#5Novembre “IL CORAGGIO DI DIRE HO SBAGLIATO MI RENDE LIBERO” (31ma Domenica del Tempo Ordinario A) 

Di Massimiliano Arena


 Matteo 23, 1-12


In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti donore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati rabbì dalla gente.Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

RIFLESSIONE 

Davanti a questo Vangelo sono poche le parole che voglio usare per commentarlo. Lo leggo, lo rileggo, e sempre più, nel silenzio della ricerca che mi dica cosa scrivere, è lui ad occupare la mente: il silenzio stesso, che si impadronisce di me. Queste parole scendono sino al profondo del cuore, della mente, della ragione, della passione, e tagliano, fanno male, da un lato, ma bene dallaltro. 

La Meravigliosa Parola di Dio è una spada a doppio taglio diceva il Salmo, pronta a dividere il bene dal male. Io non sono davvero diverso da quegli scribi, e se Gesù fosse vivo oggi farebbe una bella tirata di orecchie a me, o meglio mi farebbe uno di questi suoi discorsi, guardandomi negli occhi, con quei meravigliosi occhi pieni di infinito, e mi lascerebbe di pietra. Forse lo sta facendo, Lui è qui, accanto a me mentre scrivo, dentro di me sta facendo bene, sento il Suo Amore, ma fa male, perché vuol mandare via da me il male. 

Come a quegli scribi oggi ripete a noi di smetterla  di assumere l’atteggiamento dei perfettini, di avere pretese sugli altri in nome di valori, certezze. 

Una parola al centro di questo Vangelo oggi è scandalo. Che cosa è uno scandalo ce lo siamo mai chiesti? Come si scandalizza nella fede, e nella vita, un altra persona? 

Non scandalizziamo quando facciamo del male, ma lo scandalo è nel farlo e nel temere di dirlo per paura di sporcare la propria immagine di perfettini, che dicono agli altri cosa è bene e cosa è male, e spesso di sentono vittima del male altrui. 

Dobbiamo presentarci come siamo:meravigliosamente fragili. 

Non tutti, forse, vorrebbero vedere un prete che dall’altare ha il coraggio di dire che ha sbagliato? Un professore che ha il coraggio di dire che anche lui non ha capito alcune cose e con gli alunni, insieme, vuole cercarli? Un politico che chiede scusa riconoscendo degli errori e chiede parere ai cittadini, parlando da cuore a cuore? Non vorremmo ciò? 

Oppure non vorremmo un amico che sa dirci, con tenerezza, che ha sbagliato, e chiede il nostro perdono? Ci farebbe sentire davvero importanti.

Vorremmo vorremmo vorremmo per noi… ma per volerlo dobbiamo donare. 

Non temiamo di mostrarci fragili, ammettere le nostre colpe, desiderare di comunicare agli altri che abbiamo bisogno anche di loro per migliorarci; non crediamoci perfetti. 

In amore, nel lavoro, negli hobby, nella società, nella religione, nella politica, in ogni campo avere lumiltà di dipendere dalle qualità degli altri è fondamentale. 

Leggevo un episodio di Gandhi che mi aiuta a capire il testo di oggi. Un giorno si dice che andò dal Maestro una madre che gli chiese di parlare a sua figlia per convincerla a smettere di mangiare dolci, perché questi facevamo male alla sua salute. Gandhi chiese alla donna di portare la figlia, a colloquio, dopo un mese. Non capendo, la donna fece come aveva chiesto il maestro. Dopo un mese Gandhi parlò alla ragazza con estrema dolcezza e convinzione ed essa smise di abbuffarsi di dolci. La madre chiese come avesse fatto e, soprattutto, gli chiese perché dopo un mese e non subito. Gandhi rispose: Perché un mese fa anche io ero schiavo dei dolci, non avrei comunicato nulla, solo superbia, dovevo prima lavorare su me stesso. 

Fare ciò non solo ci rende onesti, ma libera il cuore perché lo mette in cammino verso una perfezione dellamore, verso una serenità della ricerca di sé stessi. 

Amiamo gli altri, amiamo noi stessi, donando agli altri ciò che davvero desideriamo per noi. Al contrario saremmo falsi, ipocriti, e forse, senza esagerare, usurpatori dellamore, della stima, che riceviamo. 

BUONA DOMENICA!



Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...