#06Settembre2020 “SE CUSTODISCI IL FRATELLO E’ GIA’ QUI IL PARADISO” – (Domenica 23ma Tempo Ordinario/A) Commento scritto e video

Siamo in fase di ripartenze nelle nostre Comunità, ma anche oltre, nei luoghi di lavoro, nella scuola. Le incertezze e le varie poche chiarezze su norme e attuazioni ci portano a inevitabilmente a divergenze di idee, scontri. Alcuni scontri riguardano questioni personali tra alcuni, altre coinvolgono e danneggiano tutto il gruppo, tutta la Comunità.

Gesù indica un paio di obiettivi da rispettare con questo discorso e traccia una strada. Gli obiettivi sono:

  • L’altro resta sempre un fratello, viene sottolineato il chiamarlo cosi. Nessuna colpa può togliere all’altro la dignità di essere mio fratello e la dignità di essere trattato come tale. Quel “peccato” è un momento del fratello in cui non ha “centrato il bersaglio” .
  • Nostro obiettivo è avere Dio in mezzo a noi. Quindi stare uniti e custodire il fratello.

La soluzione è nella “correzione fraterna” che non è rimproverare ma custodire il fratello e la Comunità.
Custodire il fratello è un processo meticoloso, fatto di azioni, cura, dialoghi.
Custodire il fratello è creare qui in terra pezzi di cielo.
Custodire il fratello è rendere visibile Dio.
Custodire il fratello è custodire Dio.

Cerchiamo di capire il cammino che delinea Gesù. Una via di correzione fraterna su più livelli, che tiene conto di una gradualità, che permette una lettura più ampia, con più sapienza, capace di andare oltre.

Tre livelli

  1. A DUE A DUE: Un dialogo col fratello che ha sbagliato “ammonendolo” che non è rimproverando ma un verbo (elenxon) che indica un convincere, un portare a conoscenza dell’altro le cose. Correggere il fratello è mettersi a disposizione, donare a lui la visione corretta ma senza giudicare, ma mettendosi accanto per trovarla e costruirla insieme. Far notare cosa ha ferito, cosa ha provocato in noi, nella Comunità l’errore, ma senza attaccare.
  2. IN GRUPPETTO: Se da soli non basta è bene farlo con dei “testimoni” da non vedere come strumento di ritorsione, cosi tutti possono sapere eventualmente, ma come accompagnamento. Gli altri sono sostegno nel far conoscere il bene, nel dialogo e sostegno nell’aiutare al raggiungimento.
  3. NELLA COMUNITA’: Essa è e resta il garante se vive secondo il Vangelo. La Comunità può fare correzione fraterna distruggendo o creando. Distrugge se lo fa con giudizio, sempre pronta ad atteggiamento di sospetto in cui l’altro è una minaccia, chiusa nei suoi soliti schemi e membri. Può creare se sa accogliere, se vede nell’errore un momento di confronto e crescita del singolo e di tutta la Comunità.

Il Vangelo è duro alla fine, se proprio non si riesce sia come “pagano”. La Comunità deve garantire l’unità, difendere se stessa. Vi sono alcuni, per libera scelta personale, che non rispettano nulla dei principi, dei valori che una Comunità si dà e per questo si auto escludono da essa, sono appunti “fuori”, sono “pagani” ed è giusto in estremi casi allontanarli perchè la Comunità ritrovi la sua stabilità.

A garantire questo, in ogni gruppo, in ogni Comunità, occorre che ci siano dei leader, essi sono le guide, quelli che il Vangelo dice “legano e sciolgono”. Nessun gruppo si regge senza regole e valori e nessun valore e regola si regge senza dei leader che conducono alla conoscenza, interpretazione e rispetto.

Il gruppo, la Comunità, in questo modo è luogo di Dio, la relazione di “due o tre” che stanno insieme è luogo di Dio. La Comunità mi salva dal credere da solo, perchè nessuno può credere da solo.

Qui la riflessione in video

Ecco il testo del Vangelo

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

#03Settembre2020 OLTRE IL LARGO DI PAURE E FALLIMENTI (Giovedì 22ma Tempo Ordinario)

Settembre è un mese di riprese. Scuola, lavoro, parrocchie. Quest’anno le riprese sono più incerte che mai, piene più che mai di precarietà, povertà, paura del futuro, incapacità di comprendere come affrontare e mettere insieme ogni attività con il nemico virus.

Insomma siamo come persone che non sanno più fare le cose che hanno sempre fatto. Come Pietro che non sa più pescare e quando Gesù vuole insegnargli a farlo, gli dice di provarci ancora, si arrabbia come a dire io sono del mestiere che ne sai tu.

Gesù invece ne sa e come della nostra vita. Con Lui ed in Lui la nostra vita può fiorire e prendere il largo oltre ogni paura e fallimento. Non perché Gesù abbia la bacchetta magica ma con Cristo nel cuore, con la Sua Sapienza che quotidianamente scava in noi, si impara a guardare sempre oltre, sempre un po’ più in là, sempre al largo, desiderosi di continuare sempre nonostante le difficoltà del momento, che ci sono, sono oggettive, ma non sono più grandi di noi e nemmeno della Parola di Dio.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 5,1-11 In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

#01Settembre2020 “GESÙ METTE IN CRISI IL MALE” (Martedì 22ma Tempo Ordinario)

L’indemoniato va incontro a Gesù e gli pone una domanda con preoccupazione, percepisce che Gesù è venuto a contrastarlo.

Che cosa strana è il male che mette in crisi, crea preoccupazione, invece il male viene messo in crisi da Gesù. Si preoccupa di vedere la sua fine, la sua rovina. Il male può essere sconfitto dalla presenza del bene. Gesù non sta facendo nulla di straordinario, è solo lì presente e parla. Che bel coraggio per noi. Se siamo presenti nella nostra vita facendo il bene potremo sconfiggere il male. La legalità praticata può sconfiggere l’illegalità. La giustizia applicata può smontare sistemi ingiusti. La fraternità ricercata può riempire gli spazi di solitudine ed egoismo.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 4,31-37 In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante

#31Agosto2020 “GESÙ E IL COMIZIO ELETTORALE COPIATO” (Lunedì 22ma Tempo Ordinario)

Quando è tempo di elezioni e si scrivono i programmi si va subito a caccia delle copiature, per accusarsi, cercando di capire l’avversario da dove ha copiato tante belle parole.

Potremmo dire che questo discorso nella sinagoga di Cafarnao è un discorso “elettorale” di Gesù, una sorta di manifesto programmatico della sua Missione. Insieme alle Beatitudini sono il programma essenziale.

Gesù non nasconde di aver copiato, anzi si alza legge da dove copia (Isaia) e poi sconvolge dicendo che solo oggi con Lui tutto questo si avvera. Non solo copia ma si prende beffe di Isaia? No, si sta compiendo qui il miracolo di bellezza e durezza che deve essere la vita di ogni Cristiano e della Chiesa: vivere e pensare in funzione dei più deboli, sapendo però di essere giudicati, non capiti, snobbati, proprio dai più vicini. Fa rabbia, ma è la bellezza e durezza del miracolo della missione di Cristo. Perché miracolo? Perché dopo duemila è qui, circola, fa prodigi, raccoglie cuori disposti a mettersi in gioco, ha rileggere e vivere quel programma e dire “io ci sono oggi, oggi si attua”.

Ecco il testo del Vangelo

Luca 4,16-30 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

#30Agosto2020 “CONTROCORRENTE =CHIESA CHE PENSA COME CRISTO” (Domenica 22ma Tempo Ordinario A)

Gesù invita Pietro a stare “dietro di lui” chiamandolo Satana. In pratica se non cammini dietro Cristo, non metti i piedi dove gli ha messi Cristo, non pensi come ha pensato Cristo, sei uguale al male.

Allora ci vuole tutti robot in serie? No Cristo ci vuole tutti rivoluzionari controcorrente, rivoluzionari dell’amore, Cristiani che pensano. Mettere i piedi dove li ha messi Lui significa usare i criteri e pensieri di Amore come Lui, e non i nostri criteri e testardaggini spesso frutto dei nostri orgogli. Pensare con Amore come Lui ed in questo Amore essere ciascuno creativo.

Essere Chiesa non è automaticamente essere Cristiani, anzi. Spesso nell’essere Chiesa ci mettiamo tanto delle nostre fissazioni e non siamo più controcorrente come Lui ci vuole. Il mondo si lascerà sedurre da una Chiesa controcorrente, che profuma di Cristo, capace di amare nel mondo come Cristo, di pensare come Cristo, di creare fratellanza e comunità. Perché così seduce Cristo.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 16,21-27 In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Qui un video di approfondimento sul Vangelo

#28Agosto2020 “BUONI IMPRENDITORI DELLA NOSTRA VITA” (Venerdì 21ma Tempo Ordinario)

Una parabola molto profonda quelle delle 10 vergini. Siamo abituati a leggerci dietro quasi uno sfondo di Avvento. Saper vegliare in attesa di Dio.

Ma il fatto che ci siano 5 sagge capaci di saper valutare per attendere bene e 5 non sagge che attendono finendo in preda ad ansia e prive del necessario, ci dice che Gesù ci vuole buon amministratori. Di cosa? Della nostra stessa vita, ci vuole imprenditori di noi stessi.

Ciascuno di noi è imprenditore di se stesso, capace di misurare se stesso e le proprie capacità, capire dove investire se stesso, dove azzardare, dopo aver valutato e compreso l’utilità con un buon progetto. Questo per cedere ad ansia, trovarsi vuoti e privi del necessario. Nella vita cediamo spesso a farci trovare “impreparati” davanti ad eventi del quotidiano. Vegliare è si saper pregare, ma è saper amare gli altri e se stessi, è saper mettere sapienza della preghiera nell’essere pronti sempre a valutare, capire se vale la pena buttarsi in alcune situazioni, se corrispondono al bene. Il Vangelo è un ottimo strumento per fare impresa di sé stessi.

Ecco il testo del Vangelo.

Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

#26Agosto2020 “DOMESTICI A TEMPO PIENO” (Giovedì 21ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Non è una pubblicità per prodotti per la casa, ma una foto evocativa di uno stile da assumere.

Gesù parla di vegliare, di stare sempre pronti, ed è questo il tema principale, essere operosi continuamente in preghiera ed in attività di amore, di carità, attività pastorale. Mi colpisce però un passaggio del testo: Gesù mette questo servo a “capo dei domestici”. Usa questa immagine, come se per ben vegliare occorre essere “domestici a tempo pieno”.

La Chiesa, noi tutti membri della Comunità sia civile che ecclesiale, dobbiamo tornare allo stile del servizio. Una Chiesa, una Comunità, un nostro essere, come “domestici”. Sempre pronti a provvedere perchè tutto funzioni bene, tutto sia pulito, che chiunque entri si senta accolto, respiri buon profumo, si senta a casa. Il mondo, le nostre città, la società civile, la Chiesa, possono tornare ad essere “casa”, a splendere, profumare di amore e legalità, essere accoglienti e generative, se torniamo tutti ad uno stile di servizio, di veglia, quasi di stare in un ansia di Amore a chi può fare sempre meglio. Questa è la Veglia che vuole Gesù, non sterile stare in preghiera, ma un cuore pronto che prega, che ama, che costruisce.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 24,42-51
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
 
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

#26Agosto2020 LA COERENZA TI RENDE FELICE (Mercoledì 21ma Tempo Ordinario)

A cura del prof. Massimiliano Arena

Non è stato di certo un bel complimento quello di Gesù ai suoi ascoltatori, sentirsi chiamare sepolcri. Un po’ come quando Giovanni chiamo i suoi “razza di vipere”. Espressioni dure per sottolineare essenziali questioni della vita.

Cosa è un sepolcro imbiancato? Un luogo ben curato, pulito, sempre pieno di luce (di bianco) ma che comunque contiene morte. Gesù sta duramente chiedendo coerenza tra ciò che siamo, ciò che vogliamo apparire, e ciò che facciamo.

Stiamo attenti e non apparire bei palazzi esternamente, quasi lussuose ville, ma poi dentro siamo sepolcri. Stiamo attenti a pensare ciò che facciamo chiedendoci sempre se è coerente con ciò in cui crediamo e sopratutto con ciò che vogliamo costruire di noi. Quando non c’è questa coerenza si diventa vittime del nascondimento, del calcolare tutto, per paura di essere smascherati. In questa non coerenza e mascheramento diventiamo dei sepolcri non solo per altri ma anche per noi, perché moriamo pian piano dentro.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 23,27-32
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri»

#25Agosto2020 “RESTARE SCHIACCIATI DIETRO IL NON SENSO DELLE COSE” (Martedì 21ma Tempo Ordinario)

Gesù non condanna la durezza di giudizio o le troppe regole con cui gli antichi scribi e farisei valutavano alcune cose. Ne condanna la regola di offrire la decima dei propri guadagni ai poveri (magari la facessimo tutti). Gesù condanna l’essere schiavi di certe regole senza senso, così tanto da perdere il senso.

Impegnarsi a dare la decima e sentirsi apposto con la coscienza se devi soccorrere qualcuno perché ho già dato. Oppure non prendere posizione contro le ingiustizie verso i più deboli. Un po’ la nostra società oggi è malata di ciò, di pratiche abitudinarie per pulirsi la coscienza che chiamiamo piccola carità, ma poco facciamo e poco ci educhiamo alla giustizia. Siamo caritatevoli ma quando possiamo eludere qualcosa, anche minima, con privilegi e raccomandazioni non ci pensiamo due volte.

Gesù chiede coerenza e giustizia che si ha quando sei libero di pensare, valutare, senza diventare schiavo.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 23,23-26
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

#24Agosto2020 “UN DIO INVISIBILE CHE AIUTA A VEDERMI” (San Bartolomeo)

Con questo gioco di parole voglio commentare il Vangelo di oggi. Un Dio invisibile che aiuta a vedermi. Spesso è questa la grande difficoltà che si ha con Dio, specialmente nell’età giovanile, seguire un Dio di cui si parla, che chiede alcune cose, ma che non si vede. Eppure Lui dice “vieni e vedi”. Vedi cosa? Lui? Noi stessi.

Gesù sfida con questo invito: “Vieni e vedi”. Per vedere ti devi muovere, devi decidere di intraprendere un cammino, di essere diverso, di spostarti da dove sei. Per vedere cosa? Dio? Dove se non si vede? Si, per vedere Dio e più lo vedrai più vedrai te stesso, più scoprirai te stesso. Vieni e vedi Dio nella Comunità della Chiesa, con tutti suoi limiti e il “vieni” sarà il viaggio dell’amore fraterno e vedrai Dio nella sua misericordia nonostante le nostre fragilità. Vieni e vedi Dio in te stesso, scopri te stesso, il “vieni” è il viaggio più difficile che siamo chiamati a compiere: dentro noi stessi. Una domanda “cosa può venire di buono?”. Lo diciamo spesso in vari modi, “a che serve? perchè devo farlo? ma figurati se sarà cosi”. Vieni e vedi, vieni con coraggio e con stupore e vedi liberandoti di tutto le fisime. Si viene con cuore libero, si vede con occhi puri, cioè liberi da se stessi, dall’orgoglio personale.

Vieni e vedi, datti una mossa, Dio invisibile vuole farti scoprire a fondo.

Ecco il testo del Vangelo

Gv 1,45-51
 
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
 
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
 
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».