settembre2018 “IL PESO DELLA FELICITÀ” (Mercoledì 23ma Tempo Ordinario)

A cura di Massimiliano Arena

#12Settembre2018 #vangelodelgiorno

Questo Vangelo sembra proprio usare la bilancia, pesare da un lato il “beati” dall’altro il “guai”. Come a dire “stai attento a cosa scegli che può capitarti qualcosa di brutto”. Ma forse proiettare sciagure non era l’obiettivo di Gesù. Cerchiamo di capirlo.

Che la vita sia un “guai” l’abbiamo capito, non avevo bisogno che fosse Gesù a ricordarcelo, proprio Lui che vorremmo anche che intervenisse per sistemarci un po’ di cose, ma Lui niente, sembra davvero assente.

Quel “beati” indica invece proprio la sua risposta, la sua presenza. Beati, siate felici nel vivere una condizione… Perché? Perché dobbiamo essere felici di piangere, avere fame? Siamo masochisti? No, dobbiamo essere felici per due motivi.

Perché la promessa futura è ciò ci consola

Perché nell’essere in quella condizione siamo come Cristo.

Che magra consolazione diremmo. La sua risposta, la sua presenza è proprio li, nello spiegarci che questa vita piena di fatiche, di guai, Lui l’ha vissuta e la vive con noi e ci attente nel Regno per darci la ricompensa. La meraviglia di lottare con Lui per la gioia futura. Ed ora? Che ricompensa ho nell’immediato? Saper che la lotta, la sofferenza che vivo non è vana, non è senza senso, é accolta e attesa da Lui. Che il bene che semino nonostante tutto resta bene, prezioso, e Lui lo attente. E se c’è qualcuno che mi attende vuol dire che mi ama, e se sono amato allora sono felice… Sono beato.

#09Settembre2018 “SIAMO DIVENTATI MUTI DI BELLEZZE E DI SPERANZA” (23ma Tempo Ordinario/B)

A cura di Massimiliano Arena

Marco 7,31-37
Gesù partì di nuovo dalla regione di Tiro e, passando per Sidone, tornò verso il mare di Galilea
attraversando il territorio della Decapoli. Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono
che gli imponesse le mani. Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e
con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire:
«Apriti!» E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene. Gesù ordinò loro di
non parlarne a nessuno; ma più lo vietava loro e più lo divulgavano; ed erano pieni di stupore e dicevano:
«Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare».

RIFLESSIONE
La guarigione di un muto, a cui si apre la bocca e parla bene. Più che sull’essere muti mi soffermerei su
questo parlava bene. Subito lo trasformo in domanda: noi parliamo bene? Non si tratta di saper emettere
suoni giusto e pronunciare alfabeti, anzi quello nell’ottica verso cui vogliamo riflettere non serve a parlare
bene. Parlare bene è dire cose costruttive, che fanno bene all’orecchio, al cuore, di chi ascolta, alla sua
crescita, alla crescita della società. Gesù vuole guarirci dentro, cambiarci dal profondo, farci divenire “
parolieri di amore”, e non è sdolcinatura, ma realtà, vuole metterci dentro una forza nuova capace di
innestare nella società che ci circonda profezia nuova. Il mondo è stanco perché oppresso da parole negative,
da notizie negative. È divenuto muto di speranza, di belle notizie. Occorre la buona notizia. Il Vangelo è
buona notizia che si deve tradurre nelle nostre parole e nel nostro impegno. Gesù, ci dicono le parole
introduttive di questo brano, è sempre in giro per predicare, parlare di buona notizia, di Amore, di Pace,
Giustizia, Regno di Dio. Ma perché si apra la bocca alle parole Gesù invoca Dio, prega, impone le mani
segno dell’invocazione dello Spirito Santo. Se vogliamo parlare bene, tornare a dire parole, ed opere
annesse, belle e positive, la nostra mente ed il nostro cuore devono tornare in tensione verso Dio, aggrapparsi
a Lui nella profonda preghiera. Il risultato? Tutti si stupiscono, lo stupore pervade il mondo. Oggi il mondo è
malato di poco stupore, di incapacità di stupirsi. I figli del Regno di Dio possono e devono essere una
soluzione a questo mondo. Dobbiamo benedire il mondo, cioè dire-bene, dire parole belle, buone, che
producono opere buone. Dobbiamo guarire il nostro mutismo di amore e speranza. La soluzione è in Dio, Lui
ha detto alzati ai paralitici, Lui ha detto vieni fuori a Lazzaro dalla tomba, Lui potrà dire apriti alla nostra
lingua ed alla nostra vita.

In fondo spesso l’essere muti deriva dall’essere sordi. Se non si ascoltano le parole non si sanno ripetere. Come potremmo mai divulgare parole di Speranza, di Amore, di novità nel mondo se non affiniamo l’orecchio ad ascoltarle da Lui che può riempire il cuore e suggerirle?

#08Settembre2018 – “LA MIA STORIA È AMATA DA LUI” (Natività di Maria)

#08Settembre #vangelodelgiorno

Siamo abituati a fare alberi genealogici. Farlo per Gesù ha qualcosa di speciale. Speciale perché? Perché non è l’albero della sua nascita, ma della famiglia, della storia di uomini in cui ha deciso di innestarsi. Tutti lo attendevano come Re potente, giunge nella stalla… Ma anche la famiglia scelta non ha un passato di Santi, ci sono santi, persone di grandi gesta, ma anche grandi peccatori. Gesù si innesta nella nostra storia fatta di alti e bassi, traguardi raggiunti e sconfitte accumulate. Meravigliosa la divisione in periodi di 14 in 14. Indica una certa scadenza, attesa, di salto in salto che prepara la venuta di Gesù. Nella nostra storia impariamo a leggere i segni, di salto in salto, positivo o negativo, in cui preparare di periodo in periodo, di giorno in giorno la venuta di Cristo. La nostra storia è il suo luogo in cui vuole portare luce nuova, entrare per riempire ciò che sembra vuoto.
Oggi natività di Maria. Come Lei diciamo si a Dio che vuole entrare e sconvolgere la nostra storia.
Massimiliano Arena