#28Dicembre2020 “QUANDO L’AMORE PUÒ EVITARE VITTIME INNOCENTI” (Santi Innocenti Martiri)

A cura di Massimiliano Arena

Non sappiamo quanti sono, ma fosse anche solo uno, sono vittime Innocenti, Martiri che a differenza di Stefano non hanno scelto di morire, non ne erano consapevoli, non era frutto di una scelta consapevole di amore, ma vittime di scelte negative di ideologie.

Qualcuno si chiede ma Dio non poteva evitare? Certo diremmo, può tutto, ma non può nulla contro la libertà umana. Essi non sono morti per amore di Dio, ma per stupidità dell’uomo.

Quante vittime nella storia hanno fatto le ideologie? Le lotte ideologiche? Le paure sociali?

Mentre discutiamo dalle aule politiche ai talk show televisivi di questioni e visioni immigrati muoiono, poveri diventano sempre più poveri vittime di dipendenze e abusi aumentano.

Mentre discutiamo tra noi, nel nostro piccolo, se è giusto o no fare o non fare cose verso amici o parenti, facciamo vittime di dolore nel cuore di akffib, con solitudini, indifferenza, parole brutte.

Gesù, Giuseppe, Maria vivono l’esilio, lungo cammino, faticoso, vivono lo smarrimento per colpa di ideologie. Sono anche essi vittime.

Dio si fa vittima per riempire di amore le vittime.

Egli ci dice che se svegli l’amore, l’attenzione, l’umiltà, lo stile del Natale, forse eviti di fare vittime continue.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 2,13-18

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

#27Dicembre2020 RILEGGERE LE RELAZIONI ALLA LUCE DEL NATALE (Festa della Santa Famiglia)

A cura di Massimiliano Arena

Oggi festa della Santa Famiglia, non una festa per porre la famiglia di Gesù Giuseppe e Maria come modello, poichè la parola stessa presuppone una visione morale, come se volessimo vivere una Domenica per dire cosa e giusto e cosa non è giusto fare per essere una bella famiglia.

Non esiste famiglia ideale, non esiste famiglia “mulino bianco”, non lo è la famiglia di Nazareth di cerco una famiglia ideale vivendo al suo interno una serie di stranezze e irregolarità.

Oggi è la festa delle concretezze della famiglia, delle bellezze, delle tristezze, dei problemi della famiglia.

Questo Natale anomalo in un anomalo anno ci ha sbattuto davanti le bellezze, le tristezze le problematiche della famiglia.

Le bellezze per chi ha potuto riscoprire la bellezza di stare in famiglia durante i vari lockdown o ha potuto contare sulla famiglia nel Natale.

Le tristezze per chi non ha potuto avere una famiglia e ha vissuto il tutto in solitudine.

Le problematiche per chi pur avendo delle persone con cui condividere ha visto amplificati problemi vari della convivenza, di relazioni da sistemare da tempo.

In tutto questo la Parola ci è luce. Un testo stupendo di Luca ci presenta una situazione e dei personaggi che ci aiutano a rileggere il tutto.

La situazione è quella della purificazione al tempio di Maria, un atto legalistico dovuto, per una donna partoriente, ma già abbiamo vari riferimenti nel Talmud che presentano questo atto come non solo legalistico e morale, ma come un atto di consacrazione della donna ad essere nuovo tempio di Dio per la famiglia, la donna come luogo della tenerezza nella famiglia. Una missione su cui riflettere per tutte le donne.

I personaggi poi.

Abbiamo Simeone, un uomo che attende ma con una attesa non morta, un attesa fatta di preghiera e di giustizia e la giustizia nella Bibbia è sempre un operosità attiva, concreta, di cose verso la salvezza, cose anche che costano fatica. Egli attende la consolazione di Israele e davanti a Lui c’è il Consolatore in persona, le sue fatiche sono ripagate. Egli ci apre a chiederci “noi cosa attendiamo? Come operiamo per l’attesa delle salvezza di Dio nelle nostre relazioni, nelle nostre famiglie?”. Restiamo inermi, mettiamo le cose come polvere sotto il tappeto, oppure siamo “giusti”, chiamiamo i problemi per nome, li guardiamo nella loro verità, fatichiamo per ricostruire giusta armonia e bellezza?

C’è Anna, straniera, orfana e vedova. Anche lei attende ed è segno dell’attesa profonda di Dio che parla con amore e consolazione a tutti, stranieri, orfani, vedove, emarginati, soli.

Ci sono Giuseppe e Maria, coloro che hanno deciso di aprirsi all’imprevedibilità, a sapersi fidare di Dio. Le nostre relazioni, le nostre famiglie potranno ritrovare armonia, restaurare pezzi rotti, solo se si aprono alla novità di Dio che produce novità di cose, segni, parole, gesti. Occorre essere sempre nuovi, rivoluzionari nell’Amore.

Nella prima lettura di Genesi Abramo e Sara oltre ad aprirsi in Dio alla fecondità che ribalta la loro sterilità diventano generatori di una “nazione” di un “popolo”. L’amore è sempre fecondo, mai egoista. La famiglia deve aprirsi all’Amore sociale, ad educare alla socialità. La famiglia non può chiudersi nelle mura domestiche ed educare a valori di egoismo, compromessi, povertà, ma a amore, condivisione, comunione.

Nella Seconda lettura viene confermato ciò nella Lettera agli Ebrei, sottolineando l’importanza della fede come strumento necessario per saper percorrere strade nuove, il coraggio di vie non conosciute.

Qui il testo del Vangelo

Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Qui i testi delle due letture

PRIMA LETTURA – Gen 15,1-6; 21,1-13

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande».
Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.
Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.
Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

SECONDA LETTURA – Eb 11,8.11-12.17-19

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Qui il video di approfondimento di commento a questa Domenica

#26Dicembre2020 “IL NATALE È UNA SCELTA DI AMORE SERIA” (SantoStefano)

La Sapienza di mettere la festa di Santo Stefano dopo il Natale è profonda, ha da insegnare e far concentrare l’attenzione su un aspetto fondamentale: accogliere Dio nato per amore è fare scelte serie di amore.

Scelte per chi? Per Dio stesso.

Stefano è il primo martire, il primo di cui si racconta nel Nuovo Testamento che ha dato la vita per l’annuncio di Cristo.

Ci viene ricordato che il Natale non ha nulla a che fare con luci e smielature ma è accogliere un amore che è capace di concretezza, di andare fino in fondo, o fino in basso, come Dio che diventa uomo.

Il Vangelo ci parla di un essere accusati, non compresi, di parlare e difendersi davanti a uomini di potere.

Vivere il Natale, essere Natale, è accettare di portare questa rivoluzione nei vari piani della società, dalle proprie relazioni, alle proprie scelte, confrontandosi con chiunque.

Una rivoluzione di amore che è scegliere l’umiltà, la tenerezza, l’attenzione agli altri, il bene di tutti, in particolare degli ultimi, come i pastori primi destinatari dell’amore di Dio.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 10,17-22 In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato

Approfondimento video

#25Dicembre2020 “UN NATALE NON CONVENZIONALE TRA SEGNI CONVENZIONALI

Un augurio con in regalo una riflessione sui personaggi del presepe

#23Dicembre2020 “DIO RIORDINA E DA UN NOME ALLA NOSTRA STORIA” (Novena di Natale – 23 Dicembre)

A cura di Massimiliano Arena

Zaccaria aveva perso la parola quando nella “Santa Sanctorum” aveva dubitato che Dio potesse riempire la sua sterilità di fertilità. Aveva dubitato che il Dio Onnipotente a cui rendeva lode e culto potesse entrare cosi tanto nella sua storia e riscriverla, ribaltarla a modo suo, in positivo.

Questa storia avviene, Dio ribalta, ora il segno della fertilità nasce e Zaccaria deve dare il nome, perchè Dio ha dato un nome. Deve chiamare le cose come le ha chiamate Dio, molti si stupiscono, si oppongono, ma solo quando succederà egli avrà di nuovo la parola, la possibilità di comunicare, vivere.

Dio abita la nostra storia, Egli è il Dio che ha creato le cose con ordine, ha messo tutto in ordine e continua a rimettere in ordine dopo che noi mettiamo in disordine. Egli da un nome nuovo alle cose, abita e riempie di novità le nostre storie anche quando noi non crediamo più che questo possa essere possibile.

Egli è il Dio fatto uomo che ha assunto un nome umano per ridare all’uomo un nome in ogni cosa, riordinare tutto nel segno dell’Amore, ridare senso a tutto.

Senti la tua storia amata, riscritta nella sua storia, senti la tua vita facente parte di una storia scritta, riscritta, corretta da Dio ogni giorno.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 1,57-66

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?».
E davvero la mano del Signore era con lui.

#22Dicembre2020 “LA GIOIA SI RISCOPRE DALLE PICCOLE COSE” (Novena di Natale 22 Dicembre)

A cura di Massimiliano Arena

Ieri abbiamo approfondito la dinamica della gioia da condividere, di Dio che ci ama profondamente da farci sentire il senso ed il gusto della vita anche in questa situazione negativa e di privazione. Parlavamo di donarsi il giorno di festa, preparando cose speciali, provando a dare il tono differente. Per noi, per amore nostro e per desiderio poi di condividerlo, anche virtualmente con altri.

Oggi Riflettiamo su come si costruisce questa gioia: dalle piccole cose. Maria canta e danza il magnificat. Il canto di gioia e amore che sottolinea come Dio abbia fatto una scelta: valorizzare le piccole cose, valorizzare le persone umili, proteggere le persone umili.

Allora per noi viene una condizione, una coordinata chiara: la gioia va costruita cercandola nelle piccole cose, nei piccoli segni, nei piccoli gesti.

Costruiamo e semininamo questi gesti in questi giorni, valorizziamo piccole cose, relazioni, piccoli gesti di carezze.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 1,46-55

In quel tempo, Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre»

#21Dicembre2020 “LA VOCE DELL’AMORE TI CHIAMA A FAR FESTA…NONOSTANTE TUTTO” (Novena di Natale – 21 Dicembre)

A cura di Massimiliano Arena

Maria si muove in fretta, la gioia gli scoppia dentro. Un misto tra paura, smarrimento per la novità, incertezze, ma gioia, la gioia di aver obbedito a Dio, il Dio che gli riempie il cuore.

Corre da Elisabetta, la sterile riempita di vita, anche lei esplode di gioia.

Il loro incontro è gioia. Tutto è tripudio di gioia condivisa, gioia da mettere insieme, portare ad altri.

Eppure c’è un particolare che colpisce. Maria attraversa la “regione montuosa”. Porta la gioia, in fretta, di corsa, nonostante la strada non permetta proprio uno scorrere sereno.

Ascolto tanti in questo periodo che perché non hanno parenti o amici da ospitare, perché non sono ospiti, non sentono che valga la pena festeggiare, preparare qualcosa di speciale, addobbare.

La gioia va condivisa sempre, la festa va vissuta. Psicologicamente e spiritualmente è corretto.

Spesso abbiamo preparato per altri. Spesso hanno preparato per noi. Ora noi prepariamo, addobbiamo, festeggiamo per noi, per prenderci cura di noi.

Anche se sei solo/a, se siete in due, tre, quattro, non privarti di vivere in maniera speciale questo giorno, di preparare un pranzo diverso, creare un minimo di atmosfera, condividerla anche virtualmente con altri.

C’è una gioia più essenziale, più profonda, forse più vera da condividere. Sussulta in te e fai sussultare come Elisabetta e Maria, non farti fermare dalle montagne delle negatività

Ecco il testo del Vangelo

Lc 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto

#20Dicembre2020 “UN NATALE ED UN DIO FUORI DAGLI SCHEMI” (Quarta Domenica di Avvento/B)

A cura di Massimiliano Arena

Conosciutissimo il testo del Vangelo di questa Domenica, il best seller della cristianità. Eppure nasconde sempre cose nuove, sempre nuove bellezze.

Ci stiamo dicendo in più salse che questo Natale sarà un natale diverso, fuori dagli schemi? Ma quali schemi? Quelli che noi ci siamo fissati intorno al Natale, che debba essere questo o quello, essere fatto di cene, parenti, amici, tavolate, luci. Precisiamo: tutte cose bellissime e preziose, ma chi dice che il Natale è cosi? Uno schema, una convenzione? Quest’anno siamo chiamati ad andare oltre.

Forse Maria è il personaggio che più può aiutarci ad andare oltre gli schemi del Natale per vivere un Natale più vero, autentico, originale. Lei che è andate oltre gli schemi, lei che per obbedire a Dio a disobbedito a Dio.

No, non è un gioco di parole, lei per obbedire al nuovo Dio, il Dio di Gesù Cristo, il Dio dell’Amore Nuovo che voleva farsi carne in lei ha disobbedito al Dio della legge.

Poca poesia intorno a questo evento, Maria accettato questa proposta impossibile dell’Angelo avrebbe rischiato ripudio e morte. La posto in gioco era alta secondo la legge, la tradizione giudaica Giuseppe poteva mandarla via e farla lapidare. E Maria era una ebrea osservante, mai avrebbe tradito la sua legge.

Eppure lo fa, si lascia sconvolgere da questo Dio dell’Amore, Dio carico di novità, il Dio che non è più lontano, non è più tradizioni, riti, ma è incontro, Amore, Gioia.

Maria più che mai può aiutarci a cogliere questo Natale come novità, fuori dagli schemi classici, fuori dalle idee sul Natale che spesso hanno privato il Natale del Natale, cioè della sua vera essenza.

Non un tempo di smarrimento, di tristezze, ma un tempo nuovo da scoprire, da dedicare a se stessi, al riposo, alla preghiera, alla lettura dei testi dei vangeli dell’Infanzia magari accompagnati da qualche riflessione che possiamo trovare su internet. Provare a farci vicini ad amici, parenti, anche coloro che non avremmo mai sentito nel solito Natale con un messaggio, una chiamata, una videochiamata.

Lasciamoci rompere gli schemi del Natale, rompiamo gli schemi di un Dio impacchettato. Maria ci è maestra.

Qui il video di approfondimento se vuoi

Qui il testo del Vangelo

Lc 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

#19Dicembre2020 “FAI FIORIRE I GERMOGLI IN CUI NON CREDI” (Novena di Natale – 19Dicembre)

A cura di Massimiliano Arena

Ci viene presentata una sterilità che diventa fertilità.

Dio riempie l’uomo di novità sempre quando il cuore decide di mettersi a disposizione, di aprirsi, di mettersi in cammino.

Zaccaria sta compiendo i suoi riti, entra nella Santa Santorum e li riceve la notizia, la sua annunciazione, in cui viene rapito a fare qualcosa di più, ad andare oltre la sua sterilità. Dubita, pone davanti i limiti stessi della sua sterilità. Perde la voce, la capacità di comunicare fino a quando non sarà avvenuta la fioritura, fino a quando suo figlio non nascerà e lui capirà.

Spesso pur stando nella sterilità ci capitano annunci che ci chiamano ad andare oltre, uscire fuori, diventare fecondi, ma preferiamo restare lì, nella zona di confort, senza spingerci oltre, attaccati al negativo ma di cui siamo ormai sicuri.

Cristo che si fa Natale, si fa amore incarnato, ci spinge a credere anche nei germogli di noi in cui non crederemmo più. A scommettere, investire, uscire fuori.

Credi oltre la tua sterilità.

Ecco il testo del Vangelo

Lc 1,5-25 Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini»

#18Dicembre2020 “OLTRE LE FISIME E LE PAURE TROVI LA LUCE” (Novena di Natale – 18 Dicembre)

A cura di Massimiliano Arena

Una bella sfida quella per Giuseppe, chiamato ad accettare sua moglie e questa sua nuova vicenda oltre la legge ed oltre la paura.

La legge chiedeva a Giuseppe di ripudiare e addirittura uccidere Maria, una legge che ogni ebreo vedeva come impossibile da trasgredire, sarebbe stata una spudorata vergogna sociale.

Le sue paure di uomo, ferito nelle sue certezze, che sicuramente emergevano.

Eppure Giuseppe va oltre, sa andare oltre, riesce a liberarsi della Legge e delle paure e va oltre.

Quante leggi e quante paure ci mettiamo oggi addosso? Quante leggi ci autoinfliggiamo che diventano veri e propri pesi. Sono le nostre fisime, il nostro voler essere per forza in un certo modo, che genera ansie e paure.

Dio ci ha creati liberi e amati, perchè riempirci di fisime, leggi inutili e paure.

Apriamoci oltre le nostre leggi, oltre le nostre paure, alla luce di Dio, alla novità. Usciamo fuori dagli schemi rigidi che ci obblighiamo di avere e sperimentiamo la bellezza della novità, del lasciarci stupire.

Giuseppe ha fatto tutto questo, nel sonno l’angelo gli ha parlato e lui si è fidato. Sentiamo le voci degli angeli, delle tante persone, occasioni che ci invitano a scrollarci di dosso ansie, fisime, paure e lasciamoci riempire di novità.

Sarà un Natale di luce, oltre ogni paura.

Ecco il testo del Vangelo

Mt 1,18-24
 
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
 
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
 
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi».
 
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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